L’economia circolare, così come affermano le istituzioni europee cha la supportano, è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.
Secondo il modello della circular economy il rifiuto diviene una risorsa che viene reimmessa nel ciclo produttivo. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre gli scarti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, infatti, i materiali di cui è composto vengono reintrodotti nel ciclo economico: così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.
Si tratta dunque di un’economia collaborativa che mette in discussione il paradigma crescita-consumo a favore, invece, della massimizzazione del valore dei beni: una volta raggiunta la fine del loro primo ciclo di vita, unitamente a processi di scambio e condivisione di oggetti, i prodotti vengono valorizzati attraverso processi tecnologici dedicati e reimmessi nel ciclo produttivo.
La Ellen MacArthur Foundation, una delle prime realtà ad essere nate nel settore dell’economia circolare, ha definito il modello circolare “un’economia pensata per potersi rigenerare da sola”. I tre punti cardine che la sostengono sono: ridurre i consumi di materie prime, progettare prodotti con un ciclo di vita più lungo e infine riciclare.
Ogni anno l’economia mondiale consuma più di 100 miliardi di tonnellate di materie prime ma ne riutilizza solamente il 9%: ecco perché è necessaria una sempre maggiore affermazione dell’economia circolare. Oltre a essere la dimensione economica che sta già trasformando il presente, inciderà significativamente sul domani sostenibile: l’obiettivo sancito dal Green Deal europeo, infatti, è quello di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Così, valorizzare le risorse al massimo, sarà sempre più importante per vincere l’ambiziosa sfida.