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Risorse idriche in calo nel 2025: i dati ISPRA e le sfide per il sistema acqua

30 aprile 2026
  • Nel 2025 la disponibilità di risorse idriche in Italia registra un nuovo calo: secondo ISPRA, la risorsa idrica rinnovabile scende a 128 miliardi di metri cubi, con una riduzione del 19% rispetto al 2024 e oltre il 7% rispetto alla media storica.
 
  • Il problema non riguarda solo la quantità d’acqua disponibile, ma la crescente irregolarità delle precipitazioni, con forti oscillazioni stagionali che alterano i cicli naturali di accumulo e rendono più complessa la gestione della risorsa.
 
  • Le criticità più evidenti si concentrano nel Centro-Sud e nelle isole maggiori, dove persistono condizioni di siccità e una riduzione significativa della disponibilità idrica per usi civili, agricoli ed ecosistemici.
 
  • In questo scenario, monitoraggio avanzato, strumenti predittivi e gestione integrata del ciclo idrico diventano fondamentali per migliorare resilienza, ridurre le perdite e garantire una disponibilità sostenibile della risorsa nel tempo. 

L’acqua non scompare all’improvviso: cambia nel tempo, si riduce, diventa meno prevedibile. Nel 2025, in Italia, la disponibilità di risorse idriche registra un calo rispetto all’anno precedente. A evidenziarlo è ISPRA che, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, ha aggiornato il quadro nazionale attraverso il monitoraggio del bilancio idrologico.

Il dato più rilevante non è solo la diminuzione, ma la continuità della tendenza: un segnale che conferma una trasformazione già in atto e che riguarda l’intero sistema.

Precipitazioni in calo e risorsa idrica ridotta

Nel 2025 le precipitazioni totali in Italia sono state pari a 963,4 mm, equivalenti a circa 291 miliardi di metri cubi, con un calo del 9% rispetto al 2024, anno particolarmente piovoso.

Il dato si colloca però leggermente sopra la media del periodo 1991–2020, segnando un aumento del 2% rispetto al trentennio climatologico di riferimento. Un elemento che evidenzia come il tema non sia solo la quantità complessiva, ma la distribuzione e la capacità del sistema di trattenere la risorsa.

 

Ancora più significativo è il dato sulla risorsa idrica rinnovabile, cioè la quantità di acqua disponibile al netto delle perdite per evapotraspirazione: nel 2025 è stimata in circa 128 miliardi di metri cubi, con una riduzione superiore al 7% rispetto alla media storica, del 4% rispetto al trentennio climatologico e di circa il 19% rispetto al 2024.

Percentuali che confermano una tendenza negativa osservata dal 1951 a oggi, legata in particolare alla disponibilità complessiva di risorsa idrica a livello nazionale.

ombrello e pioggia

Un quadro climatico sempre più variabile

L’analisi ISPRA evidenzia una forte variabilità nella distribuzione delle precipitazioni durante l’anno.

Marzo 2025 è stato il mese più piovoso, con un’anomalia positiva del +48% rispetto alla media storica, mentre novembre, tradizionalmente tra i mesi più piovosi, ha registrato un calo del 20%. Anche i mesi estivi, generalmente più secchi, hanno mostrato un andamento anomalo, con surplus di precipitazioni del 35% a luglio e del 42% ad agosto.

Queste oscillazioni rendono più complessa la gestione della risorsa, perché alterano i cicli naturali di accumulo e distribuzione dell’acqua.

Le differenze territoriali: criticità soprattutto al Centro-Sud

Il monitoraggio mette in evidenza differenze significative tra le diverse aree del Paese. I deficit più marcati si registrano nei distretti dell’Appennino Meridionale (–10% di precipitazioni e –21% di risorsa idrica) e dell’Appennino Centrale (–7% di precipitazioni e –30% di risorsa idrica). Anche in Sardegna e Sicilia si osserva una riduzione della disponibilità idrica, rispettivamente del –12% e –13%.

Nel Centro-Sud e nelle isole maggiori persistono condizioni di siccità, sebbene meno gravi rispetto agli anni precedenti, con effetti sulla disponibilità d’acqua per usi civili, agricoli ed ecosistemici.

Il ruolo del monitoraggio: conoscere per decidere

Il quadro delineato da ISPRA mette in evidenza un elemento centrale: la gestione dell’acqua richiede strumenti di conoscenza sempre più avanzati.

Il monitoraggio continuo e sistematico, insieme all’analisi della distribuzione spaziale e temporale della risorsa, permette di costruire un quadro aggiornato della disponibilità attuale e futura.  In questo contesto si inserisce il modello BIGBANG, utilizzato da ISPRA per stimare le componenti del bilancio idrologico nazionale. Il modello consente di individuare criticità su scala nazionale e supportare le decisioni, fornendo basi informative utili per definire misure di prevenzione e adattamento.

Il contributo di Iren: gestione integrata e innovazione nel ciclo idrico

In uno scenario caratterizzato da crescente variabilità e pressione sulla risorsa, il ruolo dei gestori del servizio idrico diventa sempre più strategico. Iren opera lungo l’intero ciclo dell’acqua, dalla captazione alla distribuzione fino alla depurazione, integrando infrastrutture, tecnologie e sistemi di monitoraggio.

L’approccio punta a una gestione sempre più efficiente e data-driven, attraverso strumenti digitali che consentono di controllare le reti, ridurre le perdite e migliorare la qualità del servizio. Allo stesso tempo, gli impianti di depurazione sono progettati per restituire all’ambiente acqua trattata e per valorizzare le risorse contenute nei reflui.

I dati del 2025 confermano che l’acqua è una risorsa tanto essenziale quanto vulnerabile: la sua gestione sostenibile, quindi, rchiede un approccio integrato, capace di connettere monitoraggio, pianificazione e interventi operativi. Le basi conoscitive diventano fondamentali per orientare politiche efficaci e tutelare gli ecosistemi, da cui dipendono servizi essenziali per il territorio.

Come sottolineato da ISPRA, i numeri rappresentano una base solida per orientare le scelte: è su questa capacità di lettura e interpretazione che si gioca la possibilità di affrontare un contesto in continua evoluzione, segnato dagli effetti del cambiamento climatico.

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