Innovazione

Industrial Accelerator Act: come l’Europa vuole accelerare l’innovazione nelle tecnologie pulite

20 marzo 2026
  •  L’Industrial Accelerator Act nasce per rafforzare la competitività dell’industria europea, semplificando investimenti e autorizzazioni e sostenendo la diffusione delle tecnologie pulite.

 

  • Il provvedimento punta a sviluppare filiere industriali strategiche, dalle rinnovabili alle batterie, riducendo la dipendenza da fornitori esterni e rafforzando l’autonomia produttiva europea.

 

  • Tra le leve principali, l’introduzione di materiali low-carbon e il criterio del “Made in Europe” mirano a stimolare una domanda più sostenibile e a valorizzare la produzione interna.

 

  • Nuove regole sugli investimenti esteri e strumenti di semplificazione amministrativa completano il quadro, favorendo la realizzazione dei progetti industriali.

 

  • In questo scenario, le utility come il Gruppo Iren giocano un ruolo chiave nel tradurre le politiche europee in infrastrutture, servizi e soluzioni concrete per la transizione energetica.

Rendere più veloci gli investimenti, semplificare le autorizzazioni e sostenere lo sviluppo delle tecnologie pulite: è su queste leve che si gioca oggi la competitività dell’industria europea. Con l’Industrial Accelerator Act, la Commissione europea prova a dare una risposta concreta a una sfida sempre più evidente, quella di coniugare crescita industriale e transizione ecologica.

Non si tratta solo di accompagnare il cambiamento del paradigma energetico, ma di creare le condizioni perché l’innovazione diventi un fattore strutturale per il sistema produttivo. L’obiettivo è rafforzare le filiere europee, ridurre le dipendenze esterne e favorire la diffusione di soluzioni tecnologiche capaci di accelerare la decarbonizzazione.

Un piano per rilanciare l’industria europea

Alla base dell’iniziativa c’è una consapevolezza chiara: negli ultimi anni il peso dell’industria manifatturiera sul PIL europeo si è progressivamente ridotto, evidenziando la necessità di rafforzare la competitività del sistema produttivo. Un calo che riflette non solo trasformazioni economiche strutturali, ma si inserisce in uno scenario internazionale sempre più complesso, dove le catene di approvvigionamento possono diventare strumenti di pressione geopolitica. Ridurre queste vulnerabilità significa rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa, soprattutto nei settori più sensibili.

Per questo il regolamento si concentra su comparti chiave come le industrie energivore -dall’acciaio al cemento, dall’alluminio alla chimica - insieme all’automotive e alle tecnologie pulite, considerati snodi fondamentali per la competitività futura.

tecnologie pulite

Tecnologie pulite e filiere strategiche

Al centro della strategia europea c’è lo sviluppo di un ecosistema industriale capace di sostenere la crescita delle tecnologie low-carbon. Eolico, fotovoltaico, batterie, elettrolizzatori, pompe di calore e componenti avanzate rappresentano le fondamenta della nuova industria europea.

L’obiettivo non è solo incentivare l’innovazione, ma rafforzare l’intera catena del valore, dalla produzione alla diffusione delle tecnologie. In questo modo si punta a evitare che la transizione energetica dipenda da fornitori esterni, creando invece un sistema industriale integrato e competitivo.

È in questo scenario che il ruolo delle utility diventa sempre più centrale. Aziende come il Gruppo Iren, impegnate nello sviluppo di infrastrutture energetiche, rinnovabili e soluzioni per l’efficienza, rappresentano un ponte tra le politiche europee e la loro applicazione concreta sui territori. Dalla realizzazione di impianti per la produzione di energia pulita allo sviluppo di servizi per la gestione intelligente dei consumi, queste realtà contribuiscono a trasformare gli indirizzi strategici in soluzioni operative.

Materiali low-carbon: una domanda che guida il cambiamento

Uno degli aspetti più innovativi dell’Industrial Accelerator Act è l’introduzione di requisiti minimi per l’utilizzo di materiali a basse emissioni nei settori delle costruzioni e dell’automotive. A partire dal 2029, sarà necessario integrare una quota significativa di materiali low-carbon, con percentuali definite per alluminio, cemento e acciaio.

