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O come organico: cos'è e qual è la sua potenzialità  

30 giugno 2023
  • I rifiuti organici rappresentano circa il 40% dei rifiuti solidi urbani e possono diventare una risorsa attraverso compostaggio e biodigestione.
 
  • La corretta raccolta differenziata dell’organico consente di produrre biogas ed energia rinnovabile, oltre a compost di qualità per l’agricoltura.
 
  • Gli impianti del Gruppo Iren valorizzano l’umido trasformandolo in biometano, energia e ammendante naturale, chiudendo il ciclo in ottica circolare.
 
  • Sapere cosa buttare nell’organico (e cosa evitare) è fondamentale per migliorare l’efficienza del sistema e ridurre gli scarti.
 
  •  La qualità della raccolta incide anche sulla sostenibilità del servizio finanziato tramite TARI, contribuendo a rendere il sistema più efficiente e trasparente.

 

Trasformare i rifiuti in risorse è l’obiettivo cardine dell’economia circolare ed è un approccio particolarmente virtuoso per quel che riguarda gli scarti di tipo organico.

 

Con il termine rifiuti organici si intendono tutte quelle sostanze di origine vegetale o animale che compongono circa un terzo dei rifiuti prodotti quotidianamente nelle nostre abitazioni. L’organico, infatti, è un rifiuto che si genera in grandi quantità ed è in continua crescita. In base agli ultimi dati ISPRA elaborati nel 2025, nel 2023 in Italia sono stati raccolti circa 7,5 milioni di tonnellate di rifiuto organico (di cui circa 5,5 milioni di umido e 2,0 milioni di verde), con una quota pro-capite di 127 kg per abitante.

 

Disporre di impianti capaci di cogliere le potenzialità dell’organico, in termini di recupero di materia, permette di ottimizzare le grandi quantità di scarti organici che vengono prodotte e dare loro una seconda vita: ecco come.

 

riciclo scarti organici

Quali sono le potenzialità dell’organico è perché è importante differenziarlo

I rifiuti organici possono essere raccolti e trasformati in biogas e compost: un processo virtuoso che produce effetti vantaggiosi per l’ambiente e ha anche delle potenzialità a livello sociale ed economico. Soprattutto se si tiene conto del fatto che, secondo i dati ISPRA, la frazione organica equivale al 40% dei rifiuti solidi urbani.

 

A monte di questo processo resta prioritario il ruolo del singolo cittadino: differenziare in modo corretto l’organico, infatti, è fondamentale per avviare gli scarti al loro recupero. 

 

 

I rifiuti organici sono rifiuti biodegradabili di origine vegetale o animale, in grado di degradarsi biologicamente: uno dei sistemi che facilitano il recupero dei rifiuti solidi urbani, contemplato nel Piano Rifiuti Solidi Urbani dell’Unione Europea, è proprio la raccolta differenziata.

 

Dopo “ridurre” e “riusare” – tra le 4R del paradigma su cui si fonda l’economia circolare – la gestione ottimale dei rifiuti si orienta verso il riciclo e il recupero energetico. Per far sì che ciò avvenga in modo efficace, occorre implementare la raccolta selettiva della materia organica: così vengono rispettate le normative europee e i rifiuti organici diventano risorse perché possono essere avviati verso i processi e gli impianti che si occupano della loro valorizzazione.

 

Dunque, sebbene sia importante già ridurre i rifiuti nel proprio stile di vita, una volta generati, è attraverso la raccolta differenziata che possono avere nuova vita.

 

Da rifiuto a risorsa: gli impianti di Iren che valorizzano l’organico

Una volta effettuata correttamente la raccolta differenziata della materia organica, qual è la sua seconda vita? A rispondere sono le attività portate avanti dal Gruppo Iren che dispone di numerosi impianti sul territorio nazionale per il trattamento dei rifiuti organici, con l’obiettivo di  reinserirli nel tessuto produttivo come materia prima seconda. Tra questi:

 

  • Impianto FORSU a Gavassa (Reggio Emilia), inaugurato lo scorso 14 giugno, l’impianto è in grado di trattare 100 mila tonnellate di residui organici differenziati e 67 mila tonnellate di frazione verde, producendo ogni anno 9 milioni di metri cubi di biometano.

 

  • Biodigestore di Cairo Montenotte, capace di trasformare i rifiuti organici in energia elettrica e compost attraverso un processo naturale compatibile e rispettoso dell'ambiente e del territorio in cui si trova.

