Green

G come Greenwashing: come riconoscere la sostenibilità autentica da quella solo dichiarata

24 giugno 2026
  • Il greenwashing consiste nell'utilizzare messaggi ambientali poco chiari o non verificabili per apparire più sostenibili di quanto si sia realmente.
 
  • Colori, immagini e slogan “green” possono influenzare la percezione dei consumatori anche in assenza di prove concrete.
 
  • Per distinguere la sostenibilità autentica è importante cercare dati, certificazioni indipendenti e informazioni verificabili.
 
  • L'Unione Europea sta introducendo regole più severe per rendere i green claim più trasparenti e affidabili.

Negli ultimi anni parole come sostenibilità, economia circolare e transizione ecologica sono entrate sempre più spesso nel linguaggio quotidiano. Accanto alla crescente attenzione per il tema dell’impatto ambientale, però, è diventato sempre più diffuso anche un altro termine: greenwashing. Con questa espressione si indica l'utilizzo di messaggi, immagini o dichiarazioni ambientali che possono far apparire sostenibile un prodotto, un servizio o un'organizzazione senza che vi siano prove sufficienti a supportarlo.

 

Il fenomeno non è marginale. Secondo dati della Commissione Europea, il 53% delle dichiarazioni ambientali analizzate è risultato vago o ingannevole, mentre il 40% non era supportato da alcuna evidenza concreta. Inoltre, circa la metà delle etichette ambientali presenti sul mercato offre sistemi di verifica deboli o inesistenti. Per questo motivo l'Unione Europea sta lavorando per rendere le dichiarazioni ambientali più trasparenti e verificabili, aiutando consumatori e imprese a distinguere gli impegni autentici dalla semplice comunicazione.

Che cos’è il greenwashing e come funziona

Il termine greenwashing nasce dall'unione delle parole inglesi green (verde) e whitewashing (ripulire l'immagine). Viene utilizzato per descrivere quelle strategie di comunicazione che enfatizzano presunti benefici ambientali senza fornire informazioni sufficienti a dimostrarli. Alla base del fenomeno ci sono spesso i cosiddetti green claims, cioè le dichiarazioni ambientali utilizzate per comunicare caratteristiche considerate sostenibili di un prodotto, un servizio, un processo produttivo o un'intera organizzazione.

 

Non tutti i green claim sono problematici. Molte aziende comunicano in modo corretto risultati ambientali verificabili, certificazioni riconosciute o obiettivi effettivamente misurabili. Il problema nasce quando le affermazioni sono troppo generiche, difficili da verificare o del tutto prive di elementi concreti. Un esempio può essere l'utilizzo di espressioni come "amico dell'ambiente", "eco", "verde" o "sostenibile" senza spiegare in che modo il prodotto riduca il proprio impatto ambientale. Anche immagini di foreste, foglie, prati o colori verdi possono contribuire a trasmettere una percezione positiva della sostenibilità, pur senza fornire informazioni reali sulle prestazioni ambientali.

 

La percezione dei consumatori è influenzata proprio da questi segnali visivi e verbali. Colori che tendono al verde, simboli ambientali e immagini della natura possono far apparire un prodotto più sostenibile di quanto sia realmente. Ciò rappresenta un problema non solo per i consumatori, che rischiano di essere indotti in errore, ma anche per le aziende che investono realmente in innovazione, efficienza e sostenibilità. Se tutti possono apparire "green" attraverso la comunicazione, diventa più difficile valorizzare chi compie sforzi concreti e misurabili.

 

Una ragazza in abiti estivi tiene in mano del detersivo per i piatti, in piedi in un supermercato con altri clienti sullo sfondo.

Perché è difficile riconoscere il greenwashing

Riconoscere il greenwashing non è sempre semplice. Molte dichiarazioni ambientali si collocano infatti in una zona grigia in cui non è immediatamente evidente se le informazioni fornite siano complete, accurate o realmente significative. Uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology ha analizzato il comportamento di circa 700 consumatori tedeschi, cercando di capire se fossero in grado di distinguere tra prodotti realmente sostenibili, prodotti greenwashed e prodotti privi di particolari caratteristiche ambientali.

I risultati mostrano un aspetto particolarmente interessante: quando alle persone viene chiesto semplicemente se acquisterebbero un prodotto, molti consumatori tendono a lasciarsi influenzare dai segnali "green" presenti sulla confezione. 

Al contrario, quando vengono invitati a riflettere esplicitamente sulla possibilità che un prodotto stia facendo greenwashing, la loro capacità di riconoscere le differenze aumenta sensibilmente.

 

I risultati dello studio suggeriscono che il greenwashing spesso funziona perché viene percepito dal consumatore in modo rapido e intuitivo: un'etichetta che richiama la natura, una confezione verde o uno slogan ambientale possono generare una prima impressione positiva che non sempre viene approfondita. Gli autori dell’analisi parlano di "attivazione della categoria greenwashing": significa che quando iniziano a porsi domande sulla veridicità delle affermazioni ambientali, i consumatori diventano molto più efficaci nel distinguere la sostenibilità autentica da quella soltanto dichiarata.

