Innovazione

Cybersecurity: come si proteggono acqua, energia e servizi essenziali

24 agosto 2026
  • La digitalizzazione ha trasformato reti e impianti, rendendo possibile controllare e gestire a distanza una parte crescente dei processi industriali.

  • Nei sistemi OT un attacco informatico può interferire con il funzionamento delle infrastrutture fisiche e, nei casi più critici, incidere sulla continuità dei servizi essenziali.

  • Proteggere questi ambienti significa ridurre l’esposizione, controllare rigorosamente gli accessi e individuare rapidamente eventuali anomalie.

  • Per le utility come Iren, la cybersecurity richiede un’organizzazione preparata a reagire alle emergenze, nella quale competenze informatiche e conoscenza degli impianti lavorano in modo coordinato.

Acquedotti, reti energetiche e impianti industriali sono infrastrutture fisiche, ma una parte crescente del loro funzionamento dipende oggi dal digitale. I sistemi informatici permettono di controllare processi complessi, monitorare le apparecchiature e intervenire a distanza, rendendo più efficiente la gestione dei servizi essenziali. Questa evoluzione ha però cambiato anche il significato della cybersecurity, perché la sicurezza digitale fa parte della resilienza delle infrastrutture e della capacità di assicurare la continuità del servizio. Per le utility come Iren la sfida consiste nel continuare a sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione, costruendo allo stesso tempo sistemi capaci di prevenire gli incidenti, limitarne gli effetti e reagire rapidamente quando si verifica una minaccia.

ingegnere che gestisce un computer portatile in un complesso impianto industriale

Dalle reti agli impianti: come la digitalizzazione ha cambiato la sicurezza delle utility

Per comprendere l’evoluzione del rischio bisogna distinguere innanzitutto tra i tradizionali sistemi informatici aziendali e il mondo dell’Operational Technology (OT). Quest’ultimo comprende le tecnologie utilizzate per controllare processi e apparecchiature fisiche: ne fanno parte, per esempio, i sistemi SCADA e ICS impiegati nella supervisione delle infrastrutture industriali. In passato molti di questi sistemi erano sostanzialmente confinati all’interno dell’impianto. L’informatica industriale veniva gestita localmente e il relativo isolamento fisico riduceva le possibilità di accesso dall’esterno.

Con il tempo, una quantità crescente di funzioni è stata digitalizzata. Parallelamente è aumentata la necessità di gestire gli impianti da remoto, anche per consentire attività di manutenzione e assistenza senza richiedere sempre la presenza fisica dei tecnici. È un’evoluzione che offre vantaggi operativi, ma che amplia inevitabilmente la superficie di attacco, cioè l’insieme dei punti attraverso i quali un soggetto esterno potrebbe tentare di entrare in un sistema. Ogni nuova connessione deve quindi essere progettata e gestita tenendo conto anche della sicurezza.
 

A rendere più complesso lo scenario contribuisce la durata delle tecnologie industriali. Un normale computer aziendale può essere aggiornato o sostituito con relativa frequenza, mentre intervenire sul software che governa un impianto può richiedere il fermo delle attività e verifiche approfondite prima della ripartenza. Di conseguenza, all’interno delle infrastrutture possono convivere sistemi di generazioni diverse, alcuni dei quali devono allo stesso tempo essere raggiungibili da remoto. Una combinazione che richiede un livello di protezione molto più articolato rispetto al passato.
 

Cambiano anche le conseguenze di un eventuale incidente. Se viene compromesso un sistema aziendale tradizionale, l’impatto può riguardare informazioni, attività amministrative o strumenti di lavoro. Nel mondo OT, invece, l’attacco può interferire con il processo fisico governato dal sistema. In una utility questo può tradursi in scenari differenti: un problema informatico potrebbe causare un disservizio percepibile direttamente dagli utenti oppure rendere indisponibile un singolo impianto che, pur senza produrre un’interruzione della fornitura, comporta effetti operativi ed economici per il gestore. A fare da cornice a questo quadro tecnologico c’è il contesto internazionale: negli ultimi anni le infrastrutture energetiche e i servizi essenziali hanno acquisito una crescente rilevanza nello scenario delle minacce cyber legate alle tensioni geopolitiche. La maggiore attenzione normativa verso la sicurezza di questi settori riflette la necessità di rafforzarne la capacità di prevenzione e risposta.