Questa scelta segna un cambio di paradigma importante. Non si agisce solo sull’offerta, sostenendo lo sviluppo di tecnologie più pulite, ma si interviene anche sulla domanda, creando un mercato stabile per i prodotti a basse emissioni. In questo modo si incentivano le imprese a investire in innovazione e a riorganizzare i processi produttivi in chiave sostenibile.

Il “Made in Europe” come leva strategica

Un altro pilastro del provvedimento è rappresentato dal criterio del “Made in Europe”, che introduce una preferenza per i prodotti realizzati all’interno dell’Unione negli appalti pubblici e nei sistemi di incentivazione.

Nel caso delle tecnologie pulite, questa preferenza riguarda componenti fondamentali come turbine eoliche, pannelli fotovoltaici, batterie ed elettrolizzatori. Nel settore automotive, invece, il focus è sui veicoli elettrici assemblati in Europa e caratterizzati da una significativa presenza di componenti prodotti localmente.

Questa impostazione non mira a chiudere il mercato, ma a rafforzare la capacità produttiva interna e a garantire maggiore autonomia industriale, mantenendo al tempo stesso aperture verso partner internazionali che assicurino condizioni di reciprocità.

pannelli fotovolatici

Investimenti esteri e tutela delle filiere strategiche

Per proteggere i settori più sensibili, il regolamento introduce anche nuove regole sugli investimenti esteri, soprattutto nei comparti emergenti come batterie, veicoli elettrici e solare.

Gli investimenti di grande entità dovranno rispettare criteri stringenti, tra cui la partecipazione di partner europei, il trasferimento di competenze e l’impegno a sviluppare attività di ricerca e produzione all’interno dell’Unione. L’obiettivo è garantire che i capitali internazionali contribuiscano alla crescita del sistema industriale europeo, senza creare nuove forme di dipendenza.

Accelerazione industriale e semplificazione

Accanto agli strumenti economici, l’Industrial Accelerator Act interviene anche sul piano operativo, puntando a rendere più rapide ed efficienti le procedure per la realizzazione dei progetti industriali.

La creazione di aree di accelerazione dedicate alla decarbonizzazione e l’introduzione di uno sportello unico digitale per le autorizzazioni rappresentano due leve fondamentali per ridurre i tempi burocratici e favorire gli investimenti. Un passaggio cruciale, perché spesso la vera sfida non è la disponibilità di tecnologie, ma la capacità di implementarle in tempi compatibili con gli obiettivi climatici.

Dalle politiche europee ai territori: il ruolo delle utility

In questo quadro, le utility giocano un ruolo chiave nel tradurre le politiche industriali in interventi concreti. Il Gruppo Iren, ad esempio, è impegnato nello sviluppo di infrastrutture energetiche, nella produzione da fonti rinnovabili e nella realizzazione di soluzioni per l’efficienza energetica e la decarbonizzazione.

Attraverso investimenti in impianti, reti intelligenti e servizi innovativi, le utility come Iren contribuiscono a costruire un sistema energetico più flessibile e sostenibile, in linea con gli obiettivi europei. La loro capacità di integrare tecnologia, gestione operativa e conoscenza dei territori le rende attori fondamentali nella transizione industriale.

Una strategia ancora in evoluzione

L’Industrial Accelerator Act rappresenta un tassello importante nella costruzione della politica industriale europea del futuro. La proposta dovrà ora essere negoziata e definita nei dettagli, ma indica chiaramente la direzione intrapresa dall’Unione.

In un mondo in cui la transizione ecologica si intreccia sempre più con le dinamiche economiche e geopolitiche, rafforzare l’industria e accelerare l’innovazione nelle tecnologie pulite diventa una priorità strategica. L’Europa prova così a giocare un ruolo da protagonista, trasformando la sostenibilità in un fattore competitivo e in una leva di sviluppo per i territori.

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