Energia

Indipendenza energetica europea: il ruolo di elettrificazione, rinnovabili e reti

28 ottobre 2026
  • Nel 2024 l'Unione europea ha prodotto internamente il 43% dell'energia utilizzata, mentre il restante 57% è stato coperto dalle importazioni nette.

  • La crescita delle fonti rinnovabili permette di aumentare la quota di energia prodotta in Europa e ridurre l'esposizione ai combustibili fossili importati.

  • L'UE punta a portare la quota di elettricità sui consumi finali dall'attuale 23% al 46% entro il 2040, soprattutto attraverso una maggiore elettrificazione di trasporti, edifici e industria.

  • Per sostenere più rinnovabili ed elettrificazione servono reti più capienti, digitali, resilienti e interconnesse, capaci di integrare una produzione sempre più distribuita e variabile.

L'Europa ha compiuto importanti passi avanti per diversificare i propri approvvigionamenti energetici, ma resta ancora fortemente dipendente dall'estero. A ricordarlo è stata anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell'Unione del 16 settembre 2026, indicando nell'energia prodotta in Europa e nell'elettrificazione due elementi centrali per rafforzare l'autonomia e la competitività del continente. Nel suo intervento, von der Leyen ha ricordato che, dall'inizio del conflitto legato allo Stretto di Hormuz, il maggiore costo sostenuto dall'Europa per importare combustibili fossili ha raggiunto 90 miliardi di euro, senza che a questa spesa corrispondesse una maggiore quantità di energia disponibile. Per ridurre questa vulnerabilità occorre intervenire sulla struttura stessa del sistema energetico europeo. 

operai con divisa e caschetto che lavorano, sullo sfondo pale eoliche

Più rinnovabili per ridurre la dipendenza energetica dell'Europa

Secondo i dati Eurostat, nel 2024 l'UE ha prodotto al proprio interno il 43% dell'energia utilizzata, mentre il 57% è stato coperto dalle importazioni nette. A pesare è soprattutto la natura di ciò che viene acquistato all'estero: petrolio e prodotti petroliferi rappresentavano il 67% delle importazioni energetiche, seguiti dal gas naturale con il 24%.
Diversificare i Paesi fornitori permette di ridurre i rischi legati a un singolo mercato, ma non elimina la dipendenza dalle importazioni. Per farlo occorre invece aumentare la quantità di energia che può essere prodotta all'interno dell'Unione. 

Le fonti rinnovabili hanno un ruolo importante proprio perché consentono di valorizzare risorse disponibili sul territorio europeo. Nel 2024 hanno rappresentato il 48% della produzione primaria di energia dell'UE, davanti al nucleare, che contribuiva per il 28%. Il sistema elettrico ha già compiuto una parte significativa di questa trasformazione: oggi circa il 70% dell'elettricità europea viene generata da fonti pulite prodotte all'interno dell'UE. Aumentare la capacità solare ed eolica significa quindi intervenire contemporaneamente sulla decarbonizzazione e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Nel 2025, secondo quanto ricordato da von der Leyen nel suo discorso, in Europa sono stati installati oltre 80 GW di nuova capacità rinnovabile. La crescita della produzione, però, pone una seconda questione: bisogna aumentare gli usi che possono essere soddisfatti attraverso quell'elettricità. 

Elettrificare consumi e trasporti per usare meno combustibili fossili

Nonostante la trasformazione del mix elettrico, l'elettricità rappresenta ancora circa il 23% dei consumi finali di energia dell'UE, una quota rimasta sostanzialmente stabile nell'ultimo decennio. Gran parte dell'energia utilizzata per muoversi, riscaldare gli edifici o alimentare i processi industriali continua quindi a provenire direttamente da combustibili. L'Electrification Action Plan, presentato dalla Commissione europea nel luglio 2026, punta ad accelerare il passaggio verso tecnologie alimentate dall'elettricità in industria, trasporti e edifici, indicando l'obiettivo di portare l'elettrificazione al 46% dei consumi finali entro il 2040.

 

Elettrificare significa, per esempio, utilizzare veicoli elettrici al posto di quelli alimentati da carburanti fossili o pompe di calore in sostituzione delle caldaie tradizionali. Nell'industria la trasformazione può interessare diversi processi termici e produttivi, dove le condizioni tecnologiche lo consentono. Il vantaggio per l'indipendenza energetica emerge dalla combinazione tra questi nuovi consumi e un sistema elettrico alimentato in misura crescente da risorse disponibili in Europa. La Commissione stima che raggiungere il 46% di elettrificazione potrebbe ridurre la spesa europea per le importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi di euro l'anno entro il 2040. 

Senza nuove reti la transizione energetica rischia di rallentare

Produrre più elettricità rinnovabile e utilizzarne di più richiede però un'infrastruttura capace di collegare questi due estremi: è qui che entrano in gioco le reti elettriche. Il sistema costruito per grandi impianti centralizzati deve oggi gestire una produzione molto più distribuita. Un impianto fotovoltaico può immettere elettricità nella rete nelle ore centrali della giornata, mentre l'eolico varia in funzione delle condizioni meteorologiche. Allo stesso tempo crescono i consumi legati alla mobilità elettrica, alla climatizzazione e ai nuovi processi industriali.

