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Dalla qualità dell’acqua al riciclo: cosa fanno i Laboratori Iren per ambiente e sicurezza

26 aprile 2026
  • I Laboratori Iren rappresentano un presidio strategico per la sicurezza e l’affidabilità dei servizi ambientali: nel 2025 hanno effettuato oltre 1,7 milioni di controlli su acqua, rifiuti, materiali e reti in Liguria, Piemonte ed Emilia.
 
  • Il monitoraggio dell’acqua potabile copre l’intero ciclo, dalle fonti alla distribuzione, con analisi avanzate anche su microinquinanti emergenti come PFAS, TFA e bisfenolo A, per garantire qualità e tutela della salute pubblica.

 

  • Le attività dei laboratori supportano l’economia circolare attraverso controlli su rifiuti, fanghi e materiali riciclati, verificando qualità, impatto ambientale e idoneità al recupero in impianti dedicati a plastica, legno, carta e frazione organica.
 
  • Dalle reti idriche e gas fino ai controlli sull’amianto e alla ricerca sui contaminanti emergenti, il lavoro dei laboratori integra monitoraggio, prevenzione e innovazione, trasformando i dati analitici in strumenti operativi per migliorare sostenibilità e resilienza dei servizi ambientali.
 
  • Garantire la qualità dell’acqua che beviamo, controllare i processi di depurazione, verificare che i materiali riciclati siano davvero idonei al riutilizzo: dietro ogni servizio ambientale esiste un sistema di analisi e monitoraggio che ne assicura affidabilità e sicurezza.

In questo sistema, i Laboratori Iren svolgono una funzione centrale e continuativa. Operano lungo l’intera filiera ambientale – dall’acqua ai rifiuti, dai materiali alle reti – traducendo i dati analitici in decisioni operative che migliorano i servizi, tutelano la salute pubblica e rendono possibile l’economia circolare.

Nel 2025, nei laboratori del Gruppo attivi in Liguria, Piemonte ed Emilia, sono stati effettuati oltre 1.750.000 controlli su più di 86.000 campioni appartenenti a diverse matrici. Dati che raccontano un’attività capillare e rigorosa, spesso poco visibile, ma fondamentale per garantire ogni giorno l’affidabilità e il corretto funzionamento delle infrastrutture ambientali.

laboratori iren

Acqua potabile: dove inizia il controllo

Il primo e più importante presidio è il controllo dell’acqua potabile, perché riguarda ogni giorno milioni di cittadini.

L’attività dei laboratori inizia dalle fonti di approvvigionamento – pozzi, sorgenti e acque superficiali – prosegue negli impianti di trattamento e arriva fino alla rete di distribuzione, incluse fontanelle pubbliche e casette dell’acqua.

Su ciascuna fase vengono effettuate analisi microbiologiche, chimiche e chimico-fisiche, con un approccio preventivo, che consente di intercettare segnali deboli e intervenire prima che possano trasformarsi in un rischio per i consumatori.

Accanto ai parametri tradizionali cresce l’attenzione verso i microinquinanti emergenti – come PFAS, TFA e bisfenolo A – che sono oggetto di ricerca anche a concentrazioni estremamente basse, perché potenzialmente rilevanti dal punto di vista sanitario nel lungo periodo. Il loro monitoraggio richiede strumenti analitici avanzati e competenze specialistiche, che i Laboratori Iren sviluppano e aggiornano in modo continuo.

Dopo il consumo: la continuità del controllo

Il controllo dell’acqua non si ferma al rubinetto. Dopo l’uso, l’acqua entra in un secondo ciclo altrettanto monitorato: quello della depurazione.

I laboratori seguono il percorso delle acque reflue dall’ingresso negli impianti fino alla restituzione all’ambiente, verificando l’efficacia dei trattamenti e il rispetto degli standard di qualità. Un passaggio cruciale per garantire sia il corretto funzionamento degli impianti sia la tutela degli ecosistemi.

In questo ambito rientra anche il monitoraggio delle acque marine lungo la costa ligure, che consente di valutare nel tempo gli effetti degli scarichi depurati e lo stato ambientale dei corpi idrici.

Quando serve decidere subito

Accanto ai controlli programmati, esiste una dimensione operativa in cui le decisioni devono essere prese in tempi molto rapidi.

Nella gestione dei reflui industriali, le analisi effettuate sui liquidi conferiti agli impianti tramite autobotti consentono di verificare in poche ore parametri fondamentali come pH, conducibilità e carico organico. Da questi dati dipendono l’accettazione o meno del carico e la sicurezza del processo.

È un esempio concreto di come il laboratorio non sia un’attività separata, ma una parte integrante della gestione quotidiana degli impianti.

