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M come Materia Prima Seconda: il pilastro dell'economia circolare industriale

28 ottobre 2026
  • Le Materie Prime Seconde sono materiali ottenuti attraverso il recupero e il riciclo dei rifiuti, che possono tornare a essere utilizzati nei processi produttivi.

  • Perché un rifiuto possa cessare di essere tale deve rispettare precise condizioni tecniche, ambientali e normative, secondo il principio dell'End of Waste.

  • Utilizzare materiali riciclati consente di mantenere più a lungo le risorse nel sistema economico e di ridurre il ricorso alle materie prime vergini.

  • Impianti come Circular Plastic e Risma mostrano come selezione, tecnologie industriali e controllo dei materiali possano trasformare gli scarti in risorse per nuove produzioni.

Una bottiglia di plastica, un vecchio mobile o un'apparecchiatura elettronica possono sembrare oggetti molto diversi tra loro. Quando arrivano alla fine della loro vita utile, però, hanno qualcosa in comune: contengono materiali che possono conservare un valore anche dopo che il prodotto originario è diventato un rifiuto. È uno dei principi fondamentali dell'economia circolare. Anziché seguire un percorso lineare che parte dall'estrazione delle risorse e termina con lo smaltimento, i materiali vengono recuperati e reintrodotti nel sistema produttivo. Quando raggiungono caratteristiche adeguate a essere nuovamente impiegati, si parla comunemente di Materie Prime Seconde o MPS.

Che cos'è una Materia Prima Seconda e perché è diversa da un rifiuto

Con l'espressione Materia Prima Seconda si indicano, in senso generale, i materiali derivati dal recupero e dal riciclo dei rifiuti. La definizione aiuta già a comprendere la differenza rispetto a una materia prima tradizionale: quest'ultima viene prelevata direttamente dalle risorse naturali, mentre quella secondaria deriva da materiali che sono già entrati almeno una volta nel sistema economico.

 

Materia Prima Seconda e rifiuto, tuttavia, non sono sinonimi. Il rifiuto è il punto di partenza del processo di recupero, mentre la nuova materia è uno dei possibili risultati. Anche dal punto di vista normativo è importante distinguere i due concetti. Oggi il riferimento giuridico centrale è quello della cessazione della qualifica di rifiuto, in inglese End of Waste. È il passaggio attraverso il quale un materiale sottoposto a un'operazione di recupero può perdere lo status di rifiuto e rientrare nel ciclo economico in condizioni definite.

Dal rifiuto alla nuova materia: come nasce una MPS

Prima di poter tornare nell'industria, i materiali devono essere raccolti, separati e trattati in funzione delle loro caratteristiche. Una buona raccolta differenziata permette innanzitutto di mantenere distinti flussi che richiedono lavorazioni diverse. Negli impianti avvengono poi ulteriori operazioni di selezione: le plastiche possono essere separate per tipologia di polimero, dal legno devono essere eliminate eventuali componenti metalliche, mentre dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche possono essere recuperati metalli e altre frazioni di valore. Seguono i trattamenti necessari a ottenere un materiale con caratteristiche compatibili con un nuovo utilizzo. A seconda della filiera possono comprendere triturazione, pulizia, raffinazione, macinazione, separazioni meccaniche o ottiche e processi fisici o chimici più complessi.

 

Il risultato può essere molto diverso dal prodotto di partenza. Una bottiglia non deve necessariamente tornare a essere una bottiglia e un vecchio mobile non deve trasformarsi in un nuovo mobile. Ciò che conta è recuperare la materia e renderla adatta a una nuova funzione produttiva. È proprio questo passaggio a distinguere il riciclo dalla semplice raccolta. Separare correttamente un rifiuto rende possibile il processo, ma il cerchio si chiude quando il materiale ottenuto può essere effettivamente utilizzato per produrre qualcosa di nuovo.

in foto sono rappresentati numerosi rifiuti RAEE, tra cui una tastiera rotta di un computer e un telefonino degli anni 2000

Quando un rifiuto può tornare a essere una risorsa

Non qualsiasi materiale recuperato può essere automaticamente considerato una nuova materia. Un'impresa che lo utilizza deve poter sapere che cosa contiene, quali caratteristiche possiede e se può garantire le prestazioni richieste dal processo produttivo. È qui che diventa centrale l'End of Waste. La normativa europea stabilisce le condizioni generali necessarie affinché un rifiuto, dopo essere stato sottoposto a recupero o riciclo, possa cessare di essere considerato tale. Il materiale deve essere destinato a scopi specifici e deve esistere una domanda o un mercato per il suo utilizzo. Deve inoltre soddisfare i requisiti tecnici previsti per quella determinata applicazione e rispettare la legislazione e gli standard applicabili ai prodotti. Il suo impiego, infine, non deve provocare impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana.

Questo spiega perché la qualità sia uno degli elementi decisivi dell'economia circolare industriale. Materiali troppo eterogenei o contaminati possono essere più difficili da reintrodurre nei cicli produttivi. Al contrario, processi di selezione sempre più precisi permettono di ottenere flussi con caratteristiche maggiormente controllate. Il recupero, quindi, non consiste soltanto nell'estrarre qualcosa di utilizzabile dai rifiuti. Significa riuscire a ottenere materiali che possano rispondere alle esigenze concrete dell'industria e trovare un nuovo impiego.

