Energia

Data center e intelligenza artificiale: perché cambieranno i consumi energetici europei

24 giugno 2026
  • L’intelligenza artificiale richiede una capacità di calcolo sempre maggiore e sta aumentando il fabbisogno energetico dei data center.
 
  • I data center sono infrastrutture strategiche per l’economia digitale europea, ma richiedono energia continua, affidabile e sostenibile.
 
  • La crescita dei consumi digitali rende necessari nuovi investimenti in reti elettriche, efficienza e gestione intelligente della domanda energetica.
 
  • Per utility come Iren, la trasformazione digitale conferma il ruolo centrale di reti resilienti, smart grid e infrastrutture energetiche evolute.

L’intelligenza artificiale fa ormai parte della vita quotidiana e sta cambiando il modo in cui produciamo informazioni, gestiamo processi complessi e prendiamo decisioni.

Le applicazioni dell’AI sono molteplici e spaziano dai chatbot ai modelli generativi, fino ai sistemi di analisi dei dati e agli strumenti di automazione. Dietro tutte queste tecnologie, però, si nasconde un’infrastruttura fisica spesso invisibile agli utenti: quella dei data center

 

Queste strutture ospitano server, reti di comunicazione, sistemi di raffreddamento e connessioni elettriche che consentono di elaborare e archiviare enormi quantità di dati in tempi rapidissimi. Questa capacità computazionale rende possibile il funzionamento dell’intelligenza artificiale ma, allo stesso tempo, richiede un fabbisogno energetico importante. Ecco perché il rapporto tra intelligenza artificiale e consumi energetici è uno dei temi centrali della transizione digitale. In questo contesto, l’obiettivo è favorire l’innovazione attraverso reti più robuste e resilienti, energia sostenibile e infrastrutture capaci di garantire continuità del servizio.

Infrastruttura digitale di Internet e dati del centro dati.

Perché intelligenza artificiale e data center consumano sempre più energia

Ogni volta che usiamo un servizio cloud, guardiamo un contenuto in streaming, salviamo documenti online, utilizziamo una piattaforma aziendale o interagiamo con un sistema di intelligenza artificiale, una parte del processo passa da un data center. L’energia serve per alimentare i server, mantenere attivi i sistemi informatici, garantire la sicurezza operativa e raffreddare le apparecchiature, che producono calore durante il funzionamento.

Dal momento che i modelli di intelligenza artificiale devono essere addestrati su grandi quantità di dati e, una volta disponibili, devono rispondere ogni giorno a milioni di richieste, l’utilizzo della IA richiede una capacità di calcolo molto elevata. Nelle applicazioni più avanzate si impiegano processori specializzati, come le GPU.

Questi componenti sono in grado di eseguire molte operazioni in parallelo, ma hanno anche bisogno di grandi quantità di energia e di sistemi di raffreddamento più efficienti rispetto a quelli dei data center tradizionali.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), i consumi elettrici dei data center cresceranno in modo significativo trainati proprio dall’espansione dell’intelligenza artificiale. Più nello specifico, secondo i rapporti IEA Energy and AI del 2025 e Key Questions on Energy and AI del 2026 il consumo elettrico dei data center è cresciuto del 17% nel solo 2025, mentre quello dei data center focalizzati sull'AI è aumentato ancora più velocemente. Entro il 2030 i consumi complessivi dei data center sono destinati a raddoppiare, mentre quelli specifici per l'AI triplicheranno.

 

Nelle economie avanzate, quindi, i data center rappresenteranno probabilmente una quota importante della nuova domanda di elettricità. Solo con reti affidabili, capacità elettrica adeguata e impianti efficienti, l’intelligenza artificiale potrà continuare a crescere.

Perché i data center sono diventati strategici per l’Europa

I data center sono infrastrutture strategiche, perché sostengono attività essenziali per l’economia, la sicurezza e la competitività dei Paesi: imprese, banche, ospedali, pubbliche amministrazioni, università, centri di ricerca e piattaforme digitali dipendono ogni giorno dalla capacità di elaborare e proteggere dati in modo sicuro, rapido ed efficiente.

 

Per l’Europa il tema è particolarmente rilevante. La crescita dell’intelligenza artificiale si lega infatti alla necessità di rafforzare la sovranità digitale, cioè la capacità di sviluppare tecnologie, infrastrutture e servizi senza dipendere in modo eccessivo da attori esterni o altri Paesi. Avere data center sul territorio europeo significa poter gestire dati, applicazioni e capacità di calcolo in un quadro normativo coerente con le regole dell’Unione Europea e con i suoi obiettivi di sicurezza, privacy e innovazione.