 

La rete deve quindi riuscire a integrare quantità crescenti di energia prodotta in luoghi e momenti differenti rispetto a quelli in cui viene utilizzata. E deve permettere all'elettricità di attraversare più facilmente anche i confini nazionali, affinché una maggiore disponibilità in una parte d'Europa possa contribuire a soddisfare la domanda in un'altra. Lo European Grids Package, presentato dalla Commissione nel dicembre 2025, interviene proprio su questi aspetti, puntando a rafforzare le infrastrutture, accelerare le connessioni e favorire investimenti capaci di anticipare la crescita della domanda. Allo stesso quadro appartiene l'iniziativa Energy Highways, che individua le infrastrutture strategiche necessarie per eliminare alcuni dei principali colli di bottiglia energetici europei.

grafica con la scritta smart grid in sovrapposizione mezzo busto di donna che lavora alla scrivania con laptop aperto

Dalle reti intelligenti agli accumuli: come cambia il sistema elettrico

Potenziamento delle infrastrutture e nuove interconnessioni rappresentano solo una parte della trasformazione. Una rete che deve gestire una maggiore quantità di produzione distribuita necessita anche di informazioni più precise su ciò che accade in ogni momento.

Digitalizzazione, sensori e sistemi di monitoraggio permettono di conoscere meglio i flussi energetici e intervenire più rapidamente in presenza di anomalie, ma anche di automatizzare alcuni processi. A questo si aggiungono gli accumuli, che permettono di conservare l'elettricità quando la produzione è elevata e renderla disponibile successivamente. Non sostituiscono la rete, ma aumentano la flessibilità del sistema e contribuiscono a gestire la variabilità delle fonti rinnovabili.

Diventa quindi sempre meno efficace pensare separatamente a generazione e infrastrutture. Nuovi impianti rinnovabili che attendono a lungo una connessione, oppure reti congestionate che non riescono a trasportare tutta l'energia disponibile, limitano i benefici della nuova capacità installata. Secondo la Commissione europea, i costi della congestione delle reti, pari a 5,2 miliardi di euro nel 2022, potrebbero arrivare a 26 miliardi entro il 2030. 

Reti più resilienti e digitali: gli investimenti di Iren

Questa evoluzione delle infrastrutture europee trova una dimensione concreta anche nelle reti locali. Il Piano Industriale Iren 2025-2030 prevede 6,4 miliardi di euro di investimenti lordi, destinati principalmente ai settori regolati delle reti, con particolare attenzione al ciclo idrico integrato e alla distribuzione elettrica.

 

Alla Business Unit Reti sono destinati complessivamente 2,6 miliardi di euro: il 28% degli investimenti del comparto riguarda la distribuzione elettrica, con interventi finalizzati ad adeguare le infrastrutture alla crescente domanda di potenza legata all'elettrificazione dei consumi e a renderle più resilienti rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici. Il Piano punta infatti ad aumentare la resilienza delle reti, migliorando al tempo stesso l'efficienza operativa e la qualità del servizio, anche attraverso la riduzione delle interruzioni nella fornitura. Il 70% degli investimenti complessivi previsti dal Piano è inoltre ammissibile alla Tassonomia europea.

 

Investire nelle reti significa prepararle a un sistema nel quale aumenta la generazione distribuita, cambiano i profili di consumo e l'elettricità assume un peso crescente. La dimensione locale delle infrastrutture diventa così parte di una trasformazione molto più ampia: gli obiettivi europei di elettrificazione e crescita delle rinnovabili possono tradursi in benefici concreti solo se l'energia riesce effettivamente a raggiungere cittadini e imprese in modo continuo e sicuro.

Indipendenza energetica e competitività: due sfide sempre più legate

Nel discorso sullo Stato dell'Unione 2026, von der Leyen ha collegato direttamente il tema dell'indipendenza energetica alla capacità dell'Europa di rimanere una potenza industriale. Prezzi dell'energia strutturalmente elevati incidono infatti sui costi delle imprese e sulla loro capacità di competere sui mercati internazionali. Ridurre la dipendenza energetica non significa però immaginare un'Europa completamente autosufficiente o isolata dagli scambi internazionali. Significa diminuire l'esposizione alle fonti fossili importate e costruire un sistema capace di utilizzare maggiormente le risorse disponibili sul territorio europeo, mantenendo allo stesso tempo interconnessioni e scambi tra Paesi.

 

Per questo rinnovabili, elettrificazione e reti sono parti dello stesso percorso. Aumentare la produzione interna permette di disporre di più energia europea; elettrificare consente di utilizzarla in un numero crescente di attività; rafforzare e digitalizzare le reti permette di distribuirla in modo più efficiente e sicuro. La sicurezza energetica europea dipenderà sempre più dalla capacità di far procedere queste trasformazioni insieme. 

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