Rinnovabili

Perché l'Europa punta sulle materie prime critiche per rafforzare sicurezza e autonomia

17 luglio 2026
  • Le materie prime critiche sono indispensabili per batterie, reti elettriche, energie rinnovabili, mobilità elettrica e infrastrutture digitali.

  • La forte dipendenza dell'Europa dalle importazioni rende necessario rafforzare sicurezza degli approvvigionamenti ed economia circolare.

  • L'Unione Europea sta investendo in nuove strategie per diversificare le forniture, recuperare materiali dai rifiuti e rendere più resilienti le filiere produttive.
     
  • Iren contribuisce a diffondere consapevolezza su questi temi attraverso studi, iniziative dedicate e progetti speciali.

La transizione energetica e digitale sta cambiando profondamente il modo in cui produciamo, utilizziamo e distribuiamo energia. Batterie, reti elettriche, impianti per le energie rinnovabili, data center e tecnologie digitali richiedono infatti quantità sempre maggiori di materie prime critiche come litio, rame, nichel, cobalto, grafite e terre rare. Garantire la disponibilità di queste risorse non significa soltanto sostenere l'innovazione tecnologica, ma anche rafforzare la competitività industriale, la sicurezza energetica e l'autonomia strategica dell'Europa.

Paesaggio presso la miniera di lignite a cielo aperto

Perché le materie prime critiche sono diventate strategiche per la transizione energetica

Le materie prime critiche sono, in generale, tutti quei materiali considerati fondamentali per l'economia, ma caratterizzati da un elevato rischio di approvvigionamento. Tra queste, ce ne sono alcune considerate particolarmente strategiche perché sono indispensabili per le tecnologie che sostengono la transizione energetica e la digitalizzazione. Elementi come litio, nichel, cobalto, grafite, rame e terre rare sono infatti essenziali per la produzione di batterie, turbine eoliche, pannelli fotovoltaici, motori elettrici, reti di trasmissione e distribuzione dell'energia, semiconduttori e infrastrutture digitali. 

Senza queste risorse, sarebbe impossibile sostenere la diffusione delle energie rinnovabili, la mobilità elettrica o lo sviluppo dei data center che alimentano i servizi digitali e l'intelligenza artificiale.

 

Per questi motivi, la domanda globale di materie prime critiche continua ad aumentare: nel 2024 è cresciuta dell'11% rispetto al 2021, e le proiezioni indicano un ulteriore incremento del 34% entro il 2030. Sempre nel 2024, queste materie prime hanno contribuito a sostenere 3,9 trilioni di euro di produzione industriale in Unione Europea, pari a circa il 22% del PIL della UE. La situazione europea pone un urgente tema di dipendenza. Oggi infatti la filiera delle materie prime critiche e strategiche è molto concentrata: la produzione avviene in pochi Paesi del mondo, specialmente Cina, Cile, Australia, Indonesia, Repubblica Democratica del Congo e Filippine.

Perché l'Europa vuole ridurre la dipendenza dalle importazioni

La crescente domanda di materie prime critiche da parte dell’Europa si intreccia con uno scenario internazionale sempre più complesso. Le restrizioni alle esportazioni introdotte da alcuni Paesi produttori, la competizione tra grandi economie e le tensioni geopolitiche stanno aumentando l'incertezza sulle catene di approvvigionamento. L'Unione Europea attualmente importa circa 1,4 miliardi di euro di terre rare e 4,7 miliardi di euro di titanio, materiali che rendono possibile la produzione industriale in vari comparti strategici. L’Italia, in particolare, ha una forte dipendenza dall'estero. Il progetto Cascade, promosso da Confindustria, sottolinea come nel 2024 il valore delle importazioni italiane di materie prime grezze e semilavorati abbia raggiunto 36,5 miliardi di euro, con una crescita del 51% rispetto al 2014. Nello stesso periodo sono aumentati in modo significativo anche i volumi importati di alcune materie prime critiche strategiche, come cobalto (+313%), barite (+100%) e berillio (+84%).

