La crescente domanda di materie prime critiche da parte dell’Europa si intreccia con uno scenario internazionale sempre più complesso. Le restrizioni alle esportazioni introdotte da alcuni Paesi produttori, la competizione tra grandi economie e le tensioni geopolitiche stanno aumentando l'incertezza sulle catene di approvvigionamento. L'Unione Europea attualmente importa circa 1,4 miliardi di euro di terre rare e 4,7 miliardi di euro di titanio, materiali che rendono possibile la produzione industriale in vari comparti strategici. L’Italia, in particolare, ha una forte dipendenza dall'estero. Il progetto Cascade, promosso da Confindustria, sottolinea come nel 2024 il valore delle importazioni italiane di materie prime grezze e semilavorati abbia raggiunto 36,5 miliardi di euro, con una crescita del 51% rispetto al 2014. Nello stesso periodo sono aumentati in modo significativo anche i volumi importati di alcune materie prime critiche strategiche, come cobalto (+313%), barite (+100%) e berillio (+84%).
Per affrontare questa situazione, l’Unione Europea ha adottato il Critical Raw Materials Act, il cui scopo è definire una strategia comune ai Paesi dell'UE e garantire un approvvigionamento sicuro, diversificato e sostenibile delle materie prime. Il piano si fonda su quattro direttrici principali: aumentare la capacità di estrazione e trasformazione delle materie prime all'interno dell'Unione, sviluppare il riciclo, diversificare i fornitori internazionali e ridurre la dipendenza da un numero limitato di Paesi. Le partnership con i Paesi africani, insieme agli accordi commerciali con altre aree del mondo, sono tra gli strumenti messi in campo per diversificare le catene di approvvigionamento e ridurre il rischio di interruzioni delle forniture.
Parallelamente, in UE cresce l'attenzione verso il recupero delle materie prime critiche già presenti nei prodotti giunti a fine vita. In questa direzione si inseriscono sia il rafforzamento delle norme dedicate ai RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), sia progetti di ricerca europei come SCREEN3, coordinato da ENEA. L'iniziativa punta a sviluppare nuove tecnologie e metodologie per individuare, recuperare e valorizzare le materie prime critiche presenti nei rifiuti elettronici e in altre fonti secondarie, contribuendo a costruire filiere industriali più efficienti e sostenibili.