Green

Rifiuti tessili: come cambia la raccolta con le nuove regole europee

25 settembre 2026
  • Dal 19 luglio 2026 le grandi imprese non possono più distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti, salvo specifiche eccezioni.

  • Le nuove regole europee introducono sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR) anche per tessili e calzature, coinvolgendo maggiormente chi immette i prodotti sul mercato nella loro gestione a fine vita.

  • Con Raccogli-AMO, a Torino, realizzato con Amiat, anche alcuni punti vendita diventano luoghi di conferimento per abiti usati e tessili da avviare a selezione, riuso o riciclo.

  • Progetti come RiVestiTO mostrano come tracciabilità, selezione e innovazione possano aiutare a valorizzare meglio i capi raccolti e prolungarne il ciclo di vita.

Un vestito che non utilizziamo più può avere destinazioni molto diverse: essere riutilizzato, trasformato, riciclato oppure diventare un rifiuto. Proprio ciò che accade ai prodotti tessili dopo il loro utilizzo è al centro delle nuove regole europee, che puntano a rendere più circolare una filiera dal forte impatto ambientale. Il problema riguarda quantità importanti di materiali. Nel 2019 nell'Unione europea sono stati generati circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, ma soltanto un quinto è stato raccolto separatamente per il riuso o il riciclo. Dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri devono assicurare la raccolta separata dei tessili e, con la revisione della Direttiva quadro sui rifiuti entrata in vigore di recente, l'Europa ha introdotto regole comuni sulla responsabilità estesa del produttore.

montagna di rifiuti tessili

Perché l'Europa sta cambiando le regole sui rifiuti tessili

Il cambiamento riguarda l'intero ciclo di vita dei prodotti. Un primo tassello è il divieto di distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti, previsto dal Regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR). Dal 19 luglio 2026 il divieto si applica alle grandi imprese, mentre per quelle di medie dimensioni è previsto a partire dal luglio 2030. Sono contemplate alcune eccezioni, ad esempio per ragioni di sicurezza o quando i prodotti risultano danneggiati.

La misura interviene su uno spreco che avviene ancora prima dell'utilizzo: secondo la Commissione europea, ogni anno viene distrutto tra il 4 e il 9% dei prodotti tessili invenduti in Europa. A questa novità si affiancano le nuove regole sui rifiuti tessili. L'obiettivo è spostare progressivamente la filiera da un modello in cui il problema emerge soprattutto alla fine della vita del prodotto a uno nel quale la sua futura gestione viene considerata fin dall'immissione sul mercato.

Cosa sono i sistemi EPR e cosa cambia per gli abiti usati

Uno degli strumenti scelti dall'Unione europea è la responsabilità estesa del produttore, indicata con la sigla EPR (Extended Producer Responsibility). Con la revisione della Direttiva quadro sui rifiuti, tutti gli Stati membri devono istituire sistemi EPR per tessili e calzature secondo regole comuni. In concreto, i produttori dovranno contribuire economicamente alla gestione dei prodotti che immettono sul mercato quando diventano rifiuti.

 

Le risorse serviranno a finanziare raccolta e trattamento dei tessili, comprese le attività necessarie per prepararli al riuso o avviarli al riciclo. I contributi saranno inoltre modulati considerando criteri di sostenibilità, tra cui durabilità e riciclabilità dei prodotti. Cambiano così anche i luoghi in cui può avvenire la raccolta. Ai contenitori stradali e ai centri di raccolta possono affiancarsi i negozi, avvicinando il conferimento ai luoghi frequentati abitualmente per acquistare abiti e accessori.

Raccogli-AMO: a Torino gli abiti usati si portano anche nei negozi

È proprio questa la strada sperimentata a Torino con Raccogli-AMO, progetto pilota promosso da Erion Textiles e realizzato nel capoluogo piemontese con Amiat Gruppo Iren e Humana People to People Italia, dopo una prima esperienza avviata a Napoli. Il progetto porta la raccolta direttamente nei punti vendita aderenti: i cittadini possono consegnare gratuitamente abiti che non utilizzano più, capi danneggiati e vestiti arrivati a fine vita. I materiali raccolti vengono poi ritirati e avviati alla selezione attraverso filiere autorizzate.