 

La Commissione Europea ha già indicato l’intelligenza artificiale come uno degli assi strategici per la competitività del continente. Ma, come accennato, la costruzione di un ecosistema europeo dell’AI passa anche dalla disponibilità di infrastrutture digitali ed energetiche. La scelta del luogo in cui realizzare un nuovo data center non può prescindere da una adeguata disponibilità di energia: devono essere presenti fattori chiave come disponibilità di rete, accesso a energia a basse emissioni, sicurezza della fornitura, possibilità di recuperare calore e integrazione con il territorio. Dove questi elementi mancano, l’attrazione di nuovi investimenti digitali diventa più difficile.

 

L’Europa si trova quindi davanti a una doppia esigenza: da una parte deve sviluppare le infrastrutture digitali necessarie per competere nell’AI, dall’altra deve garantire che questa crescita sia sostenibile dal punto di vista energetico. È una sfida industriale, tecnologica e territoriale, perché riguarda non solo le grandi piattaforme digitali ma anche le reti elettriche, le utility e le comunità che ospitano queste infrastrutture.

La sfida per utility e reti elettriche: come gestire una domanda in crescita

Come i data center, anche una casa, un ufficio o un’attività commerciale richiedono energia. C’è però una differenza importante: un’abitazione o un negozio hanno consumi variabili nell’arco della giornata, mentre un data center tende ad assorbire energia in modo continuo, con margini di interruzione molto ridotti. Questo cambia il lavoro delle utility e dei gestori delle reti: non si tratta solo di fornire più energia, ma di pianificare in anticipo dove e quando la domanda crescerà, quali connessioni saranno necessarie, quali infrastrutture dovranno essere rafforzate e come mantenere stabile il sistema anche in presenza di consumi più concentrati.

 

La sfida è particolarmente importante nei territori dove si concentrano nuovi investimenti digitali. Se molti data center vengono realizzati nella stessa area, la rete locale può trovarsi a gestire carichi molto elevati in tempi rapidi. Questo richiede nuove cabine, linee più capaci, sistemi di controllo avanzati e una pianificazione coordinata tra operatori digitali, utility, istituzioni e gestori di rete.

In parallelo, l’aumento dei consumi digitali si somma ad altre trasformazioni già in corso: mobilità elettrica, pompe di calore, climatizzazione, elettrificazione dei processi industriali e crescita delle fonti rinnovabili. Il risultato è un sistema energetico più complesso e in evoluzione, in cui domanda e offerta devono essere bilanciate con maggiore precisione.

 

Per far fronte a questi cambiamenti, le reti elettriche devono diventare più intelligenti. Sensori, telecontrollo, automazione e piattaforme digitali consentono di monitorare il funzionamento della rete in tempo reale, individuare anomalie, prevenire sovraccarichi e migliorare la continuità del servizio. Le smart grid permettono inoltre di integrare meglio la produzione da fonti rinnovabili, che può variare in base alle condizioni meteo, e di gestire carichi sempre più articolati. Il punto di vista delle utility è quindi centrale. La transizione digitale non può procedere senza una transizione energetica delle infrastrutture. Data center e intelligenza artificiale hanno bisogno di reti robuste, ma anche flessibili, capaci di adattarsi a consumi nuovi e a una domanda che cresce in modo non uniforme sul territorio.

 

Le soluzioni di Iren contro i blackout e per una rete elettrica più resiliente

La resilienza delle reti elettriche è uno dei pilastri della strategia industriale del Gruppo Iren, che da anni investe nel rafforzamento e nella modernizzazione delle infrastrutture energetiche dei territori serviti. L’approccio parte da un principio semplice: prevenire è più efficace che intervenire a emergenza avvenuta. Per questo motivo, la strategia punta su una combinazione di innovazione tecnologica, digitalizzazione e rinnovo delle infrastrutture. Tra le iniziative già avviate rientrano l’ammodernamento delle reti di distribuzione, l’aumento del grado di automazione e telecontrollo, il potenziamento della capacità di monitoraggio e l’adozione di soluzioni smart grid. Questi strumenti consentono di individuare rapidamente eventuali criticità e di migliorare la continuità del servizio anche in presenza di condizioni particolarmente complesse.

 

La strategia di Iren punta inoltre su investimenti dedicati allo sviluppo delle reti elettriche: si prevede che circa 800 milioni di euro vengano destinati alle reti elettriche, con l’obiettivo di rafforzare la capacità infrastrutturale, favorire la digitalizzazione e accompagnare la crescita della domanda energetica. Più in generale, il Piano Industriale al 2030 di Iren conferma la centralità dei servizi a rete, della qualità del servizio e della resilienza delle infrastrutture nei territori. Anche per Iren la trasformazione delle reti passa attraverso smart grid, digitalizzazione, innovazione tecnologica e utilizzo di strumenti avanzati per la prevenzione dei rischi. Una rete più intelligente è anche una rete più sicura, capace di reagire rapidamente alle criticità, sostenere la crescita dei consumi e integrare nuove forme di produzione energetica distribuita.

