Energia

Quando la città riparte: come cambiano energia e servizi dopo l'estate

1 ottobre 2026
  • Dopo l'estate cambiano i ritmi delle città e, con essi, i fabbisogni che reti energetiche e servizi devono soddisfare.

  • Manutenzione, programmazione e monitoraggio permettono di preparare infrastrutture e impianti prima dell'aumento della domanda di calore.

  • L'autunno modifica anche servizi molto visibili nella vita quotidiana, dall'illuminazione pubblica alla raccolta delle foglie.
 
  • Nei territori serviti da Iren, reti e servizi vengono gestiti adattando attività e risorse alle esigenze che cambiano nel corso dell'anno.

Settembre è il mese in cui le città cambiano nuovamente ritmo. Dopo la pausa estiva riaprono le scuole, riprendono a pieno regime molte attività e aumentano gli spostamenti quotidiani. Contemporaneamente le giornate iniziano ad accorciarsi e, con l'avanzare dell'autunno, le temperature diminuiscono. Dietro questa trasformazione ce n'è un'altra meno visibile. Cambiano i fabbisogni energetici e le condizioni in cui devono operare infrastrutture e servizi essenziali. Il calore torna progressivamente al centro della domanda degli edifici, l'illuminazione pubblica deve accompagnare un numero crescente di ore senza luce naturale e anche i servizi ambientali si confrontano con nuove esigenze. Il passaggio dall'estate all'autunno non coincide quindi con la semplice accensione di un interruttore. Per chi gestisce reti e infrastrutture è una transizione che richiede programmazione e interventi preparatori, affinché la città possa cambiare stagione continuando a funzionare.

Come reti e impianti si preparano alla ripresa autunnale

La preparazione alla nuova stagione comincia prima dell'arrivo del freddo. Per le infrastrutture energetiche, i mesi che precedono l'autunno rappresentano infatti anche un periodo in cui programmare interventi sulle reti e verificare che gli impianti siano pronti ad affrontare condizioni operative differenti. Manutenzione e monitoraggio assumono in questo contesto un ruolo centrale. Intervenire in modo programmato permette di verificare lo stato delle infrastrutture e affrontare eventuali criticità prima dei periodi di maggiore utilizzo, mentre i sistemi di controllo consentono di seguire il funzionamento delle reti e individuare anomalie.

 

Un esempio arriva dal teleriscaldamento di Torino. Nel 2025 Iren ha concentrato tra primavera e autunno una serie di interventi di rinnovo ed estensione della rete, con oltre 5,3 chilometri di nuove tubazioni e un investimento superiore a 30 milioni di euro. I lavori sono stati programmati anche con l'obiettivo di aumentare efficienza e affidabilità del servizio a partire dalla successiva stagione autunnale, riducendo le dispersioni e ottimizzando la distribuzione del calore. La stessa logica riguarda la rete elettrica. IRETI affianca al rinnovo progressivo dell'infrastruttura attività specifiche di manutenzione e monitoraggio, che consentono di seguire gli eventi sulla rete e programmare gli interventi necessari.

donna appoggiata al termosifone con una tazza gialla sopra

Il teleriscaldamento si prepara alla stagione termica

Il cambiamento diventa particolarmente evidente quando iniziano a diminuire le temperature. Il teleriscaldamento porta agli edifici il calore prodotto in impianti centralizzati attraverso reti di tubazioni interrate. Iren gestisce questi sistemi nell'area metropolitana di Torino e nelle città di Reggio Emilia, Parma, Genova e Piacenza, raggiungendo complessivamente più di 600 mila abitanti. Con l'avvicinarsi della stagione termica, la rete deve essere pronta a seguire una domanda che aumenta e che può cambiare sensibilmente anche nell'arco della giornata. In questo sistema entrano in gioco gli accumulatori di calore, che permettono di immagazzinare l'energia termica prodotta dagli impianti di cogenerazione quando la richiesta è più bassa e di renderla disponibile nelle ore di maggiore carico. Produzione e consumo, in questo modo, non devono necessariamente avvenire nello stesso momento.

A Torino, ad esempio, gli impianti di Martinetto e Torino Nord dispongono ciascuno di sei serbatoi con una capacità complessiva di 5.000 metri cubi. Sistemi di accumulo sono presenti anche al Politecnico, al BIT, a Mirafiori Nord e a The Heat Garden, oltre che nelle reti di Reggio Emilia e Parma. L'accumulo aggiunge quindi flessibilità alla rete proprio quando le esigenze iniziano a cambiare: il calore può essere conservato nelle fasi di minore richiesta e utilizzato successivamente per accompagnare i picchi, ottimizzando il funzionamento del sistema cogenerativo. È un esempio di come la gestione dell'energia dipenda sempre più dalla capacità di coordinare produzione, infrastrutture e andamento della domanda.

