Green

Dal conferimento al riciclo: come i passaporti digitali seguono il viaggio dei rifiuti

10 agosto 2026
  • I passaporti digitali permettono di seguire il percorso dei prodotti e dei materiali anche quando diventano rifiuti.

  • Il Regolamento europeo ESPR introduce nuovi strumenti per aumentare trasparenza e circolarità.

  • La tracciabilità digitale aiuta a migliorare riciclo, recupero delle materie prime e qualità delle informazioni.

  • Le nuove piattaforme digitali potranno favorire la collaborazione tra imprese, riciclatori e gestori dei rifiuti.

Per rendere l'economia circolare sempre più efficace, l'Unione Europea ha introdotto nuovi strumenti capaci di accompagnare i prodotti durante tutto il loro ciclo di vita: anche quando diventano rifiuti. Tra questi c'è il Digital Product Passport o DPP, previsto dal Regolamento Ecodesign for Sustainable Products Regulation (più brevemente ESPR), diventato legge europea nel luglio 2024. Il DPP è una vera e propria carta d'identità digitale destinata ad accompagnare numerose categorie di prodotti, raccogliendo informazioni sulla loro composizione, riparabilità, durabilità e riciclabilità. Questi dati restano disponibili anche quando il prodotto arriva a fine vita, facilitando la gestione dei rifiuti e il recupero delle materie prime. Proprio per questo, il DPP viene in alcuni contesti definito anche Digital Waste Passport, ovvero passaporto digitale dei rifiuti.

Perché nasce il passaporto digitale dei rifiuti

L'economia circolare si basa su un principio semplice: mantenere il più a lungo possibile il valore dei materiali. Per riuscirci, però, è necessario conoscere con precisione che cosa contiene ogni prodotto e come può essere recuperato quando arriva a fine vita. Oggi questa continuità informativa è spesso assente. Quando un oggetto viene conferito per il trattamento, gli operatori dispongono solo di informazioni limitate sulla sua composizione, sulla presenza di materiali riciclabili, sulle sostanze potenzialmente critiche o sulle modalità migliori per smontarlo e recuperarlo. Questo rende più complesso separare correttamente i materiali e riduce le possibilità di ottenere materie prime seconde di elevata qualità.

 

Per rispondere a questa esigenza, il Regolamento ESPR ha introdotto il Digital Product Passport. Questo passaporto digitale conferisce a ciascun bene immesso sul mercato europeo un’identità digitale univoca e accompagna il prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, mantenendo disponibili informazioni che risultano preziose soprattutto nella fase finale. È proprio nel passaggio da prodotto a rifiuto, infatti, che il passaporto digitale esprime uno dei suoi maggiori potenziali, perché evita che informazioni preziose vadano perse quando inizia la fase di riciclo e recupero dei materiali. Il regolamento si inserisce nel quadro del Green Deal Europeo e del Piano d’Azione per l’Economia Circolare 2020, con i quali condivide l’obiettivo di favorire un uso più efficiente delle risorse e di implementare la transizione energetica.

Giovane lavoratore con giubbotto protettivo e guanti che utilizza un tablet digitale accanto a colleghi multietnici sorridenti e a carta da macero in un centro di smistamento dei rifiuti

Come il passaporto digitale accompagna il prodotto fino al riciclo

Più che un semplice documento, il Digital Product Passport è un sistema digitale che raccoglie, organizza e rende accessibili le informazioni relative a un prodotto durante tutto il suo ciclo di vita. Nel passaporto vengono registrati dati sulla composizione dei materiali, sui processi produttivi, sulla presenza di sostanze particolari, sulle possibilità di riparazione, smontaggio e riciclo e, progressivamente, anche sulle operazioni effettuate lungo la filiera. Infatti, una delle caratteristiche più innovative di questa “carta di identità” è il fatto che può evolvere nel corso del tempo, aggiornandosi con nuovi dati utili. Le informazioni possono essere consultate attraverso strumenti come QR Code ed essere protette mediante sistemi come la blockchain per garantire autenticità e affidabilità. Le informazioni possono essere accessibili su più livelli: alcune potrebbero essere disponibili a livello pubblico, altre solo per tecnici autorizzati.

L'obiettivo non è soltanto archiviare dati, ma renderli disponibili agli operatori che intervengono nelle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto: così produttori, gestori dei rifiuti, impianti di selezione, riciclatori e utilizzatori delle materie prime seconde possono accedere alle informazioni necessarie per prendere decisioni più rapide e accurate. Secondo la Commissione europea, il DPP è uno degli strumenti chiave per aumentare trasparenza, durabilità, riparabilità e riciclabilità dei prodotti. Quando il prodotto raggiunge la fine del proprio ciclo di vita, queste stesse informazioni continuano ad accompagnarlo, consentendo una gestione più efficiente del rifiuto e favorendo il recupero dei materiali.

