Innovazione

Acqua e innovazione: le tecnologie con cui Iren rende più sostenibile il ciclo idrico

17 marzo 2026
  •  Il Gruppo Iren utilizza sensori, analisi dei dati e intelligenza artificiale per trasformare le reti fognarie in infrastrutture intelligenti e migliorare la gestione del ciclo idrico.
 
  • IRETI gestisce oltre 11.000 km di rete fognaria e ha installato più di 220 sensori per monitorare oltre 1.100 km di infrastrutture, individuando infiltrazioni e ottimizzando i processi depurativi.
 
  • Depuratori come Genova Cornigliano e Mancasale rappresentano esempi di innovazione nella depurazione delle acque e nel recupero di energia dai fanghi.

 

  • Nuove infrastrutture, come il campo pozzi realizzato in Liguria, rafforzano la resilienza del sistema idrico e aiutano ad affrontare i periodi di siccità.

Ogni anno il 22 marzo - Giornata Mondiale dell’Acqua - richiama l’attenzione su una delle risorse più preziose e allo stesso tempo più vulnerabili del pianeta. I cambiamenti climatici, l’aumento dei consumi e la crescente pressione sugli ecosistemi rendono sempre più urgente ripensare il modo in cui l’acqua viene gestita, dalla captazione alla distribuzione fino al trattamento delle acque reflue.

Oggi il ciclo idrico integrato è al centro di una profonda trasformazione guidata dall’innovazione tecnologica. Sensori intelligenti, piattaforme di analisi dei dati, sistemi di monitoraggio in tempo reale e nuovi modelli di gestione permettono di rendere le infrastrutture idriche più efficienti e resilienti. In questo scenario il Gruppo Iren investe nello sviluppo di infrastrutture e tecnologie innovative per migliorare la qualità del servizio idrico e rafforzare la tutela della risorsa. Un impegno che dimostra come la gestione sostenibile dell’acqua passi sempre più dall’integrazione tra tecnologia, dati e competenze.

Reti fognarie intelligenti: la trasformazione delle infrastrutture urbane

Una delle componenti meno visibili ma più importanti del ciclo idrico è rappresentata dalle reti fognarie, che raccolgono le acque reflue provenienti dalle città e le convogliano verso gli impianti di depurazione.

La loro gestione è fondamentale per garantire il corretto funzionamento del sistema idrico e per proteggere l’ambiente. Negli ultimi anni queste infrastrutture stanno vivendo una vera e propria evoluzione tecnologica grazie all’utilizzo di strumenti digitali e sistemi di monitoraggio avanzati.

Un esempio significativo arriva da IRETI, società del Gruppo Iren che gestisce oltre 11.000 chilometri di rete fognaria, servendo 328 comuni e più di 1.000 impianti di depurazione. Si tratta di una rete complessa, composta da infrastrutture di diversa tipologia e dimensione, progettate per garantire elevate prestazioni depurative e adattarsi alle caratteristiche dei territori serviti.

Per migliorare ulteriormente l’efficienza del sistema, il Gruppo ha avviato negli ultimi anni un importante programma di monitoraggio strumentale delle reti fognarie, con l’obiettivo di rendere il ciclo idrico sempre più resiliente e sostenibile.

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Sensori e intelligenza artificiale per monitorare le reti

Dal 2020 il Gruppo Iren ha sviluppato un progetto di digitalizzazione delle infrastrutture fognarie basato su sensoristica diffusa, analisi dei dati e intelligenza artificiale.

Questi sistemi permettono di trasformare le reti tradizionali in vere e proprie reti fognarie intelligenti, capaci di monitorare in tempo reale il flusso delle acque reflue. I sensori installati lungo le condotte raccolgono informazioni su volume, velocità e qualità delle acque, consentendo di individuare tempestivamente eventuali anomalie.

Grazie a queste tecnologie è possibile monitorare continuamente il funzionamento della rete; migliorare l’efficienza dei processi di depurazione; prevenire malfunzionamenti e perdite attraverso interventi mirati e gestire meglio i picchi di afflusso durante eventi meteorologici intensi. Questo approccio consente di passare da una gestione reattiva delle infrastrutture a una gestione predittiva e proattiva, basata sull’analisi continua dei dati.

Monitoraggio delle reti: oltre 220 sensori installati

Il sistema sviluppato da IRETI si basa su una combinazione di distrettualizzazione avanzata della rete, sensori di campo e modelli di machine learning che permettono di analizzare costantemente lo stato delle infrastrutture.

Tra il 2020 e il 2025 sono stati installati oltre 220 sensori per monitorare diversi agglomerati fognari in numerosi territori serviti dal Gruppo: Parma, Genova, Reggio Emilia, Livorno, La Spezia, Vercelli, Rapallo e Langhirano. Il progetto ha interessato una porzione di rete superiore a 1.100 chilometri e ha permesso di raccogliere informazioni fondamentali sul funzionamento del sistema. Le analisi hanno evidenziato, ad esempio, che circa il 30% della rete monitorata è interessato da infiltrazioni parassite, cioè ingressi di acque non reflue nella rete fognaria causati da giunzioni danneggiate o infiltrazioni attraverso tombini e condotte. Individuare questi fenomeni consente di intervenire in modo mirato, migliorando l’efficienza della rete e riducendo il carico sugli impianti di depurazione.