 

Per affrontare questa situazione, l’Unione Europea ha adottato il Critical Raw Materials Act, il cui scopo è definire una strategia comune ai Paesi dell'UE e garantire un approvvigionamento sicuro, diversificato e sostenibile delle materie prime. Il piano si fonda su quattro direttrici principali: aumentare la capacità di estrazione e trasformazione delle materie prime all'interno dell'Unione, sviluppare il riciclo, diversificare i fornitori internazionali e ridurre la dipendenza da un numero limitato di Paesi. Le partnership con i Paesi africani, insieme agli accordi commerciali con altre aree del mondo, sono tra gli strumenti messi in campo per diversificare le catene di approvvigionamento e ridurre il rischio di interruzioni delle forniture.

 

Parallelamente, in UE cresce l'attenzione verso il recupero delle materie prime critiche già presenti nei prodotti giunti a fine vita. In questa direzione si inseriscono sia il rafforzamento delle norme dedicate ai RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), sia progetti di ricerca europei come SCREEN3, coordinato da ENEA. L'iniziativa punta a sviluppare nuove tecnologie e metodologie per individuare, recuperare e valorizzare le materie prime critiche presenti nei rifiuti elettronici e in altre fonti secondarie, contribuendo a costruire filiere industriali più efficienti e sostenibili. 

Concetto di riscaldamento globale e cambiamento climatico. Sfondo giallo.

Economia circolare e riciclo: come recuperare materie prime già presenti nei prodotti

Molte delle materie prime critiche necessarie alla transizione energetica sono già presenti nei prodotti che utilizziamo ogni giorno: apparecchiature elettroniche, batterie, piccoli elettrodomestici, smartphone, computer e veicoli elettrici. Recuperare questi materiali attraverso il riciclo significa quindi ridurre il consumo di nuove risorse, diminuire la dipendenza dalle importazioni e limitare gli impatti ambientali legati all'attività estrattiva.

È il principio dell'urban mining, un approccio che considera i rifiuti come una vera e propria riserva di materie prime da valorizzare. In questo scenario i RAEE assumono un ruolo particolarmente strategico, dal momento che al loro interno sono presenti metalli preziosi e materie prime critiche che, attraverso appositi processi di raccolta, selezione e trattamento, possono essere recuperati e reimmessi nei cicli produttivi. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non si tratta di un’operazione scontata. A differenza di materiali come carta, vetro o acciaio, per i quali esistono filiere di riciclo consolidate da molti anni, il recupero di queste materie prime critiche è più complesso. Tali elementi sono spesso presenti in quantità molto ridotte, sono integrati in dispositivi tecnologici sofisticati e richiedono processi di separazione e raffinazione particolarmente avanzati: ecco perché il loro recupero rappresenta ancora una delle principali sfide dell'economia circolare.

Il contributo di Iren per una filiera delle risorse più resiliente

La costruzione di filiere più resilienti passa anche dal contributo delle utility e delle imprese. Attraverso la raccolta, la selezione e il trattamento dei rifiuti, queste realtà possono infatti favorire il recupero di materiali preziosi. Iren è stato tra i primi operatori italiani a promuovere una riflessione strutturata sul tema. Da alcuni anni, in collaborazione con TEHA – The European House Ambrosetti, il Gruppo analizza l'evoluzione delle filiere strategiche e le opportunità offerte dall'economia circolare per rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano. Il primo studio, pubblicato nel 2023, ha approfondito il ruolo delle materie prime critiche per le produzioni industriali italiane. Nel 2024 il lavoro è proseguito con la definizione di una roadmap nazionale che individua proposte operative per sostenere la competitività industriale del Paese e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Il Rapporto Strategico 2025 amplia ulteriormente l'analisi, concentrandosi sul nuovo scenario geopolitico internazionale e sulle conseguenze che questo produce sulle catene di approvvigionamento.

 

Accanto all'attività di ricerca e divulgazione e alle iniziative speciali, Iren contribuisce concretamente allo sviluppo dell'economia circolare attraverso la gestione dei servizi ambientali e degli impianti dedicati al riciclo delle risorse. In un contesto caratterizzato da una domanda crescente di materiali strategici e da uno scenario geopolitico sempre più complesso, è fondamentale rafforzare la capacità di recuperare e riutilizzare le materie prime critiche. Un obiettivo che viene raggiunto anche grazie all’operato di utility come Iren: il risultato non è solo sostenere la transizione ecologica, ma anche costruire un sistema economico più competitivo e preparato ad affrontare le sfide dei prossimi decenni.

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