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Acqua potabile: dove inizia il controllo

Il primo e più importante presidio è il controllo dell’acqua potabile, perché riguarda ogni giorno milioni di cittadini.

L’attività dei laboratori inizia dalle fonti di approvvigionamento – pozzi, sorgenti e acque superficiali – prosegue negli impianti di trattamento e arriva fino alla rete di distribuzione, incluse fontanelle pubbliche e casette dell’acqua.

Su ciascuna fase vengono effettuate analisi microbiologiche, chimiche e chimico-fisiche, con un approccio preventivo, che consente di intercettare segnali deboli e intervenire prima che possano trasformarsi in un rischio per i consumatori.

Accanto ai parametri tradizionali cresce l’attenzione verso i microinquinanti emergenti – come PFAS, TFA e bisfenolo A – che sono oggetto di ricerca anche a concentrazioni estremamente basse, perché potenzialmente rilevanti dal punto di vista sanitario nel lungo periodo. Il loro monitoraggio richiede strumenti analitici avanzati e competenze specialistiche, che i Laboratori Iren sviluppano e aggiornano in modo continuo.

Il controllo che abilita il riciclo

È da queste verifiche che prende forma uno dei passaggi più delicati della sostenibilità: il recupero di materia.

Perché un rifiuto possa diventare risorsa, deve rispettare requisiti di qualità precisi. I Laboratori Iren analizzano i materiali in ingresso, i prodotti intermedi e gli output finali degli impianti del Gruppo, supportando il funzionamento di infrastrutture dedicate all’economia circolare.

Le attività supportano, tra gli altri, i biodigestori di Gavassa (Reggio Emilia), Santhià e Cairo Montenotte per il recupero della sostanza organica; l’impianto Circular Wood di Vercelli per il riciclo del legno; l’impianto I.BLU di Torino per il recupero delle plastiche; oltre agli impianti dedicati al recupero della carta e dei materiali inerti.

Un ruolo centrale è svolto dalle analisi merceologiche della raccolta differenziata, che consentono di determinare la composizione reale dei rifiuti, individuare impurità e supportare il miglioramento dei processi di trattamento. Senza dati affidabili sulla qualità dei materiali, il passaggio da rifiuto a risorsa non sarebbe possibile.

Dalle analisi ai materiali: la sicurezza delle infrastrutture

Lo stesso principio vale anche per le infrastrutture. Le reti idriche e gas, per funzionare in modo affidabile, devono essere costruite e mantenute con materiali conformi.

I laboratori verificano la qualità delle tubazioni sia prima della posa sia durante il loro utilizzo, intervenendo anche in caso di guasti per individuarne le cause. Questo lavoro ha contribuito a migliorare progressivamente le prestazioni delle reti, portando la percentuale di materiali conformi al 97,7% nel 2025.

Un dato che si traduce in benefici concreti: meno perdite, maggiore continuità del servizio e maggiore sicurezza.

Controlli ambientali e sicurezza: il caso amianto

Tra le attività di verifica rientrano anche quelle legate alla presenza di materiali pericolosi, come l’amianto.

I laboratori Iren effettuano controlli principalmente per le società del gruppo, analizzando rifiuti destinati allo smaltimento, manufatti e ambienti di lavoro, e supportando interventi di bonifica, anche in contesti sensibili come gli edifici scolastici.

Le analisi vengono eseguite attraverso diverse tecniche, dalla microscopia ottica in contrasto di fase alle tecniche spettroscopiche e alla microscopia elettronica, consentendo di identificare con precisione la presenza e la tipologia di amianto.

Quando il controllo diventa innovazione

Quando il controllo si consolida, diventa base per l’innovazione.

I Laboratori Iren collaborano con università, enti di ricerca e istituzioni su progetti legati ai contaminanti emergenti, alle tecniche analitiche avanzate e a nuove metodologie di monitoraggio. Dalla ricerca sui PFAS allo studio epidemiologico attraverso le acque reflue, fino alla definizione di nuovi metodi analitici e standard normativi su microplastiche e inquinanti emergenti, il laboratorio diventa luogo di anticipazione delle sfide future.

La sostenibilità che si misura

Considerate nel loro insieme, queste attività raccontano una dimensione della sostenibilità che non è sempre visibile, ma è essenziale.

Il lavoro dei laboratori connette tutte le fasi del ciclo ambientale: dall’acqua ai rifiuti, dai materiali alle reti, garantendo continuità, sicurezza e capacità di adattamento. Perché la sostenibilità non è solo una questione di impianti o tecnologie, ma di misurazione, controllo e prevenzione. È qui che si costruisce, giorno dopo giorno, la qualità dei servizi.

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