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Cos’è il Patto per la Resilienza Idrica e come può rendere più sicura la gestione dell’acqua

29 ottobre 2026
  • Il cambiamento climatico sta modificando la disponibilità delle risorse idriche, rendendo più frequenti le situazioni di siccità e gli eventi meteorologici estremi.

  • Il Patto per la Resilienza Idrica, promosso da Utilitalia, coinvolge 64 aziende del servizio idrico che servono complessivamente quasi 42 milioni di abitanti.

  • Il Patto individua sei linee d'azione per rafforzare la gestione dell'acqua, attraverso digitalizzazione, investimenti, integrazione dei servizi e conoscenza del territorio.

  • Tra i firmatari figura il Gruppo Iren. L'iniziativa è stata presentata da Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia e del Gruppo Iren.

L'acqua è una risorsa essenziale per la vita quotidiana, l'agricoltura, le attività produttive e il funzionamento delle città. Eppure, la sua disponibilità sta diventando sempre meno prevedibile. L'aumento delle temperature, i periodi di siccità prolungata e le precipitazioni sempre più irregolari stanno modificando gli equilibri idrici dei territori, rendendo più complessa la gestione di una risorsa fondamentale. Di fronte a queste trasformazioni, garantire la sicurezza dell'approvvigionamento richiede un cambiamento di prospettiva: non basta intervenire quando si verifica un'emergenza, ma occorre prevenire le criticità. È da questa esigenza che nasce il Patto per la Resilienza Idrica, promosso da Utilitalia e sottoscritto da 64 aziende italiane del servizio idrico. Tra queste figura anche il Gruppo Iren, il cui presidente Luca Dal Fabbro, alla guida anche di Utilitalia, ha presentato l'iniziativa sottolineando la necessità di rafforzare la sicurezza idrica del Paese attraverso una responsabilità condivisa tra gestori e istituzioni.

uomo che tiene palmo di mano sotto rubinetto che perde acqua

Cambiamento climatico e risorse idriche: perché serve una nuova strategia

Il cambiamento climatico sta influenzando il ciclo dell'acqua in modi differenti. Temperature più elevate favoriscono l'evaporazione, mentre l'alternanza tra periodi asciutti e precipitazioni intense rende più difficile prevedere la disponibilità della risorsa durante l'anno. Le conseguenze riguardano sia la quantità sia la qualità dell'acqua disponibile. Durante le siccità possono diminuire le portate dei fiumi e le riserve degli invasi, mentre gli eventi meteorologici estremi possono danneggiare le infrastrutture, aumentare la torbidità delle acque e complicare le attività di trattamento.
 

Per i gestori del servizio idrico questo significa affrontare condizioni operative più variabili, garantendo al tempo stesso continuità e sicurezza dell'approvvigionamento.

È in questo contesto che assume importanza il concetto di resilienza idrica: la capacità di un sistema di anticipare i rischi, adattarsi ai cambiamenti e continuare a funzionare anche in presenza di condizioni critiche. Una rete resiliente non è semplicemente un'infrastruttura capace di resistere a un evento estremo. È parte di un sistema che integra monitoraggio, manutenzione, pianificazione e strumenti di risposta, riducendo la vulnerabilità dei servizi e dei territori. La resilienza diventa quindi un obiettivo strutturale, che richiede interventi coordinati e una visione di lungo periodo.

Che cos'è il Patto per la Resilienza Idrica promosso da Utilitalia

Il Patto per la Resilienza Idrica è un'iniziativa promossa da Utilitalia, la federazione che rappresenta le imprese dei servizi pubblici dell'acqua, dell'ambiente e dell'energia, ed è stata presentata il 28 settembre 2026 in occasione dell'apertura del Festival dell'Acqua a Roma. L'accordo coinvolge 64 aziende del servizio idrico, che servono complessivamente quasi 42 milioni di abitanti, pari a circa il 71% della popolazione italiana. L'obiettivo è definire una strategia condivisa per rafforzare la capacità del settore idrico di affrontare gli effetti del cambiamento climatico, attraverso investimenti, innovazione tecnologica e modelli gestionali più efficaci.