Come riconoscere se un prodotto è davvero sostenibile

Non esiste una formula perfetta per identificare il greenwashing, ma alcuni elementi possono aiutare a valutare meglio le dichiarazioni ambientali. Il primo aspetto riguarda la presenza di dati concreti. Un'affermazione come "riduce del 30% il consumo di acqua rispetto alla versione precedente" è tendenzialmente più verificabile di uno slogan generico come "rispetta il pianeta". È utile controllare che le informazioni ambientali siano accompagnate da spiegazioni dettagliate, documentazione tecnica o riferimenti a standard riconosciuti. Più un'organizzazione è trasparente nel descrivere metodologia, obiettivi e risultati, maggiore è la possibilità di valutare in modo consapevole le sue affermazioni. Un altro segnale da osservare riguarda la proporzione tra comunicazione e contenuto: se una campagna pubblicitaria insiste molto su un singolo beneficio ambientale ma fornisce poche informazioni concrete, è opportuno approfondire, ad esempio facendo ricerche sul sito web dell’organizzazione o indagando la storia del brand.

 

Anche le certificazioni ambientali rappresentano un elemento importante per valutare la credibilità di un prodotto o di un'azienda. Si tratta di attestazioni che verificano il rispetto di determinati requisiti ambientali, sociali o di sostenibilità lungo il ciclo di vita di un prodotto, in un processo produttivo o nella gestione di un'organizzazione. Esistono numerose certificazioni, ma non tutte hanno lo stesso valore: alcune sono riconosciute a livello nazionale o internazionale e prevedono controlli effettuati da organismi indipendenti. È il caso, ad esempio, del marchio Ecolabel UE, che identifica prodotti e servizi con ridotto impatto ambientale lungo il loro ciclo di vita, o della certificazione FSC, che garantisce la provenienza del legno e dei prodotti derivati da foreste gestite in modo responsabile. Proprio perché basate su criteri verificabili e sottoposte a controlli esterni, questo genere di certificazioni offre generalmente maggiori garanzie rispetto a simboli o marchi ambientali creati direttamente dalle aziende, quindi senza una verifica indipendente da parte di terzi.

 

Infine, è importante considerare il quadro complessivo. La sostenibilità raramente dipende da una sola caratteristica. Un prodotto può avere aspetti positivi e criticità allo stesso tempo, e le organizzazioni più trasparenti tendono a raccontare la complessità dei propri percorsi di miglioramento invece di presentare soluzioni perfette o prive di impatti negativi.

Patch ricamata della bandiera dell'Unione europea appoggiata su giovani foglie verdi con luce solare soffusa e sfondo bokeh naturale.

Cosa sta facendo l’Unione Europea contro i green claims

Per contrastare il fenomeno del greenwashing, l'Unione Europea sta rafforzando il quadro normativo dedicato alle dichiarazioni ambientali. L'obiettivo è garantire che i green claims siano affidabili, comparabili e verificabili, consentendo ai consumatori di prendere decisioni più informate e creando condizioni di concorrenza più eque per le aziende che investono realmente nella sostenibilità.

 

La proposta europea sui Green Claims nasce dai risultati delle indagini condotte negli ultimi anni, dalle quali è emerso che circa la metà delle dichiarazioni ambientali esaminate risultava vago o fuorviante. La Commissione Europea ha evidenziato nell'Unione Europea l'esistenza di circa 230 etichette ambientali e oltre 100 marchi legati all'energia “verde”, spesso caratterizzati da livelli molto diversi di trasparenza e verifica.

Le nuove regole puntano a richiedere che le dichiarazioni ambientali siano supportate da prove scientifiche, dati verificabili e metodologie chiare. Le aziende dovranno essere in grado di dimostrare le proprie affermazioni attraverso elementi oggettivi e verificabili.

 

L'obiettivo non è limitare la comunicazione sulla sostenibilità, ma renderla più credibile e utile. Una maggiore trasparenza consente infatti ai consumatori di orientarsi meglio tra prodotti e servizi, premia le organizzazioni che investono realmente nella riduzione degli impatti ambientali e contribuisce allo sviluppo di un'economia più circolare e sostenibile. In un contesto in cui la sostenibilità è diventata un elemento sempre più importante nelle scelte di acquisto e nelle strategie aziendali, distinguere tra impegno concreto e semplice comunicazione rappresenta una competenza sempre più preziosa. Per questo motivo imparare a leggere con attenzione i green claims, verificare le fonti e cercare dati affidabili non è soltanto un modo per evitare il greenwashing, ma anche uno strumento per sostenere modelli di produzione e consumo realmente orientati alla sostenibilità. 

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