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Economia circolare: con il “bonus réparation” la Francia premia chi fa riparare i vestiti e riduce gli sprechi

14 agosto 2023

Negli ultimi anni la quantità di abiti prodotti e gettati via è aumentata in modo esponenziale. Complice anche il “fast fashion” che ha portato a un forte aumento della quantità di indumenti prodotti, utilizzati e poi gettati.

 

La produzione di vestiti e il loro consumo in occidente hanno un impatto talmente elevato che, nel 2020, secondo l’European Environment Agency, il settore tessile è stato la terza fonte di degrado delle risorse idriche e dell'uso del suolo. Per far fronte all'impatto che questo fenomeno ha sull'ambiente è perciò necessario ridurre gli sprechi tessili, aumentare il riciclo dei tessuti e pensare in ottica di economia circolare.

 

Per contrastare l’inquinamento e gli sprechi, la Francia ha introdotto un bonus per riparare scarpe e vestiti usati. Si chiama ““bonus réparation”, una sorta di “bonus rammendo”, e prevede uno sconto diretto in fattura per le riparazioni effettuate presso le sartorie e le calzolerie che aderiscono all’iniziativa. Si tratta di un concreto ritorno al concetto di riparo. L’incentivo, a partire da ottobre 2023, mira a cambiare la mentalità sul comparto tessile: compra secondo la legge della moda, usa e getta.

 

L’obiettivo è di sostenere gli artigiani del settore, aumentare i posti di lavoro e ridurre l’enorme quantità di sprechi e di inquinamento che derivano dall’industria del fast fashion.

Il bonus della ministra dell’Ecologia a favore del rammendo

A venire premiate dal bonus saranno sartorie e calzolerie. L’incentivo economico annunciato dalla ministra dell’Ecologia francese Bérangère Couillard consiste in un rimborso tra i 6 e i 25 euro ogni volta che si sceglie di riparare un proprio capo d’abbigliamento.

 

È di 154 milioni di euro il valore totale del fondo messo in campo dal governo francese per i prossimi cinque anni. Di questi soldi potranno beneficiare artigiani, calzolai e sarti che aderiranno al programma e si iscriveranno alla piattaforma di Refashion (azienda che vuole incentivare l’economia tessile circolare).

 

L’iniziativa si inserisce nel contesto della “legge anti-spreco” (introdotta nel 2020) che si applicava già agli imballaggi di plastica, alle confezioni monouso e al riparo degli elettrodomestici. Il comparto tessile è però una svolta significativa: nella sola Francia, ogni anno, vengono gettate via circa 700 mila tonnellate di vestiti, due terzi delle quali finiscono in discarica. Uno spreco notevole, al quale la Francia sta cercando di porre rimedio e che potrebbe interessare anche l’Italia, visto il ruolo cruciale che detiene nel mondo della moda, nonché la propensione molto positiva degli italiani al riuso.

scatola per il riciclaggio piena di vestiti da donare

L’impatto dell’industria tessile sull’ambiente

Il bonus introdotto in Francia risponde a un allarme che desta ancora troppe poche attenzioni. Iniziare a pensare anche il settore tessile in prospettiva di circolarità è fondamentale, soprattutto per l’ingente impatto che l’industria della moda ha sui nostri ecosistemi.

 

Sebbene la produzione tessile abbia bisogno di utilizzare molta acqua, a causa dei vari processi a cui i prodotti vanno incontro, non è tutto il comparto tessile a essere un pericolo per l’ambiente.

È principalmente il settore del “fast fashion” a rappresentare un’emergenza ambientale e sociale, essendo una delle attività umane con l’impatto ambientale più alto a livello mondiale e caratterizzato da numerosi casi di sfruttamento di lavoratori e lavoratrici nei paesi in via di sviluppo. Quest’attività ha un forte impatto sulle emissioni di gas serra e la dispersione di microplastiche in acqua, rilasciate durante i primi lavaggi.

 

Questo è il circolo vizioso a cui è necessario porre fine. La ricerca di materiali a basso impatto ambientale è un buon punto di partenza: meglio optare per capi ecologici e di buona manifattura oppure acquistare vintage o second hand. tutela Un impegno che vale la pena intraprendere a partire dall’armadio.

 

Senza azioni concrete il problema dei rifiuti è destinato a peggiorare sempre di più. Un allarme lanciato dalla Banca Mondiale, che ha stimato come il totale dei rifiuti prodotti a livello globale ammonterà a 3,4 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2050 contro i 2,01 miliardi del 2016.

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