Perché le Materie Prime Seconde sono strategiche per l'industria

Ogni volta che una materia riciclata sostituisce una materia vergine compatibile con lo stesso processo, una risorsa già presente nel sistema economico viene utilizzata più a lungo. In questo modo il valore dei materiali può attraversare più cicli produttivi anziché esaurirsi dopo il primo utilizzo. La disponibilità di Materie Prime Seconde assume inoltre un'importanza crescente per l'industria europea. Molte produzioni dipendono infatti da risorse estratte o trasformate fuori dall'Unione, con catene di approvvigionamento che possono risentire di tensioni geopolitiche, oscillazioni dei mercati e concentrazione della produzione in pochi Paesi. Il tema è particolarmente evidente per le materie prime critiche, indispensabili per numerose tecnologie energetiche e digitali. Il Critical Raw Materials Act ha fissato per il 2030 l'obiettivo di sviluppare nell'UE una capacità di riciclo pari ad almeno il 25% del consumo annuo di materie prime strategiche, insieme a obiettivi per estrazione e trasformazione e alla riduzione dell'eccessiva dipendenza da singoli Paesi terzi.

 

Il riciclo non può naturalmente sostituire tutta l'estrazione di nuove risorse. Una parte dei materiali viene persa durante i processi, alcune applicazioni richiedono caratteristiche specifiche e la crescita della domanda può rendere necessarie quantità superiori a quelle recuperabili dai prodotti arrivati a fine vita. Le MPS possono però affiancare le materie vergini, contribuendo a diversificare le fonti di approvvigionamento. Per questo l'economia circolare assume anche una dimensione industriale: recuperare bene i materiali significa creare nuove risorse disponibili per il sistema produttivo.

smaltimento rifiuti in prastica in un impianto dedicato

Dalla plastica alla carta: quando il rifiuto torna nella produzione

Per capire quanto la qualità della selezione sia importante basta osservare cosa accade alla plastica. Con il termine "plastica" indichiamo infatti una famiglia molto ampia di materiali, con composizioni e proprietà differenti che non possono essere trattati tutti allo stesso modo. A Borgaro Torinese, Circular Plastic, realizzato da Amiat e gestito da I.Blu, società del Gruppo Iren, può trattare fino a 100.000 tonnellate di rifiuti plastici all'anno. La linea comprende 130 nastri trasportatori e 22 lettori ottici capaci di riconoscere e separare fino a 17 tipologie di polimeri e plastiche, preparando le diverse frazioni per le successive fasi di recupero. La tecnologia consente, per esempio, di distinguere materiali rigidi e flessibili e di separare le bottiglie in PET anche in base al colore. È un passaggio essenziale perché flussi più omogenei facilitano il successivo riciclo e aumentano le possibilità di ottenere materiali nuovamente utilizzabili.

Un altro esempio riguarda la carta e il cartone. A Collegno, in provincia di Torino, RISMA (Recupero Integrato Selezione Materia Amiat) è il nuovo impianto di Amiat Gruppo Iren inaugurato nell'aprile 2026, primo in Italia progettato per separare e trattare sei diverse frazioni di carta e cartone all'interno di un unico processo. Con una capacità di trattamento fino a 66.500 tonnellate all'anno, l'impianto utilizza sistemi automatizzati di selezione meccanica e ottica per distinguere materiali differenti, dalla carta da ufficio ai giornali, dal cartone ondulato ai contenitori poliaccoppiati per bevande. Queste tecnologie permettono di ridurre le impurità e ottenere frazioni più omogenee, migliorando la qualità dei materiali destinati al riciclo e il loro valore come Materie Prime Seconde. Plastica e carta seguono processi industriali differenti, ma mostrano lo stesso principio: una selezione accurata è fondamentale per trasformare i rifiuti in risorse che possano rientrare nei cicli produttivi, riducendo il ricorso alle materie prime vergini.

Chiudere il cerchio: perché riciclare non basta

Per chiudere davvero il cerchio occorre che i materiali recuperati possano trovare una nuova applicazione e rientrare stabilmente nei processi produttivi. Significa creare filiere capaci di garantire qualità, quantità sufficienti e continuità delle forniture, ma anche una domanda industriale per le materie riciclate. È un passaggio sul quale anche l'Europa sta concentrando l'attenzione. Le politiche sulle materie prime critiche puntano infatti non soltanto ad aumentare la capacità di riciclo, ma anche a sviluppare un mercato più forte per le materie prime secondarie, così che le risorse recuperate possano effettivamente essere valorizzate all'interno dell'economia europea.

 

La Materia Prima Seconda si trova quindi nel punto esatto in cui la gestione dei rifiuti incontra la produzione industriale. Da una parte c'è un materiale che ha terminato la funzione per cui era stato originariamente utilizzato; dall'altra una nuova risorsa con caratteristiche adatte a entrare in un altro processo. Ed è proprio questo passaggio a rendere concreto il principio della circolarità: non eliminare completamente il bisogno di nuove materie, ma mantenere quelle già estratte e trasformate nel sistema economico il più a lungo possibile, facendo del rifiuto l'inizio potenziale di un nuovo ciclo produttivo.

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