Acqua

Servizio idrico integrato: cosa dicono i dati del Libro Bianco Valore Acqua 2026

20 marzo 2026
  • L’acqua è un’infrastruttura invisibile ma essenziale: sostiene circa il 20% del PIL italiano e un ampio sistema produttivo.
 
  • L’Italia è il Paese più idrovoro d’Europa, con una pressione crescente sulla risorsa tra domanda elevata e disponibilità variabile.
 
  • Il cambiamento climatico accentua il paradosso tra siccità ed eventi estremi, aumentando i rischi per territori ed economia.
 
  • Innovazione, digitalizzazione e il ruolo delle utility guidano la transizione verso una gestione più efficiente, predittiva e sostenibile.

C’è una risorsa che più di altre misura la capacità di un Paese di affrontare il presente e progettare il futuro: l’acqua. Non solo perché è essenziale per la vita quotidiana, ma perché intorno alla sua gestione si intrecciano economia, sicurezza, qualità dei servizi e resilienza dei territori.

È da questa prospettiva che parte il Libro Bianco “Valore Acqua 2026”, presentato a Roma dalla Community Valore Acqua per l’Italia di The European House - Ambrosetti, con il coinvolgimento di istituzioni, imprese e stakeholder del settore: il report offre una lettura aggiornata del servizio idrico integrato, mettendo in evidenza le principali sfide e le traiettorie di evoluzione del sistema.

diga con acqua

Il valore dell’acqua nell’economia italiana

Uno dei dati più rilevanti che emerge dal Libro Bianco riguarda il peso dell’acqua nel sistema economico nazionale. Se si considera la filiera estesa, che include non solo il ciclo idrico ma anche le catene di fornitura, le attività gestite in economia e tutti i settori che utilizzano l’acqua come input primario, la risorsa si conferma come un vero abilitatore dello sviluppo.

Nel 2024, infatti, l’acqua ha contribuito alla generazione di 384 miliardi di euro di valore aggiunto. Un dato che rende evidente come, senza questa risorsa, circa il 20% del PIL italiano non potrebbe essere prodotto.

Questo impatto si riflette su un tessuto produttivo ampio e articolato, che comprende oltre 1,1 milioni di aziende agricole, circa 330.000 imprese manifatturiere idrovore e più di 10.000 imprese del settore energetico. L’acqua emerge così come un’infrastruttura invisibile ma imprescindibile, capace di sostenere trasversalmente l’intero sistema economico.

Un Paese ad alta intensità idrica

 

Il Libro Bianco evidenzia anche un dato strutturale che riguarda il posizionamento dell’Italia in Europa: con circa 130 miliardi di metri cubi di acqua utilizzati ogni anno, il nostro Paese risulta il più idrovoro del continente.

Questo dato restituisce con chiarezza la pressione che insiste sulla risorsa e rende evidente la necessità di una gestione sempre più efficiente, capace di bilanciare domanda, disponibilità e sostenibilità nel lungo periodo.

Una necessità strettamente correlata al contesto globale e nazionale, sempre più esposto al rischio di “bancarotta idrica globale” determinato dalla crescita della domanda e da un utilizzo intensivo delle risorse. In questo scenario, l’acqua diventa un fattore critico per la sicurezza alimentare, la stabilità sociale e lo sviluppo economico. Una pressione che si riflette anche in Italia, dove il sistema idrico deve confrontarsi con una disponibilità sempre più variabile e con una domanda elevata.

Il paradosso climatico e il divario nella consapevolezza

Uno degli elementi centrali del Libro Bianco 2026 è l’impatto del cambiamento climatico sul ciclo dell’acqua. Il report descrive una dinamica sempre più evidente: la coesistenza di fenomeni opposti che aumentano la complessità della gestione della risorsa.

In Italia si registra una riduzione delle precipitazioni medie, accompagnata però da un aumento degli eventi estremi, come alluvioni e piogge intense. Questo squilibrio accentua lo stress idrico e genera effetti economici rilevanti sui territori.

A questa dimensione si affianca un tema culturale sempre più rilevante. L’analisi dell’impronta idrica (water footprint) mostra come i consumi non siano legati solo all’uso diretto dell’acqua, ma anche a quelli indiretti connessi alla produzione di beni e servizi. Le scelte di consumo e produzione influenzano quindi in modo significativo la gestione complessiva della risorsa.

Nonostante il 96% degli italiani dichiari di adottare comportamenti per ridurre i consumi idrici e il 57% affermi di impegnarsi quotidianamente in questa direzione, solo il 4% è in grado di quantificarli correttamente, mentre oltre un quarto della popolazione non sa stimarli. Un divario che evidenzia quanto sia ancora necessario rafforzare la consapevolezza e accompagnare cittadini e imprese verso modelli più sostenibili.

presentazione libro valore acqua

Infrastrutture e resilienza: una sfida aperta

Il sistema infrastrutturale italiano si trova oggi ad affrontare una sfida complessa. Le reti idriche e i sistemi urbani non sono ancora pienamente adeguati a gestire gli effetti del cambiamento climatico, in particolare l’aumento degli eventi estremi.