 

Il Patto si inserisce nel percorso tracciato dalla Strategia europea per la resilienza idrica, presentata dalla Commissione europea nel 2025 per migliorare la sicurezza dell'approvvigionamento, proteggere il ciclo dell'acqua e rafforzare la competitività del sistema economico. Non si tratta di una nuova legge, ma di un impegno sottoscritto dai gestori, accompagnato da proposte rivolte alle istituzioni e all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA). Il principio alla base dell'iniziativa è che la sicurezza idrica non possa dipendere soltanto dalla risposta alle emergenze, ma richieda una programmazione stabile, capace di collegare gestione delle infrastrutture, tutela della risorsa e adattamento climatico.

operai con casco protettivo e divisa, sullo sfondo cascata d'acqua

Le sei linee d'azione del Patto: dalla digitalizzazione alla tutela della risorsa

Il Patto individua sei direttrici strategiche per rendere il servizio idrico più efficiente, innovativo e preparato agli effetti del cambiamento climatico. La prima linea di azione punta a rafforzare la gestione industriale del servizio idrico, consolidando modelli gestionali stabili, capaci di programmare investimenti e interventi nel lungo periodo. Un elemento centrale, qui, è l'applicazione omogenea delle regole di settore su tutto il territorio nazionale. La seconda linea prevede di sviluppare un sistema idrico sempre più digitale. Sensori, sistemi di monitoraggio e strumenti di analisi dei dati possono contribuire a individuare anomalie, migliorare la gestione delle reti e ridurre le perdite. L'obiettivo è favorire anche la condivisione e l'interoperabilità delle informazioni tra sistemi differenti.

La terza linea ha l’obiettivo di favorire aggregazioni e cooperazione tra gestori, perché la frammentazione del servizio idrico rappresenta un ostacolo alla capacità di investimento, soprattutto nei territori caratterizzati da gestioni di dimensioni ridotte. La quarta direttrice: integrare infrastrutture, risorsa ed ecosistemi. A questo proposito, il Patto promuove un approccio integrato al ciclo dell'acqua, valorizzando il riuso, la protezione delle falde e le soluzioni basate sulla natura. Quinta direttrice: promuovere una nuova cultura dell'acqua, ad esempio tramite iniziative educative e campagne di sensibilizzazione coordinate. La sesta e ultima linea punta invece a riconoscere i gestori come sentinelle territoriali. Le aziende del servizio idrico operano quotidianamente sulle infrastrutture e dispongono di informazioni utili per individuare le vulnerabilità dei territori. Il Patto propone dunque di valorizzare questo ruolo attraverso procedure autorizzative più semplici e strumenti regolatori capaci di sostenere gli investimenti innovativi destinati alla prevenzione e all'adattamento climatico.

Investimenti, innovazione e regole: cosa serve per rendere il Patto concreto

Per tradurre gli obiettivi del Patto in interventi effettivi, uno degli aspetti decisivi riguarda la disponibilità di risorse economiche e la capacità di utilizzarle in modo continuativo. Il settore idrico italiano presenta ancora differenze significative tra i territori. Secondo i dati del Blue Book richiamati da Utilitalia, la media degli investimenti si attesta sui 90 euro annui per abitante nel periodo 2021-2029. Nelle gestioni comunali cosiddette in economia, dove gli enti locali gestiscono direttamente il servizio, gli investimenti registrati nel 2024 sono invece pari a 22 euro per abitante. Questa forma di gestione interessa ancora 1.310 comuni e circa 6,9 milioni di abitanti, concentrati soprattutto nel Mezzogiorno. Il divario evidenzia quanto la struttura organizzativa del servizio possa influire sulla capacità di ammodernare le infrastrutture.

