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C come cambiamento climatico: cos'è e quali sono le strategie per contrastarlo

16 gennaio 2023

Non solo un’urgenza ma una priorità: ormai da decenni la comunità scientifica, avvalendosi di modelli matematici sempre più accurati, ha descritto come il clima del Pianeta stia cambiando in modo preoccupante.

 

L’estate del 2022 è stata la più calda della storia in Europa: il mese di luglio ha registrato 2,26 gradi centigradi in più rispetto alla media italiana dal 1800, anno da cui si registrano i dati. Non solo: la concentrazione di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto livelli record e l’anidride carbonica è aumentata di quasi il 150% rispetto ai livelli preindustriali.

 

Per questo motivo il cambiamento climatico è tema rilevante che - oltre a preoccupare il 30% dei cittadini, come emerge dal del Rapporto Ipsos-ASviS 2022 -  interessa anche istituzioni e imprese coinvolte nel mettere in atto strategie che possano fornire una soluzione.

 

L’obiettivo sinergico è quello di intervenire in modo tempestivo nel campo delle attività umane, implementando un radicale ripensamento dei processi che ne riduca l’impatto ambientale e ridimensioni il cambiamento climatico in atto. 

 

Che cos’è il cambiamento climatico e come nasce

Con cambiamento climatico si fa riferimento alle conseguenze e agli effetti su larga scala di un’alterazione dell’equilibrio dell’effetto serra naturale, dovuto all’emissione di CO2 nell’atmosfera. La vita sulla Terra, infatti, è garantita grazie dall’equilibrio perfetto tra il calore solare, la presenza dell’acqua sul pianeta e la chimica atmosferica. L’atmosfera crea le condizioni ideali per un clima adatto alla vita grazie all’effetto serra naturale che filtra i raggi solari e mantiene stabile la temperatura terrestre.

L’emissione nell’atmosfera di gas serra, determinato dall’impatto ambientale dell’attività umana nei secoli e dalla sua impronta ecologica, ha causato nel corso del tempo un aumento progressivo della temperatura terrestre e la nascita del cosiddetto “effetto serra antropico”. Quest’ultimo, sommato all’effetto serra naturale, determina e acuisce il cambiamento climatico in atto.

Dall’era industriale fino a oggi la temperatura del Pianeta è aumentata di 0,98 centigradi: qualora non si intervenisse in maniera tempestiva, il rischio ipotizzato dalla scienza è quello di registrare un ulteriore incremento pari a +1,5 gradi tra il 2030 e il 2050.

 

Gli effetti del cambiamento climatico oggi sono più che mai evidenti, come testimoniano l’intensificarsi delle stagioni degli incendi, la riduzione progressiva dei ghiacciai con il conseguente aumento del livello del mare, l’incremento di eventi metereologici estremi e la preoccupante e persistente situazione di siccità: esempi concreti che dimostrano come il passaggio a un'economia a emissioni zero, auspicato dalla sfida Clima in azione lanciata dal Gruppo Iren per il 2023, rappresenti un’urgenza per il Pianeta e anche un’occasione per implementare un nuovo paradigma produttivo. Sostenibile ed efficace.

Le strategie europee per contrastare il cambiamento climatico

Come riportato dal Global Energy Perspective di McKinsey, i combustibili fossili sono responsabili dell’83% delle emissioni totali con un’incidenza del consumo di elettricità proveniente dall’uso del carbone del 36%. Per questo motivo, il percorso inaugurato verso la decarbonizzazione rappresenta la risposta vincente per ridurre il ricorso ai combustibili fossili.

 

In particolare, a partire dal 2015, l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici definisce obiettivi a lungo termine con lo scopo di tenere sotto controllo il riscaldamento globale limitandone l’aumento al di sotto dei 2 gradi centigradi e puntando alla neutralità climatica entro il 2050.

 

La strategia attraverso cui raggiungere l’obiettivo è sancita dal Green Deal europeo che si propone di revisionare la legislazione degli Stati membri in materia di clima, energia e trasporti e fare in modo che tutti possano allinearsi alle direttive europee per il raggiungimento degli obiettivi climatici.

Il ruolo strategico delle rinnovabili

In questo contesto il settore energetico e le fonti di energia rinnovabili giocano un ruolo determinante. Per la loro capacità di rigenerarsi, le fonti di energia pulita presentano un basso impatto ambientale e, ottimizzandone la capacità di stoccaggio, sono potenzialmente inesauribili: rendendo ancora più efficaci le tecnologie di storage, integrandole pienamente nelle reti elettriche, le fonti naturali potranno immettere elettricità nella rete in qualunque momento e a prescindere dalle condizioni atmosferiche. In questo modo sarà possibile garantire la produzione di energia elettrica completamente priva di emissioni.

 

Una direzione verso cui il Gruppo Iren si sta già muovendo: le batterie elettriche di Fast Reserve, già operative nella centrale termoelettrica di Torino Nord, possono erogare o assorbire potenza elettrica fino a 7 MW e immagazzinare energia fino a 6,7 MWh. Un risultato raggiunto nell’ambito del progetto pilota per gli anni 2023-2027 lanciato da Terna e affidato a Iren tramite asta d’assegnazione: oltre Torino, altri sistemi di storage elettrico saranno installati nelle centrali di Turbigo con 14 MW e di Moncalieri con 9,9 MW. Passi decisivi e innovativi per fronteggiare il cambiamento climatico attraverso la riduzione delle emissioni inquinati e la tutela del Pianeta.

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