 

A Torino la sperimentazione è partita nell'estate 2026 coinvolgendo 11 negozi di diversi marchi della moda. L'obiettivo è duplice: rendere più semplice il corretto conferimento dei tessili e sperimentare sul campo un modello coerente con la responsabilità estesa del produttore. Il punto vendita assume così una funzione nuova. Non rappresenta più soltanto il luogo in cui un prodotto entra nella vita del consumatore, ma può diventare anche uno dei punti dai quali comincia il percorso successivo al suo utilizzo.

donna che ritaglia un jeans per riutilizzarlo enon gettarlo

Dalla raccolta al riuso: dare una seconda vita ai tessili

Raccogliere separatamente un abito, però, è soltanto l'inizio. Una volta intercettato, occorre capire se e come possa essere riutilizzato, riparato, trasformato o riciclato. È in questa fase che selezione e conoscenza dei materiali diventano decisive. A Torino questa prospettiva è stata esplorata anche con RiVestiTO, progetto dedicato alla valorizzazione dei tessili dismessi attraverso innovazione tecnologica e coinvolgimento della comunità. Una delle soluzioni sperimentate utilizza l'intelligenza artificiale per classificare e digitalizzare i capi raccolti, individuando per ciascuno il percorso più adatto tra riuso, riparazione e upcycling.

Il progetto ha permesso anche di sperimentare una filiera che redistribuisce i tessili ad artigiani, sartorie e designer. Nel caso delle vecchie uniformi della Polizia Locale di Torino sono stati recuperati più di mille capi, 817 dei quali affidati a 12 realtà artigiane del territorio.

 

Raccogli-AMO e RiVestiTO intervengono su momenti diversi, ma mostrano quanto la gestione dei tessili stia cambiando. Rendere più semplice il conferimento, selezionare meglio ciò che viene raccolto e trovare nuove destinazioni ai materiali significa aumentare le possibilità che un capo continui a generare valore dopo il suo primo utilizzo. Le nuove regole europee spingono proprio in questa direzione, distribuendo maggiormente la responsabilità lungo la filiera. E per i cittadini il cambiamento può diventare molto concreto: anche il negozio in cui si acquista un vestito può trasformarsi nel luogo da cui comincia la sua seconda vita.

L'articolo ti è piaciuto?
Iscriviti alla newsletter!

Ricevi mensilmente la newsletter Everyday direttamente su Linkedin: sarai aggiornato sulle ultime novità in tema di innovazione, economia circolare, scenari climatici e sfide legate alla sostenibilità

Due persone lavorano insieme al computer viste attraverso un vetro, in un ambiente luminoso con riflessi naturali.

Potrebbe interessarti

Innovazione
Iren Startup Award 2026: al via la call dedicata alla physical AI e automazione
Al via Iren Startup Award 2026, la call per startup e PMI innovative con soluzioni di AI e automazione applicabili a impianti e infrastrutture
Green
Terra Madre 2026: con “Radici” Iren ha raccontato lo sviluppo sostenibile delle città
Iren ha partecipato a Terra Madre Salone del Gusto 2026 con Radici, uno spazio esperienziale dedicato alle reti urbane e iniziative sulla raccolta differenziata
Green
Iren al Festival di Open 2026: le sfide ambientali delle città al centro del dibattito
Iren è sponsor del Festival di Open 2026 a Parma: dal 18 al 20 settembre, appuntamenti dedicati a raccolta differenziata, clima e città
Green
Millevele IREN 2026: successo a Genova per la nona edizione della Iren Utility Cup
Durante la Millevele IREN 2026 di Genova, 41 equipaggi aziendali hanno partecipato alla nona Iren Utility Cup, la regata che unisce sport e impresa
Green
Festambiente: Eduiren porta il tema della qualità del riciclo delle plastiche
A Festambiente 2026 Eduiren ha partecipato al confronto sulla qualità della raccolta delle plastiche e sul valore del corretto riciclo degli imballaggi
Rinnovabili
Dal PNRR ai territori: i progetti con cui Iren sta trasformando ambiente, acqua ed energia
Iren ha completato 55 interventi sostenuti dal PNRR: progetti per ambiente, acqua ed energia che rendono infrastrutture e servizi più efficienti e sostenibili