Come cambia l'illuminazione pubblica quando fa buio prima

L'arrivo dell'autunno modifica anche un servizio che accompagna ogni giorno la vita delle città. Tra settembre e dicembre il tramonto arriva progressivamente prima e le ore di luce naturale diminuiscono. L'illuminazione pubblica deve seguire questa variazione senza richiedere ogni giorno una regolazione manuale degli orari. È qui che entrano in gioco i dispositivi crepuscolari. Il principio è semplice: invece di basarsi esclusivamente su un orario prestabilito, questi sistemi rilevano le condizioni di luminosità ambientale e consentono di comandare l'accensione o lo spegnimento degli impianti in funzione della luce disponibile. Una giornata molto nuvolosa può infatti avere condizioni diverse da una giornata serena, anche nello stesso periodo dell'anno.

 

Con il progressivo accorciamento delle giornate, l'accensione si adegua quindi alle condizioni esterne. L'automazione permette di mettere in relazione il funzionamento del servizio con una variabile che cambia continuamente, evitando che la gestione dipenda soltanto da calendari rigidi. È un meccanismo apparentemente semplice, ma rappresenta bene l'evoluzione delle infrastrutture urbane: misurare una condizione e utilizzare l'informazione raccolta per adattare il funzionamento del servizio.

foglie d'autunno su una strada di città autunnale

Dalle foglie alle strade: anche i servizi ambientali cambiano stagione

Non sono soltanto le infrastrutture energetiche a seguire il calendario. Con l'autunno, la caduta delle foglie modifica le esigenze di pulizia di strade, marciapiedi e piste ciclabili. Gli accumuli possono rendere più difficoltosa la circolazione pedonale e, soprattutto in presenza di pioggia, contribuire a ostruire tombini e sistemi di raccolta delle acque. La raccolta delle foglie è infatti una delle attività comprese nei servizi di pulizia e decoro urbano gestiti da Iren Ambiente, con modalità e frequenze che vengono adattate alle caratteristiche dei territori.

La dimensione stagionale del servizio emerge bene dall'esperienza di Parma. Nel piano autunnale attivato da Iren Ambiente nel 2025 erano impegnati quotidianamente 60 operatori e 15 squadre di spazzamento lungo oltre 250 chilometri di strade alberate. In media venivano raccolti più di 130 metri cubi di foglie al giorno, equivalenti a circa 15-18 tonnellate di materiale. Le attività venivano modulate anche in relazione alle condizioni meteorologiche e intensificate nei periodi di vento o pioggia, in modo analogo a quanto avviene nelle altre città italiane servite da Iren.

 

Anche ciò che viene raccolto può diventare una risorsa. Le foglie rimosse vengono infatti destinate agli impianti di recupero e trattamento, dove possono essere trasformate in fertilizzante naturale. Per le operazioni vengono inoltre utilizzati spazzatrici e soffiatori elettrici e mezzi a basso consumo energetico. La raccolta autunnale mostra così un'altra forma di adattamento: non un servizio identico per dodici mesi, ma un'attività capace di modificare organizzazione e intensità in funzione di ciò che accade sul territorio.

Una città che si adatta: programmazione, dati e monitoraggio dei servizi

Il passaggio dall'estate all'autunno mette insieme fenomeni molto diversi. A cambiare può essere la quantità di calore richiesta dagli edifici oppure il numero di ore durante le quali è necessaria l'illuminazione delle strade. In altri casi è il territorio stesso a richiedere un'organizzazione diversa, come accade con la caduta delle foglie. Il principio che lega questi differenti servizi è però lo stesso: la città non ha esigenze costanti e le infrastrutture devono essere in grado di seguirne l'evoluzione. Per questo la continuità del servizio dipende anche da ciò che avviene prima che la domanda cambi, ovvero manutenzione programmata, verifica delle reti e preparazione degli impianti. A questi strumenti si affiancano progressivamente dati, sensori e sistemi di monitoraggio. Conoscere lo stato delle infrastrutture e le condizioni nelle quali operano permette di organizzare meglio gli interventi e adattare i servizi alle necessità effettive.

 

Preparare reti e servizi a fabbisogni che cambiano nel corso dell’anno richiede anche investimenti strutturali. Il Piano Industriale Iren 2025-2030 prevede 6,4 miliardi di euro di investimenti lordi, con una forte concentrazione sui business regolati a rete e sullo sviluppo del teleriscaldamento. Il 28% degli investimenti sostenibili è destinato proprio alla trasformazione verso città più resilienti. In definitiva, dietro gesti quotidiani come accendere il riscaldamento o trovare una strada illuminata e pulita, c'è così un lavoro di programmazione economica e strutturale che comincia molto prima, per accompagnare la città da una stagione alla successiva.

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