 

  • Biodigestore di Santhià, nato secondo l'approccio strategico dell'economia circolare produce biometano e gas naturale che deriva dalla raffinazione e purificazione del biogas prodotto durante la fase di digestione anaerobica dei rifiuti organici e della frazione verde.
 
  • Le Strillaie di Grosseto, finalizzato alla produzione di compost di qualità, L'impianto è da considerarsi un anello del ciclo integrato di gestione dei rifiuti e si colloca a valle della raccolta differenziata e a monte dello smaltimento.

 

  • Impianto di compostaggio di Mancasale, situato vicino all’impianto di depurazione e al centro di raccolta del Gruppo Iren, è autorizzato al recupero 50.000 t/a di rifiuti non pericolosi “verdi”, ossia sfalci e potature di cui 25.000 da inviare a compostaggio.  L'impianto produce anche cippato di legno, risorsa che è poi ceduta gratuitamente.

 

 

In tutte queste strutture avvengono concretamente i processi che permettono di recuperare gli scarti organici e trasformarli in nuove risorse: un approccio circolare che attraversa tutte le attività del Gruppo Iren e valorizza i territori in cui opera. A partire dalla differenziata, in cui ogni persona può dare il suo contributo fondamentale, la circolarità diventa azione concreta nella vita quotidiana.  Così anche l’organico diventa nuova materia.

Perché il riciclo dell’organico è decisivo per l’economia circolare

Il riciclo dell’organico rappresenta una delle leve più importanti dell’economia circolare. La frazione umida costituisce infatti una quota significativa dei rifiuti urbani prodotti ogni giorno nelle nostre case. Se conferita correttamente nella raccolta differenziata dell’organico, può essere trasformata in compost o in biogas attraverso processi di compostaggio e biodigestione anaerobica.

Questo significa ridurre drasticamente la quantità di rifiuti destinati a smaltimento finale e allo stesso tempo generare nuove risorse: fertilizzante naturale per l’agricoltura ed energia rinnovabile. Al contrario, quando l’umido viene conferito nell’indifferenziato, non solo si perde la possibilità di recuperarlo, ma si aumenta l’impatto ambientale complessivo del sistema. Per questo una corretta gestione del rifiuto organico è uno degli indicatori principali dell’efficienza ambientale di un territorio.

Cosa buttare nell’organico (e cosa evitare): gli errori più comuni

Capire cosa buttare nell’organico è fondamentale per migliorare la qualità della raccolta differenziata. Nell’umido vanno scarti di cucina come avanzi di cibo, bucce di frutta e verdura, fondi di caffè, gusci d’uovo, piccoli scarti vegetali e tovaglioli di carta sporchi di alimenti.

Tra gli errori più frequenti, invece, ci sono il conferimento di plastica biodegradabile non certificata, imballaggi non compostabili, lettiere sintetiche o sacchetti non idonei. Anche piccole quantità di materiali non conformi possono compromettere il processo di trattamento negli impianti.

Una raccolta dell’organico corretta e priva di impurità consente di produrre compost di qualità e di migliorare l’efficienza dei biodigestori, riducendo costi e impatto ambientale. In questo senso, ogni gesto quotidiano – dalla scelta del sacchetto giusto al corretto conferimento – contribuisce concretamente a rendere il sistema più sostenibile.

Raccolta dell’organico e TARI: perché differenziare bene migliora il sistema

Una corretta raccolta differenziata dell’organico non ha solo un impatto ambientale positivo, ma incide anche sull’efficienza complessiva del servizio finanziato attraverso la TARI. Quando il rifiuto organico viene conferito in modo corretto, senza impurità, gli impianti di compostaggio e biodigestione lavorano meglio, producono compost di qualità e riducono i costi legati alla selezione e allo smaltimento degli scarti non conformi.

Al contrario, la presenza di materiali errati nell’umido aumenta i costi di trattamento e rende il processo meno efficiente. Poiché la TARI copre l’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani, la qualità della raccolta differenziata incide indirettamente sulla sostenibilità economica del servizio. In altre parole, differenziare bene l’organico significa contribuire a rendere il sistema più equilibrato, efficiente e orientato all’economia circolare.

La corretta gestione dell’umido non è quindi solo una buona pratica ambientale, ma un elemento chiave per migliorare le performance del servizio e valorizzare al meglio le risorse del territorio.

 

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