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A che punto siamo con la riduzione e il riciclo dei rifiuti urbani in Europa: gli ultimi dati Eurostat

26 marzo 2024

Quando si parla di rifiuti urbani ci si riferisce a quella categoria di rifiuti che comprende i rifiuti domestici, anche ingombranti, i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade, tutti i rifiuti giacenti sulle strade ed aree pubbliche, i rifiuti vegetali provenienti da giardini, parchi e poi i rifiuti provenienti da aree cimiteriali. Inoltre, vanno considerati rifiuti urbani tutti i rifiuti (indifferenziati e da raccolta differenziata) che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici ma che provengono da una serie di attività come scuole, musei, cinema, autorimesse, ospedali, mercati ortofrutticoli, farmacie, negozi, bar, supermercati.

 

Da questa classificazione sono esclusi i rifiuti derivati dalle attività agricole, dalla pesca, dalle reti fognarie e dagli impianti di trattamento delle acque reflue, i veicoli fuori uso o i rifiuti da costruzione e demolizione.

 

Secondo i dati di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea che raccoglie e pubblica statistiche comparabili di tutti i paesi dell’Ue, i rifiuti urbani pro capite generati nell’Ue sono calati del 4% nel 2022 rispetto all’anno precedente. Ecco qual è la situazione in Europa e quali sono le strategie previste per incrementare il riciclo.

grafico

Quanti rifiuti urbani si producono nei Paesi Ue

Come emerge dai dati Eurostat, ogni persona nel 2022 ha generato 513 kg di rifiuti urbani, quasi 20 kg di rifiuti in meno del quantitativo del 2021 (pari a 532 kg). Resta però negativo il confronto con il 1995 quando ogni persona produceva 467 kg di rifiuti urbani, ossia 46 kg in meno. I Paesi più virtuosi sono la Romania (301 kg), la Polonia (364 kg) e l’Estonia (373 kg), invece all’opposto nella classifica si collocano l’Austria (827 kg a persona), la Danimarca (787 kg) e il Lussemburgo (720 kg). In Italia sono stati prodotti 495 kg pro capite di rifiuti urbani (quasi 20 in meno della media Ue) e con un aumento del 9,1% rispetto al 1995 (questi dati fanno riferimento ancora al 2021 poiché i dati del 2022 non sono ancora disponibili per l’Italia). Bisogna sottolineare che le variazioni tra i Paesi riflettono le differenze nei modelli di consumo, i vari livelli di ricchezza economica e i diversi sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti urbani: il quadro complessivo mostra un trend positivo che, tuttavia, non può essere preso in considerazione in modo isolato. Infatti, se si guarda alle tendenze a lungo termine i dati dicono un’altra cosa: i rifiuti urbani pro capite sono aumentati del 10%. Se si passa alle fasi successive della gerarchia dei rifiuti e si guarda al riciclo si registra una flessione negativa con una media europea di 249 kg pro capite nel 2022 in calo rispetto ai 264 kg di media del 2021.

La più alta quantità di rifiuti riciclati per persona è stata registrata in Austria (516 kg), Danimarca (411 kg) e Germania (409 kg). All’opposto rispettivamente Romania (36 kg), Malta (75 kg) e Grecia (90 kg). L’Italia è passata dai 22 chilogrammi a testa del 1995 ai 193 del 2012 ai 257 del 2022 (anche in questo caso il dato è quello del 2021). I numeri parlano chiaro: puntare sul riciclo è sempre più necessario per tutelare l’ambiente e il benessere di chi lo vive.

trattore rifiuti

Quali sono le strategie per la gestione dei rifiuti in Ue

La gestione dei rifiuti nell'Unione europea si basa su una serie di strategie e politiche mirate a promuovere la riduzione, il riciclaggio e il corretto smaltimento dei rifiuti. Alcune delle principali strategie adottate includono:

 

  1. Gerarchia dei rifiuti: l’Ue promuove la gerarchia dei rifiuti, che stabilisce una scala di priorità per la gestione dei rifiuti in base alla sua sostenibilità ambientale. La gerarchia prevede la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero energetico e lo smaltimento finale come ultima risorsa.

2.     Obiettivi di riciclaggio: il pacchetto di economia circolare dell'Ue mira a raggiungere un tasso di riciclaggio del 65% dei rifiuti urbani entro il 2030 e a ridurre il ricorso alla discarica.

 

3.     Responsabilità estesa del produttore (EPR): l’Ue promuove l'implementazione dei sistemi di responsabilità estesa del produttore, che impongono ai produttori di prodotti di assumersi la responsabilità del recupero e del riciclaggio dei propri prodotti a fine vita.

 

4.     Economia circolare: le istituzioni europee promuovono l'adozione di un modello di economia circolare, che mira a ridurre al minimo lo spreco e a massimizzare il riutilizzo e il riciclaggio delle risorse. Ciò comporta anche il design dei prodotti in modo da facilitare il riciclo e il riutilizzo dei materiali.

 

5.     Incentivi finanziari: l’Ue fornisce finanziamenti e incentivi per promuovere la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative per il riciclaggio e il recupero dei rifiuti, nonché per sostenere progetti di economia circolare.

 

Queste sono solo alcune delle strategie chiave che l'UE sta adottando per gestire i rifiuti e promuovere un'economia circolare più sostenibile.

Iren Ambiente e la gestione integrata dei rifiuti

Il Gruppo Iren, in linea con le direttive europee, opera non solo per raccogliere correttamente gli scarti  - nei 418 comuni in cui opera adotta sistemi di raccolta avanzati che contribuiscono a conseguire elevati livelli di raccolta differenziata - ma anche per valorizzarli.

 

Iren Ambiente, infatti, può contare su un vasto numero di impianti di stoccaggio, selezione e trattamento attivi sul territorio, in grado di gestire rifiuti urbani e speciali prodotti da attività urbane, industriali, artigianali, sanitarie, agronomiche e del terziario. Successivamente, il recupero degli scarti e il loro reinserimento nel ciclo produttivo sono resi possibili grazie agli impianti di valorizzazione attraverso cui è possibile dare nuova vita alle risorse, dalla plastica alla frazione organica, per produrre materia prima seconda. Ma non solo: grazie ai termovalorizzatori – presenti a Parma, Piacenza e Torino - Iren riesce a smaltire la parte di rifiuti che non può essere recuperata in termini di materia, valorizzandone l’energia contenuta, attraverso la produzione di elettricità e calore.


In un sistema virtuoso di gestione dei rifiuti, secondo le direttive comunitarie, quanto residuo dalla differenziata deve essere avviato a recupero energetico: i termovalorizzatori rappresentano, quindi, un tassello nel più ampio ciclo di gestione dei rifiuti e, per questo, sono complementari alla raccolta differenziata.

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