Energia

Il calore non si spreca: come gli accumulatori rendono più efficiente il teleriscaldamento

15 settembre 2026
  • Gli accumulatori di calore immagazzinano energia termica quando la richiesta della rete è inferiore alla capacità produttiva, per renderla disponibile nei momenti di maggiore domanda.

  • Questa tecnologia permette di separare nel tempo produzione e utilizzo del calore, aumentando la flessibilità del teleriscaldamento.

  • Con l'arrivo della stagione fredda, l'accumulo aiuta la rete a gestire le variazioni del fabbisogno termico durante la giornata.
     
  • Il Gruppo Iren utilizza accumulatori nelle reti di Torino, Reggio Emilia e Parma, con sistemi di capacità differenti a seconda delle caratteristiche della rete.

Con l'arrivo dell'autunno e l'abbassamento delle temperature, nelle città torna a crescere la domanda di energia per il riscaldamento degli edifici. Un fabbisogno che non rimane costante: cambia con le condizioni meteorologiche e oscilla nelle diverse ore della giornata, creando momenti nei quali alla rete viene richiesto di fornire più calore. Nelle città servite dal teleriscaldamento, gestire queste variazioni significa coordinare produzione e distribuzione su scala urbana. Il calore viene infatti prodotto in centrali dedicate e raggiunge gli edifici attraverso una rete di tubazioni interrate nelle quali circola acqua calda o surriscaldata. Ma cosa succede quando gli impianti producono più energia termica di quella necessaria in quel momento? Una parte può essere conservata e utilizzata successivamente grazie agli accumulatori di calore: una tecnologia poco visibile, ma importante per rendere più flessibile il funzionamento dell'intero sistema.

Come funziona un accumulatore di calore

Il principio alla base dell'accumulo termico è semplice: in poche parole, il momento in cui il calore viene prodotto non deve necessariamente coincidere con quello in cui viene utilizzato. Nei sistemi del Gruppo Iren, ad esempio, gli accumulatori immagazzinano l'energia termica generata dagli impianti termoelettrici in cogenerazione quando la richiesta della rete è inferiore alla loro capacità produttiva, per poi cederla successivamente nelle ore di massimo carico. La cogenerazione permette di ottenere contemporaneamente energia elettrica e termica all'interno dello stesso impianto: il calore così prodotto può alimentare il teleriscaldamento e, quando non è immediatamente richiesto dalla rete, contribuire a caricare gli accumulatori.

 

Ma come si conserva concretamente il calore? Nei sistemi Iren l'accumulo avviene attraverso grandi serbatoi collegati alla rete. L'acqua calda costituisce il mezzo attraverso cui l'energia termica viene conservata temporaneamente e poi rimessa a disposizione del sistema. L'accumulatore funziona quindi come una riserva energetica: si carica quando c'è maggiore disponibilità di calore e può essere utilizzato quando il fabbisogno aumenta. È una funzione diversa da quella di un impianto di produzione: l’accumulatore, infatti, non genera nuova energia, ma consente di utilizzare in un momento diverso quella già prodotta. Proprio questa possibilità aggiunge flessibilità alla rete.

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Una rete di teleriscaldamento deve mantenere continuamente un equilibrio tra il calore disponibile e quello richiesto dagli edifici collegati. Senza possibilità di accumulo, produzione e consumo devono essere il più possibile allineati nel tempo e gli impianti devono adattarsi alle oscillazioni della domanda. Gli accumulatori introducono invece una sorta di cuscinetto tra le due fasi. Quando il fabbisogno è più basso, l'energia termica disponibile può essere conservata; quando cresce, la rete può attingere alla riserva. In questo modo viene ottimizzato il funzionamento degli impianti cogenerativi.

Il vantaggio diventa particolarmente evidente nei picchi di domanda. Basti pensare alle ore nelle quali migliaia di edifici richiedono contemporaneamente più calore: una parte del fabbisogno può essere soddisfatta utilizzando energia già immagazzinata, riducendo la necessità di affidarsi esclusivamente alla produzione istantanea. L'accumulo termico ha quindi una funzione più ampia del semplice “conservare calore”. Permette di spostarne nel tempo la disponibilità, rendendo più elastico il rapporto tra produzione e consumo. Come sottolinea anche l'International Energy Agency (IEA) in un report di dicembre 2025, proprio il thermal storage, cioè l’accumulo termico, è da considerarsi come una delle tecnologie che possono aumentare la flessibilità dei sistemi di teleriscaldamento, spostando il calore tra ore, giorni o, con sistemi specifici, periodi ancora più lunghi. 