Perché la tracciabilità cambia il modo di gestire i rifiuti

Disporre di informazioni affidabili sui materiali permette di migliorare concretamente l'intero processo di gestione dei rifiuti. Conoscere la composizione di un prodotto permette, ad esempio, di separare con maggiore precisione le diverse frazioni, riducendo le contaminazioni e recuperando materiali che altrimenti rischierebbero di essere dispersi. Questo significa aumentare la qualità delle materie prime seconde e renderle più facilmente reimpiegabili in nuovi cicli produttivi. Tale beneficio diventa ancora più evidente nel caso dei prodotti elettronici, come smartphone, computer, batterie o apparecchiature elettriche, che contengono materie prime critiche e terre rare indispensabili per molte tecnologie della transizione energetica e digitale. Elementi come neodimio, disprosio, praseodimio o altri metalli strategici sono spesso presenti in quantità molto ridotte e difficili da individuare durante le operazioni di trattamento dei rifiuti. Se il passaporto digitale rende immediatamente disponibili informazioni sulla composizione del prodotto e sui materiali impiegati, però, gli operatori possono identificare più facilmente queste risorse e indirizzarle verso i processi di recupero più idonei.

 

La tracciabilità digitale può inoltre favorire nuove forme di collaborazione tra imprese appartenenti a settori diversi. Un materiale recuperato da una filiera può diventare una risorsa per un'altra, creando opportunità di simbiosi industriale e nuovi mercati per i materiali riciclati. È proprio questa una delle prospettive più interessanti evidenziate dai progetti di ricerca dedicati al Digital Product Passport: utilizzare le informazioni per costruire reti di collaborazione tra produttori, riciclatori, imprese, centri di ricerca e gestori dei rifiuti, rendendo più efficiente l'intero ecosistema dell'economia circolare. Un ulteriore beneficio riguarda la trasparenza. Disporre di dati verificabili lungo tutta la filiera facilita infatti la conformità alle normative europee e contribuisce a contrastare pratiche di greenwashing.

Quando entrerà in vigore il Digital Product Passport?

Adottato nel luglio 2024, il Regolamento ESPR ha cominciato a introdurre i primi obblighi da luglio 2026. Come definito dal Piano di lavoro ESPR 2025-2030 della Commissione europea, le regole specifiche per ciascun settore verranno presentate nel corso dei prossimi anni attraverso specifici atti delegati. Quelli relativi ai settori che usano ferro e acciaio sono attesi a partire dal 2026. Nel 2027 toccherà ad alluminio, tessile e pneumatici, nel 2028 ai mobili e nel 2029 ai materassi. Altri comparti seguono un calendario autonomo, perché già disciplinati da normative dedicate: è il caso delle batterie, per le quali il Regolamento UE 2023/1542 rende obbligatorio il DPP dal 18 febbraio 2027.

 

Tra i settori che saranno maggiormente interessati c'è quello tessile, caratterizzato da filiere globali e particolarmente complesse. Il passaporto digitale dovrà raccogliere informazioni sulla composizione dei materiali, sui trattamenti chimici, sulla durabilità, sulla riparabilità e sulla riciclabilità dei prodotti, contribuendo a rendere più trasparente l'intera catena del valore. Anche il comparto elettronico sarà coinvolto con un'introduzione progressiva, a partire dalle apparecchiature ICT, dall'elettronica di consumo e dai grandi elettrodomestici, dove la disponibilità di informazioni sui materiali e sulla gestione del fine vita potrà favorire il recupero di componenti e materie prime critiche. Restano esclusi da questo nuovo sistema materiali come alimenti, mangimi, medicinali, piante, animali vivi e veicoli, già regolati da normative specifiche.

carrello giallo con all'interno dispositivi elettronici scartati e rifiuti elettronici

Dalla normativa all'innovazione: le sfide ancora aperte

In Italia l’implementazione del DPP coinvolge direttamente il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che deve coordinare i vari ambiti e attori interessati, ma anche incentivare l’adozione. Nonostante le grandi potenzialità, infatti, il Digital Product Passport è ancora in una fase di sviluppo. La sua diffusione richiede standard condivisi, piattaforme interoperabili e modalità comuni di raccolta e gestione delle informazioni, affinché i dati possano essere utilizzati lungo filiere spesso molto articolate. Un'attenzione particolare dovrà essere dedicata alle piccole e medie imprese. Diversi studi evidenziano infatti come i costi di implementazione, l'incertezza normativa e la complessità dei sistemi digitali potrebbero rappresentare ostacoli significativi per queste realtà produttive, soprattutto se hanno dimensioni ridotte.

Allo stesso tempo, proprio queste imprese potrebbero essere tra le principali beneficiarie di strumenti che facilitano la conformità alle nuove regole europee e migliorano l'accesso ai mercati dell'economia circolare.

 

Il passaporto digitale può diventare molto più di un archivio di dati. La tracciabilità dei prodotti, anche quando diventano rifiuti, è il punto di partenza per costruire nuovi modelli di valorizzazione delle risorse. È anche attraverso innovazioni come queste, infatti, che la gestione dei rifiuti evolve da semplice attività di smaltimento a sistema capace di recuperare valore e accompagnare i materiali verso nuovi cicli di utilizzo. Un passaggio fondamentale per rendere l'economia circolare sempre più efficiente, trasparente e sostenibile.

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