 

In un contesto caratterizzato da eventi climatici sempre più intensi e da una crescente dipendenza dall’elettricità, investire nella resilienza delle reti significa tutelare la qualità della vita delle persone, sostenere competitività dei territori e la sicurezza del sistema energetico. È una sfida che coinvolge l’intero settore, ma che per Iren rappresenta già oggi una priorità concreta per costruire infrastrutture più affidabili e capaci di affrontare le esigenze del futuro. 

Vista aerea di un enorme sistema tower di raffreddamento del centro dati.

Come conciliare sviluppo dell’AI, sostenibilità e sicurezza energetica

La crescita dei data center non deve essere letta solo come un problema di consumi: è anche una spinta a rendere più efficienti le infrastrutture digitali ed energetiche. Ma come fare? Il primo campo d’azione riguarda l’efficienza dei data center, che devono utilizzare server più performanti, sistemi di raffreddamento avanzati e software in grado di ottimizzare l’uso delle risorse. Raffreddare le apparecchiature è una delle voci più importanti dei consumi di un data center e può essere efficientata grazie a tecnologie come il liquid cooling (cioè il raffreddamento ad acqua) o la gestione intelligente della temperatura.

 

Un secondo ambito riguarda il recupero del calore, una pratica della quale esistono già applicazioni operative in Europa e sulla quale è opportuno continuare a puntare. I data center producono grandi quantità di calore durante il funzionamento e, in alcuni casi, questo calore può essere riutilizzato per alimentare reti di teleriscaldamento o altre infrastrutture. È una soluzione che permette di trasformare uno scarto in una risorsa, riducendo l’impatto complessivo dell’infrastruttura sul territorio.

 

C’è poi il tema dell’approvvigionamento energetico. La crescita dei data center richiede una maggiore disponibilità di energia a basse emissioni, che può essere garantita attraverso contratti di fornitura da fonti rinnovabili, nuova capacità di generazione e sistemi che aiutino a gestire meglio la domanda. Anche l’accumulo e la flessibilità possono contribuire a rendere più stabile il sistema. Un ruolo importante sarà svolto dalla gestione intelligente dei carichi. Alcune attività di calcolo possono infatti essere programmate nei momenti in cui la rete è meno sollecitata: in questo contesto, è utile poter contare su servizi digitali smart e flessibili, che non devono necessariamente funzionare solo in tempo reale.

 

Ultimo ma non meno importante, serve collaborazione tra operatori digitali, utility e istituzioni. La realizzazione di nuovi data center non può essere considerata solo come una scelta tecnologica o immobiliare: deve essere integrata nella pianificazione energetica e territoriale. Significa valutare in anticipo gli impatti sulla rete, i tempi di connessione, le fonti disponibili, le possibili ricadute locali e le soluzioni per ridurre consumi, emissioni e sprechi.

Il ruolo di Iren nell’evoluzione delle infrastrutture energetiche

La crescita dei consumi legati all’intelligenza artificiale e ai data center è strettamente legata alla disponibilità di infrastrutture energetiche all’altezza, caratterizzate da reti più robuste, sistemi di monitoraggio avanzati, automazione e capacità di pianificazione.

È uno scenario che coinvolge da vicino una multiutility come Iren, la cui strategia punta proprio sul rafforzamento e sulla digitalizzazione delle infrastrutture energetiche. Il Piano Industriale 2025-2030 del Gruppo prevede investimenti tecnici lordi per 6,4 miliardi di euro, destinati principalmente ai settori regolati delle reti (ciclo idrico integrato e reti elettriche), ma anche alla resilienza delle infrastrutture, allo sviluppo del teleriscaldamento e alla nuova capacità di recupero energetico. Circa l'80% di questi investimenti riguarda business regolati a ritorno stabile e prevedibile, mentre il 70%, pari a 4,3 miliardi di euro, è allineato alla tassonomia europea della sostenibilità.

Le dimensioni della sfida posta dai data center sono state recentemente illustrate da Luca Dal Fabbro, presidente di Iren: in Italia queste infrastrutture sono già oggi responsabili di quasi il 2% degli assorbimenti elettrici nazionali, una quota che entro il 2035 potrebbe salire al 7-13%. Solo a Milano, che si sta affermando come hub italiano ed europeo, sono già installati oltre 400 MW di capacità, destinati a superare 1 GW entro il 2028, mentre a livello nazionale le richieste di connessione in alta tensione hanno superato i 68 GW cumulati nel 2025. Per Dal Fabbro, anche Torino si candida a diventare uno dei prossimi poli italiani del settore.

Quella di Iren è una strategia che ribadisce che per accompagnare la rivoluzione dell'AI e la diffusione dei data center non basta produrre energia: occorre anche trasportarla, distribuirla e gestirla nel modo più efficiente possibile, rendendo i sistemi energetici più digitali, flessibili e vicini alle esigenze dei territori.

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