Dal controllo degli accessi al monitoraggio: come si riduce il rischio cyber

La crescente esposizione alle minacce cyber non significa che la soluzione debba essere rinunciare alla digitalizzazione o tornare a impianti completamente isolati: la questione è, piuttosto, stabilire come mantenere il rischio entro livelli gestibili. Nel campo della cybersecurity, infatti, non è realistico immaginare di eliminare completamente la possibilità di un incidente. Bisogna invece comprendere quali sistemi siano più critici, quali conseguenze potrebbe avere una loro compromissione e quali misure siano necessarie per proteggerli. Ecco perché, accanto alla prevenzione, assume un ruolo centrale il monitoraggio continuo del traffico di rete. I sistemi di sicurezza possono osservare ciò che accade nell’infrastruttura e individuare comportamenti che si discostano dal normale funzionamento. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale possono contribuire a riconoscere queste anomalie, confrontando le attività osservate con i profili abituali.

 

Un accesso effettuato a un orario insolito, l’utilizzo inatteso di privilegi amministrativi o un comportamento differente da quello normalmente associato a una determinata utenza possono essere rilevati automaticamente e generare un allarme. Ciò non significa che sia davvero in corso un attacco: l’attività potrebbe essere legittima. La segnalazione consente però agli specialisti di verificare rapidamente che cosa stia accadendo e, dove previsto, al sistema stesso di bloccare temporaneamente l’azione sospetta. Un software può rilevare migliaia di eventi, ma servono comunque persone capaci di interpretarli, distinguendo una falsa segnalazione da un incidente e stabilendo quali azioni intraprendere. La protezione diventa quindi un processo continuo: le minacce cambiano, gli impianti evolvono e nuove connessioni modificano periodicamente il perimetro da presidiare. La sicurezza deve seguire questa trasformazione, senza diventare un ostacolo all’innovazione.

giovane uomo adulto che presenta i dati di sicurezza informatica al team

Dalla prevenzione alla risposta: come Iren costruisce la resilienza digitale

Quando si gestiscono servizi essenziali, prepararsi a un incidente significa organizzarsi prima che accada. È un principio particolarmente importante anche per una realtà come Iren, dove il perimetro comprende sistemi informatici e industriali legati a infrastrutture differenti. Uno degli aspetti centrali della strategia è la capacità di mettere rapidamente in comunicazione professionalità che svolgono compiti diversi. Quando un sistema OT genera un allarme, serve innanzitutto l’intervento di chi è in grado di valutarne la natura dal punto di vista della cybersecurity, ma a questa competenza deve affiancarsi una conoscenza approfondita della tecnologia interessata e del funzionamento fisico dell’impianto.

Il personale responsabile dell’infrastruttura deve poter valutare, per esempio, se sia possibile passare a una modalità di funzionamento manuale oppure isolare una parte dell’impianto senza produrre conseguenze più gravi. Il Security Operations Center (SOC) svolge in questo modello una funzione fondamentale di presidio e prima analisi.

 

Il valore di questa organizzazione emerge soprattutto nella gestione del fattore tempo. Durante un attacco cyber, attendere di conoscere ogni dettaglio prima di intervenire può essere dannoso, perché consente alla compromissione di propagarsi. Contenere rapidamente l’incidente diventa quindi una priorità, anche quando significa prendere decisioni operative importanti sulla base delle informazioni disponibili in quel momento. Per questo la cybersecurity richiede procedure che definiscano in anticipo responsabilità e margini di intervento. Chi si trova a gestire un’emergenza deve poter prendere decisioni tempestive senza che l’incertezza organizzativa rallenti la risposta. È una logica simile a quella utilizzata in altri contesti di emergenza: prima si contiene il problema, poi si analizzano nel dettaglio cause e conseguenze. Su questo fronte, l’addestramento ha un ruolo determinante. Le squadre di sicurezza possono esercitarsi attraverso piattaforme che ricreano scenari realistici di attacco, mettendo alla prova capacità tecniche e tempi di reazione. Le competizioni nelle quali i partecipanti devono affrontare specifiche sfide informatiche rappresentano un altro strumento per allenare competenze che devono rimanere costantemente aggiornate.

