Un vestito che non utilizziamo più può avere destinazioni molto diverse: essere riutilizzato, trasformato, riciclato oppure diventare un rifiuto. Proprio ciò che accade ai prodotti tessili dopo il loro utilizzo è al centro delle nuove regole europee, che puntano a rendere più circolare una filiera dal forte impatto ambientale. Il problema riguarda quantità importanti di materiali. Nel 2019 nell'Unione europea sono stati generati circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, ma soltanto un quinto è stato raccolto separatamente per il riuso o il riciclo. Dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri devono assicurare la raccolta separata dei tessili e, con la revisione della Direttiva quadro sui rifiuti entrata in vigore di recente, l'Europa ha introdotto regole comuni sulla responsabilità estesa del produttore.
- Dal 19 luglio 2026 le grandi imprese non possono più distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti, salvo specifiche eccezioni.
- Le nuove regole europee introducono sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR) anche per tessili e calzature, coinvolgendo maggiormente chi immette i prodotti sul mercato nella loro gestione a fine vita.
- Con Raccogli-AMO, a Torino, realizzato con Amiat, anche alcuni punti vendita diventano luoghi di conferimento per abiti usati e tessili da avviare a selezione, riuso o riciclo.
- Progetti come RiVestiTO mostrano come tracciabilità, selezione e innovazione possano aiutare a valorizzare meglio i capi raccolti e prolungarne il ciclo di vita.