Depuratori: dove le acque reflue tornano una risorsa

Se le reti fognarie rappresentano il sistema di raccolta delle acque reflue, i depuratori sono il punto in cui queste acque vengono trattate prima di essere restituite all’ambiente.

Il Gruppo Iren gestisce numerosi impianti di depurazione distribuiti nei territori in cui opera, tra cui quelli di Genova Cornigliano, Reggio Emilia Mancasale, Parma, Piacenza e La Spezia, oltre a molti altri impianti che servono città, aree industriali e distretti produttivi. In questi impianti le acque reflue vengono sottoposte a una serie di trattamenti fisici, chimici e biologici che permettono di eliminare sostanze inquinanti e restituire all’ambiente acqua depurata nel rispetto degli standard ambientali.

Il processo di depurazione prevede diverse fasi: una prima separazione dei materiali solidi, seguita da trattamenti biologici che degradano le sostanze organiche e da ulteriori fasi di chiarificazione che consentono di ottenere acqua depurata.

Queste infrastrutture svolgono quindi un ruolo fondamentale per la tutela dei corsi d’acqua, degli ecosistemi e delle risorse naturali.

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Il nuovo depuratore di Genova Cornigliano

Tra gli impianti più innovativi gestiti dal Gruppo Iren si distingue il depuratore di Genova Cornigliano, progettato per migliorare il trattamento delle acque reflue nell’area metropolitana genovese e contribuire alla tutela dell’ambiente marino.

L’impianto utilizza tecnologie avanzate di trattamento biologico che permettono di rimuovere in modo efficace le sostanze organiche presenti nei reflui. Un aspetto particolarmente importante riguarda la gestione dei fanghi di depurazione, sottoprodotto del processo di trattamento delle acque.

Attraverso processi di digestione anaerobica, i fanghi possono essere trasformati in biogas, una fonte di energia rinnovabile che può essere utilizzata per alimentare parte dei fabbisogni energetici dell’impianto. Questo approccio consente di valorizzare le risorse presenti nei reflui e di ridurre i consumi energetici complessivi, trasformando il depuratore in un’infrastruttura sempre più orientata ai principi dell’economia circolare.

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Il depuratore di Mancasale: uno degli impianti più importanti del Gruppo

Un altro esempio particolarmente virtuoso è rappresentato dal depuratore di Mancasale, situato a Reggio Emilia. L’impianto tratta le acque reflue provenienti dalla città e dal territorio circostante, comprese quelle di origine industriale, garantendo elevati standard di qualità nel processo di depurazione.

Il funzionamento dell’impianto si basa su una sequenza di trattamenti che combinano processi meccanici e biologici. In una prima fase vengono eliminati i materiali solidi attraverso sistemi di grigliatura e sedimentazione. Successivamente interviene la fase biologica, nella quale microrganismi naturali degradano le sostanze organiche presenti nei reflui.

Il processo si conclude con una fase di chiarificazione che permette di separare l’acqua depurata dai fanghi prodotti durante il trattamento. L’acqua trattata può quindi essere restituita ai corsi d’acqua nel rispetto dei limiti ambientali previsti dalla normativa.

Grazie alla capacità di trattare grandi volumi di reflui e all’utilizzo di tecnologie avanzate, il depuratore di Mancasale rappresenta un’infrastruttura strategica per il territorio e un esempio concreto di innovazione nel settore della depurazione.

Innovazione per affrontare la siccità

La gestione sostenibile dell’acqua non riguarda solo il trattamento delle acque reflue, ma anche la capacità di garantire la disponibilità della risorsa nei periodi di maggiore stress climatico. Per questo motivo il Gruppo Iren ha sviluppato diversi progetti infrastrutturali e sistemi di monitoraggio dedicati alla gestione delle risorse idriche. Tra questi rientra il campo pozzi realizzato da IRETI in Liguria.

Inaugurato a giugno 2025, si trova a Molino Vecchio e si compone di tre pozzi in prossimità della falda e della conseguente installazione di due elettropompe sommerse, per un incremento massimo totale di portata di circa 10 litri al secondo, non escludendo in futuro un eventuale apporto maggiore qualora le capacità della falda lo consentissero. Una scelta strategica che consente di aumentare la disponibilità idrica nei periodi di crisi, alleggerendo la pressione sulle sorgenti tradizionali, spesso messe in difficoltà da lunghi periodi di assenza di precipitazioni. 

Tecnologia e sostenibilità per il futuro dell’acqua

Dalle reti fognarie intelligenti agli impianti di depurazione più avanzati, fino alle infrastrutture dedicate alla gestione delle risorse idriche, l’innovazione tecnologica sta trasformando profondamente il ciclo dell’acqua.

Attraverso la digitalizzazione delle reti, lo sviluppo di impianti sempre più efficienti e l’utilizzo dei dati per migliorare la gestione delle infrastrutture, il Gruppo Iren contribuisce a rendere il sistema idrico più resiliente e sostenibile.

La tutela dell’acqua passa infatti sempre più dalla capacità di integrare tecnologia, competenze e responsabilità ambientale, elementi che rendono il ciclo idrico uno dei pilastri della transizione ecologica dei territori.

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