 

La gestione di una crisi cyber supera i confini dei reparti tecnologici. Un incidente significativo può richiedere il coinvolgimento di altre funzioni aziendali, dalla gestione del rischio agli aspetti legali fino alla comunicazione. Preparare in anticipo procedure e modalità di coordinamento permette di evitare che decisioni fondamentali debbano essere definite mentre l’emergenza è già in corso. È un modello che si costruisce progressivamente e che richiede investimenti continuativi, perché la resilienza digitale non coincide con l’installazione di un singolo strumento di sicurezza. Dipende dalla capacità di far lavorare insieme tecnologie, competenze e procedure, adattandole all’evoluzione delle infrastrutture e delle minacce. Per le utility questa capacità diventa parte integrante della qualità stessa del servizio. Man mano che reti idriche, sistemi energetici e impianti diventano più intelligenti e interconnessi, la cybersecurity accompagna necessariamente il loro sviluppo. Proteggere il digitale significa contribuire a proteggere anche ciò che quel digitale controlla: infrastrutture fisiche e servizi essenziali su cui ogni giorno fanno affidamento persone, città e territori.

L'articolo ti è piaciuto?
Iscriviti alla newsletter!

Ricevi mensilmente la newsletter Everyday direttamente su Linkedin: sarai aggiornato sulle ultime novità in tema di innovazione, economia circolare, scenari climatici e sfide legate alla sostenibilità

Due persone lavorano insieme al computer viste attraverso un vetro, in un ambiente luminoso con riflessi naturali.

Potrebbe interessarti

Rinnovabili
Dal PNRR ai territori: i progetti con cui Iren sta trasformando ambiente, acqua ed energia
Iren ha completato 55 interventi sostenuti dal PNRR: progetti per ambiente, acqua ed energia che rendono infrastrutture e servizi più efficienti e sostenibili
Green
Quando un aiuto concreto fa la differenza: Iren sostiene la mensa di Sant'Egidio
Iren sostiene la mensa di Sant'Egidio a Genova: la donazione contribuirà all'acquisto di alimenti e alla continuità del servizio per le persone in difficoltà
Innovazione
Una notte al Termovalorizzatore: grande successo per la serata al TRM di Torino tra sostenibilità e tecnologia
Oltre 1200 partecipanti alla serata organizzata da Club Silencio al Termovalorizzatore TRM di Torino. Un evento che ha unito alla divulgazione su sostenibilità e innovazione musica e intrattenimento.
Green
Come rendere più efficiente la gestione dei rifiuti: Iren Ambiente presenta lo studio sull’ATO Toscana Sud
Lo studio presentato da Iren Ambiente sull’ATO Toscana Sud evidenzia il ruolo di raccolta, impianti e investimenti nella gestione dei rifiuti.
Green
Oltre i margini: come l'arte può raccontare la transizione urbana. Intervista alla curatrice Elena Radovix
"Oltre i margini" porta a Torino un percorso di arte contemporanea dedicato ad acqua, aria e verde urbano. Una mostra sostenuta anche da Iren per riflettere sulla transizione delle città.
Green
Gli impianti idroelettrici della Valle Orco protagonisti di eventi dedicati a energia, cultura e territorio
Nel primo fine settimana di luglio si sono susseguite iniziative in tema di sostenibilità ed energia. Inaugurata anche la mostra “La cordata ideale”, frutto della collaborazione tra Iren ed il Museo Nazionale della Montagna, visitabile fino ad inizio ottobre.