Interno della centrale di teleriscaldamento e tecnico esperto in piedi vicino alla fonte di energia tramite conduttura, utilizzando un computer portatile.

Cosa cambia quando in autunno aumenta la richiesta di calore

L'inizio della stagione autunnale e poi invernale rende particolarmente evidente l'importanza di questa flessibilità. Con il progressivo abbassamento delle temperature, il fabbisogno di calore cresce, ma non in maniera uniforme: la rete deve adattarsi continuamente alle condizioni esterne e alle richieste degli edifici serviti. Gli accumulatori permettono di affrontare una parte di queste variazioni disponendo di energia termica già prodotta. Non sostituiscono gli impianti di generazione né eliminano la necessità di sistemi di integrazione e riserva, ma contribuiscono a rendere più efficiente il modo in cui le diverse componenti lavorano insieme.

Per chi vive in una città teleriscaldata tutto questo rimane quasi completamente invisibile. Dietro il calore che raggiunge case, scuole, uffici e altri edifici c'è però un'infrastruttura articolata che deve coordinare centrali, accumulatori, stazioni di pompaggio e chilometri di tubazioni. La capacità di conservare energia termica aggiunge al sistema un margine in più per rispondere alle variazioni della domanda senza dover produrre tutto il calore esattamente nel momento in cui viene richiesto.

Gli accumulatori Iren: grandi riserve di calore al servizio delle città

La scala di questa tecnologia diventa più comprensibile osservando gli impianti del Gruppo Iren. A Torino, ad esempio, gli accumulatori di Martinetto e Torino Nord sono costituiti ciascuno da sei serbatoi, per una capacità complessiva di 5.000 metri cubi. Gli impianti Politecnico, BIT e Mirafiori Nord dispongono invece ciascuno di tre serbatoi. Il caso torinese mostra bene come l'accumulo possa diventare una componente strutturale di un sistema energetico urbano di grandi dimensioni. La rete metropolitana Iren raggiunge infatti 519.111 abitanti, serve 77,9 milioni di metri cubi di volumetria ed è costituita da 779 chilometri di doppia tubazione. Oltre il 90% dell'energia immessa nella rete viene prodotto attraverso impianti di cogenerazione, un risultato che Iren attribuisce anche all'impiego degli accumulatori installati nelle centrali e lungo la rete.

 

Sempre a Torino, un esempio particolare è The Heat Garden, realizzato nel quartiere San Salvario. I suoi tre accumulatori sono collegati alle dorsali della rete metropolitana e affiancati da una stazione di pompaggio e ripompaggio. Il progetto è stato concepito per contribuire all'alimentazione di una parte del quartiere e migliorare efficienza e resilienza della rete, integrando allo stesso tempo l'infrastruttura nel contesto urbano. L'accumulo termico è presente anche nelle reti emiliane gestite da Iren: a Reggio Emilia, il Polo Energetico dispone di quattro serbatoi con una capacità complessiva di 1.600 metri cubi; a Parma, l'impianto Santa Margherita utilizza quattro serbatoi per un totale di 500 metri cubi. Dimensioni diverse che rispondono alle caratteristiche e alle necessità delle singole reti.

Accumulare energia termica per rendere le reti più flessibili

Il ruolo degli accumulatori può diventare ancora più importante guardando all'evoluzione del teleriscaldamento. Le reti moderne possono infatti integrare fonti di calore differenti, dalla cogenerazione al recupero di calore, fino alle fonti rinnovabili e alle pompe di calore di grande scala. Soprattutto, l'accumulo termico permette di ragionare sul calore non soltanto come qualcosa da produrre quando serve, ma come una risorsa energetica che può essere gestita nel tempo. È un cambiamento importante specialmente nelle città, dove domanda elevata e concentrazione degli edifici richiedono infrastrutture capaci di coordinare grandi quantità di energia.

 

Quando in autunno i termosifoni tornano ad accendersi, gli accumulatori mostrano concretamente il loro ruolo: conservano energia nei momenti di maggiore disponibilità e la restituiscono quando il sistema ne ha bisogno. Dietro una tecnologia apparentemente semplice c'è quindi uno dei principi che stanno guidando l'evoluzione delle reti energetiche: rendere produzione e consumo sempre più flessibili, integrati ed efficienti.

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