Le analisi hanno evidenziato, ad esempio, che circa il 30% della rete monitorata è interessato da infiltrazioni parassite: ingressi di acque non reflue causati da giunzioni deteriorate, condotte danneggiate o infiltrazioni diffuse. Un fenomeno spesso invisibile, ma con un impatto rilevante sull’intero sistema, perché aumenta i volumi da trattare e mette sotto pressione gli impianti di depurazione.
È proprio qui che emerge il valore dell’approccio data-driven: la possibilità di individuare e localizzare queste anomalie consente di passare da una gestione reattiva a una manutenzione predittiva e mirata, migliorando l’efficienza della rete e riducendo il carico sugli impianti. Parallelamente, Iren investe anche nell’evoluzione degli impianti di depurazione, veri snodi strategici del ciclo idrico. Alcuni casi, come i depuratori di Genova Cornigliano e Reggio Emilia Mancasale, rappresentano esempi concreti di innovazione applicata: impianti progettati per ottimizzare i processi, ridurre l’impatto ambientale e valorizzare le risorse, ad esempio attraverso il recupero di energia dai fanghi.
"Il tema dell’acqua è ormai strategico quanto, se non più, dell’energia. In Italia perdiamo ancora il 37% dell’acqua nelle reti e investiamo troppo poco: servirebbero almeno 2 miliardi di euro in più all’anno per mettere in sicurezza il sistema - ha sottolineato Luca Dal Fabbro, presidente del Gruppo Iren, nel panel “Costruire il futuro dell’acqua: innovazione e investimenti nelle infrastrutture idriche” - Nel frattempo aumentano i rischi, dagli attacchi cibernetici alle infrastrutture (cresciuti del 27,4%) a una superficie di vulnerabilità sempre più ampia. Permane inoltre un forte divario territoriale: al Nord si investono circa 90 euro per abitante, al Centro-Sud appena 22. Oggi raccogliamo meno del 14% dell’acqua disponibile: investire in invasi significa affrontare insieme disponibilità idrica e rischio idrogeologico. L’acqua sarà sempre più un fattore competitivo, anche per energia e data center. Per questo serve un’accelerazione sugli investimenti e una visione industriale che metta al centro sicurezza, qualità e sostenibilità della risorsa". L’impegno e gli investimenti di Iren, come richiamano le parole del presidente Dal Fabbro, si estendono anche allo sviluppo di infrastrutture sempre più resilienti, capaci di rispondere agli effetti del cambiamento climatico e di garantire continuità e qualità del servizio nei territori. In questo scenario, il ruolo delle utility evolve profondamente: da gestori di reti a piattaforme integrate di dati, tecnologie e competenze, in grado di trasformare la complessità del sistema idrico in azioni concrete, efficienti e sostenibili.