Rinnovabili

D come Decarbonizzazione: cos’è e quali sono gli impegni degli Stati a riguardo

28 maggio 2022

 

Uno dei passi più importanti per arrivare alla carbon neutrality: la decarbonizzazione, come suggerisce il significato letterale del termine, indica il processo necessario alla riduzione del carbonio e la conversione verso un sistema economico che riduca in modo sostenibile le emissioni di CO₂, fino a tagliarle completamente. Questo obiettivo implica, in modo prioritario, il passaggio dall’utilizzo di fonti di energia da combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) a fonti rinnovabili: non solo nel settore energetico, ma anche in quello del riscaldamento, dei trasporti e dell’industria.

 

 

 

Cos’è la decarbonizzazione  

La principale causa del riscaldamento globale è l’utilizzo di combustibili fossili, cominciato sistematicamente nel XVIII secolo con la rivoluzione industriale, che rilascia nell’atmosfera gas a effetto serra: per l’80% anidride carbonica (CO₂). La chiave di volta per tutelare il Pianeta, quindi, è quella di ridurre le emissioni di gas serra con il processo di decarbonizzazione. Secondo i dati diffusi dall’Unione Europea, il settore energetico è responsabile dell’80,7% delle emissioni: per questo, svolge un ruolo fondamentale nel processo di transizione verso fonti di energia sostenibili e prive di carbonio, come le rinnovabili.

Dal Protocollo di Kyoto a Glasgow: gli impegni degli Stati a tutela dell’ambiente

Per ridurre le emissioni globali è imprescindibile la collaborazione di tutti gli Stati, così da agevolare modelli di sviluppo sostenibili nel mondo.

 

Dal 1997, con la firma del Protocollo di Kyoto entrato in vigore solo nel 2005, la comunità internazionale sta coordinando i propri sforzi verso questo impegno comune. 13 anni dopo, l’Accordo di Parigi del 2015 ha posto per la prima volta l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale sotto i 2°C, comunque al di sopra del tetto di 1,5°C avanzato dalla comunità scientifica. 

Ma è solo con la COP26 di Glasgow del 2021 che vengono menzionati per la prima volta i combustibili fossili e si fissano degli obiettivi di decarbonizzazione che impegnano gli Stati a ridurne gradualmente l’uso e i finanziamenti dedicati. Lo scopo è chiaro: azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C.

Per ridurre le emissioni globali è imprescindibile la

collaborazione di tutti gli Stati, così da agevolare

modelli di sviluppo sostenibili nel mondo.

 

Green Deal europeo: obiettivo zero emissioni

 

Nel quadro dell'accordo di Parigi, l’Unione europea si è impegnata a conseguire la neutralità climatica entro il 2050 rispettando gli impegni internazionali assunti. Con questo obiettivo, nasce il Green Deal europeo: un pacchetto di iniziative strategiche che mira ad avviare l'UE sulla strada di una transizione verde. Il traguardo da raggiungere è quello della neutralità climatica, ossia un’economia a zero emissioni: per agevolare il percorso, il piano prevede degli obiettivi intermedi per il 2030 che mirano a un taglio minimo del 55% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, a produrre il 32% dell’approvvigionamento energetico con fonti rinnovabili e a migliorare del 32,5% l’efficienza energetica. Una trasformazione green della società e dell'economia dell'Europa: efficiente in termini di costi, equa e socialmente equilibrata.

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