 

Per questo Utilitalia accompagna il Patto con proposte rivolte alle istituzioni e ad ARERA, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Tra le priorità figurano il sostegno agli investimenti, l'applicazione uniforme delle regole, gli incentivi all'innovazione e alla digitalizzazione e la semplificazione delle procedure autorizzative. Un ruolo importante riguarda anche la possibilità di programmare gli interventi su orizzonti temporali adeguati. Il rinnovo delle reti, la protezione delle fonti di approvvigionamento e l'introduzione di nuove tecnologie richiedono infatti tempi di progettazione e realizzazione spesso lunghi. La sfida consiste nel creare condizioni che permettano ai gestori di intervenire prima che le criticità si trasformino in emergenze, concentrando le risorse dove le infrastrutture e i territori risultano più vulnerabili.

pannelli fotovoltaici con diga e pale eoliche sullo sfondo

Il ruolo di Iren nel Patto per la Resilienza Idrica e l'impegno del Presidente Luca Dal Fabbro

Tra le 64 aziende che hanno sottoscritto il Patto figura anche il Gruppo Iren, impegnata nella gestione del servizio idrico integrato e nello sviluppo di infrastrutture essenziali per i territori in cui opera. L'adesione si inserisce in un contesto nel quale l'ammodernamento delle reti, il monitoraggio delle infrastrutture e l'efficienza gestionale assumono un'importanza crescente per affrontare gli effetti del cambiamento climatico. A presentare il Patto è stato Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia e del Gruppo Iren, che ha richiamato il valore strategico dell'acqua per la società e per il sistema economico nazionale. Dal Fabbro ha evidenziato come la disponibilità della risorsa sia strettamente collegata alla qualità della vita dei cittadini, alla continuità delle attività produttive e alla sicurezza energetica del Paese. Ha inoltre sottolineato la necessità di accompagnare l'impegno delle imprese con politiche e strumenti adeguati, soprattutto nei territori che presentano maggiori fragilità.

Il collegamento tra acqua ed energia è particolarmente significativo. La risorsa idrica è necessaria per numerosi processi industriali ed energetici, mentre il funzionamento delle infrastrutture idriche richiede a sua volta energia per attività come il pompaggio, il trattamento e la depurazione. La sicurezza idrica assume così una dimensione che supera i confini del singolo servizio pubblico, coinvolgendo la capacità dei territori di sostenere le proprie attività economiche e garantire servizi essenziali. In questa prospettiva, la partecipazione di Iren al Patto rappresenta un impegno condiviso con gli altri gestori per rafforzare prevenzione, capacità di investimento e adattamento climatico.

Dalla gestione delle emergenze alla prevenzione: la sfida della sicurezza idrica

Il cambiamento climatico sta rendendo sempre più evidente la necessità di ripensare il rapporto tra disponibilità dell'acqua, infrastrutture e gestione del territorio. Affrontare una crisi idrica quando si manifesta rimane indispensabile, ma non può rappresentare l'unico modello di intervento. Occorre sviluppare sistemi capaci di individuare anticipatamente le vulnerabilità, programmare gli investimenti e adattarsi a condizioni climatiche sempre più variabili. È questo il cambiamento di prospettiva proposto dal Patto per la Resilienza Idrica: passare da una gestione prevalentemente reattiva a un approccio fondato sulla prevenzione e sulla pianificazione di lungo periodo.

 

Il percorso richiederà il coordinamento tra gestori, istituzioni e autorità di regolazione, insieme a investimenti continuativi e strumenti capaci di valorizzare l'innovazione. La resilienza non significa eliminare ogni rischio di siccità, alluvione o interruzione del servizio, ma aumentare la capacità del sistema di affrontare questi eventi, limitarne le conseguenze e recuperare più rapidamente condizioni di normale funzionamento. Rendere più sicura la gestione dell'acqua significa quindi preparare oggi le infrastrutture, i servizi e i territori alle condizioni climatiche di domani, riconoscendo nella tutela della risorsa idrica una componente essenziale della sostenibilità e della sicurezza del Paese.

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