Il Pacchetto Omnibus si inserisce nel quadro più ampio delle politiche europee per la competitività e la transizione verde, in una fase in cui l’Unione è chiamata a conciliare gli obiettivi del Green Deal con le pressioni economiche e geopolitiche. Negli ultimi anni, molte imprese – soprattutto di medie e grandi dimensioni – hanno denunciato un eccesso di obblighi amministrativi, rendicontazioni complesse e procedure autorizzative lente, considerate un freno agli investimenti.
La Commissione sostiene che una parte di questi ostacoli non dipenda dagli obiettivi ambientali in sé, ma da modalità di attuazione frammentate, duplicazioni tra normative diverse e scarso scambio dei dati. Da qui l’idea di intervenire con un pacchetto trasversale di misure, che non riscrive completamente le direttive esistenti, ma ne modifica alcuni aspetti procedurali e applicativi. Il Pacchetto Omnibus interviene su ambiti cruciali della transizione ecologica con l’obiettivo di accelerare gli investimenti e la realizzazione di progetti strategici.
I punti chiave del Pacchetto Omnibus si concentrano sulla riduzione della complessità normativa in particolare con lo sguardo a tre normative di sostenibilità UE: Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e Tassonomia UE. Nello specifico:
- La direttiva sul dovere di diligenza delle imprese (CSDDD) - che impone alle grandi aziende di individuare, prevenire e mitigare impatti negativi su diritti umani e ambiente lungo le catene globali del valore - viene drasticamente ridimensionata: scompaiono gli obblighi di attuazione dei piani di transizione climatica, la soglia di applicazione sale a oltre 5mila dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato annuo, riducendo il campo di applicazione a circa 1600 imprese in tutta l’UE. Le sanzioni massime vengono abbassate al 3% del fatturato globale e viene eliminato il regime armonizzato di responsabilità civile. L’entrata in vigore delle nuove regole è rinviata a luglio 2029. Con l’Omnibus, la Commissione cerca di semplificare gli obblighi procedurali, chiarendo meglio cosa è richiesto alle imprese e riducendo alcune complessità operative, soprattutto nei casi di filiere molto lunghe o difficili da controllare. Ufficialmente, la responsabilità delle aziende non viene messa in discussione. Tuttavia, secondo ong e sindacati, alleggerire gli obblighi rischia di indebolire uno degli strumenti più forti per contrastare sfruttamento, danni ambientali e land grabbing, soprattutto nei Paesi extra UE.
- La CSRD - direttiva che obbliga le grandi imprese a rendicontare in modo dettagliato impatti ambientali, sociali e di governance delle proprie attività - subisce delle restrizioni. Con il Pacchetto Omnibus, la Commissione non mette in discussione il principio della trasparenza, ma interviene su come questa viene richiesta.
Questo tipo di rendicontazione resta obbligatoria solo per le imprese con più di mille dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro. L’obiettivo è ridurre duplicazioni, sovrapposizioni e complessità eccessive nei report di sostenibilità, soprattutto per le aziende che operano in più Paesi o che sono già soggette ad altri obblighi informativi.
- La Tassonomia europea serve a definire quali attività economiche possono essere considerate davvero sostenibili dal punto di vista ambientale, ed è centrale per orientare investimenti pubblici e privati. Il Pacchetto Omnibus interviene soprattutto sugli obblighi informativi legati alla Tassonomia, cercando di rendere più semplice per le imprese dichiarare il proprio allineamento ai criteri europei. L’intento è evitare che la Tassonomia venga percepita come uno strumento troppo complesso e scoraggiante, soprattutto per alcuni settori produttivi.