Il Libro Bianco evidenzia la necessità di integrare nuove soluzioni nella pianificazione urbana, come sistemi di drenaggio sostenibile, superfici permeabili e infrastrutture verdi. Interventi che consentono di migliorare la capacità di adattamento delle città e di ridurre i rischi legati alle precipitazioni intense.

A questa criticità si aggiunge il tema delle perdite di rete. In Italia, oltre il 40% dell’acqua immessa negli acquedotti viene dispersa, un dato che sottolinea l’urgenza di investimenti e interventi strutturali per aumentare l’efficienza del sistema.

luca dal fabbro

Il ruolo delle utility: dall’analisi all’azione

Le evidenze del Libro Bianco trovano una traduzione concreta nell’attività delle utility, chiamate a trasformare strategie e dati in interventi operativi, capaci di incidere direttamente sulla qualità e sulla sostenibilità del servizio. In questo contesto, il Gruppo Iren si inserisce come attore attivo nella trasformazione del servizio idrico, contribuendo a ridefinire il ciclo dell’acqua attraverso un approccio integrato che combina innovazione tecnologica, gestione avanzata e visione industriale.

Un esempio concreto di questa evoluzione è rappresentato dal sistema sviluppato da IRETI, che applica un modello avanzato di gestione delle reti basato sull’integrazione tra distrettualizzazione, sensoristica diffusa e modelli di machine learning. Questo approccio consente di monitorare in modo continuo e dinamico lo stato delle infrastrutture, trasformando i dati raccolti in strumenti decisionali operativi.

Tra il 2020 e il 2025 sono stati installati oltre 220 sensori in diversi agglomerati fognari nei territori serviti dal Gruppo - da Parma a Genova, da Reggio Emilia a Livorno, fino a La Spezia, Vercelli, Rapallo e Langhirano - coprendo più di 1.100 chilometri di rete. L’infrastruttura digitale così costruita ha permesso di ottenere una conoscenza più profonda del funzionamento del sistema, portando alla luce criticità altrimenti difficilmente individuabili.

Le analisi hanno evidenziato, ad esempio, che circa il 30% della rete monitorata è interessato da infiltrazioni parassite: ingressi di acque non reflue causati da giunzioni deteriorate, condotte danneggiate o infiltrazioni diffuse. Un fenomeno spesso invisibile, ma con un impatto rilevante sull’intero sistema, perché aumenta i volumi da trattare e mette sotto pressione gli impianti di depurazione.

È proprio qui che emerge il valore dell’approccio data-driven: la possibilità di individuare e localizzare queste anomalie consente di passare da una gestione reattiva a una manutenzione predittiva e mirata, migliorando l’efficienza della rete e riducendo il carico sugli impianti. Parallelamente, Iren investe anche nell’evoluzione degli impianti di depurazione, veri snodi strategici del ciclo idrico. Alcuni casi, come i depuratori di Genova Cornigliano e Reggio Emilia Mancasale, rappresentano esempi concreti di innovazione applicata: impianti progettati per ottimizzare i processi, ridurre l’impatto ambientale e valorizzare le risorse, ad esempio attraverso il recupero di energia dai fanghi.

"Il tema dell’acqua è ormai strategico quanto, se non più, dell’energia. In Italia perdiamo ancora il 37% dell’acqua nelle reti e investiamo troppo poco: servirebbero almeno 2 miliardi di euro in più all’anno per mettere in sicurezza il sistema - ha sottolineato Luca Dal Fabbro, presidente del Gruppo Iren, nel  panel “Costruire il futuro dell’acqua: innovazione e investimenti nelle infrastrutture idriche” - Nel frattempo aumentano i rischi, dagli attacchi cibernetici alle infrastrutture (cresciuti del 27,4%) a una superficie di vulnerabilità sempre più ampia. Permane inoltre un forte divario territoriale: al Nord si investono circa 90 euro per abitante, al Centro-Sud appena 22. Oggi raccogliamo meno del 14% dell’acqua disponibile: investire in invasi significa affrontare insieme disponibilità idrica e rischio idrogeologico. L’acqua sarà sempre più un fattore competitivo, anche per energia e data center. Per questo serve un’accelerazione sugli investimenti e una visione industriale che metta al centro sicurezza, qualità e sostenibilità della risorsa". L’impegno e gli investimenti di Iren, come richiamano le parole del presidente Dal Fabbro, si estendono anche allo sviluppo di infrastrutture sempre più resilienti, capaci di rispondere agli effetti del cambiamento climatico e di garantire continuità e qualità del servizio nei territori. In questo scenario, il ruolo delle utility evolve profondamente: da gestori di reti a piattaforme integrate di dati, tecnologie e competenze, in grado di trasformare la complessità del sistema idrico in azioni concrete, efficienti e sostenibili.

Una risorsa da gestire con visione

Il Libro Bianco “Valore Acqua 2026” restituisce l’immagine di un settore che ha già avviato un percorso di trasformazione, ma che richiede un’accelerazione. L’acqua emerge come un asset strategico, capace di influenzare economia, ambiente e qualità della vita.

La sfida è costruire un sistema più efficiente, resiliente e sostenibile, in cui infrastrutture, innovazione e consapevolezza procedano insieme. Perché è proprio dalla gestione di questa risorsa che passa una parte decisiva del futuro dei territori.

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