Innovazione

IA e sostenibilità: come rendere l’innovazione digitale più efficiente e responsabile

23 gennaio 2026
  • L’intelligenza artificiale è diventata un’infrastruttura chiave dell’economia digitale, ma la sua crescita ha un impatto ambientale sempre più rilevante, legato a data center, consumi energetici, emissioni di CO₂ e uso intensivo di risorse naturali.
 
  •  Secondo uno studio pubblicato su Patterns, nel 2025 i sistemi di IA potrebbero richiedere fino a 23 GW di potenza elettrica e generare emissioni paragonabili a quelle di una grande città o di un Paese europeo di medie dimensioni.
 
  • Oltre all’energia, l’IA consuma enormi quantità di acqua per il raffreddamento dei data center: i soli sistemi di intelligenza artificiale potrebbero utilizzare fino a 764 miliardi di litri d’acqua all’anno, con consumi indiretti spesso sottostimati.
 
  • La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla: servono trasparenza, rendicontazione ambientale e una governance responsabile dell’IA, come dimostrano iniziative che integrano sostenibilità, etica e tecnologia nello sviluppo dei sistemi digitali.

L’intelligenza artificiale è diventata una delle infrastrutture invisibili del nostro tempo. Alimenta motori di ricerca, piattaforme digitali, sistemi di previsione, reti energetiche, servizi sanitari e processi industriali. La sua crescita sta accelerando la trasformazione digitale dell’economia globale, ma porta con sé un impatto ambientale che non si può ignorare.

Per anni, l’IA è stata raccontata come una tecnologia immateriale, fatta di algoritmi e dati. Oggi emerge invece con chiarezza la sua dimensione fisica, fatta di data center, server, reti elettriche, consumi energetici e risorse naturali. Una dimensione che apre una nuova e complessa sfida di sostenibilità.

I numeri dell’IA: quando il digitale pesa quanto un Paese

A rendere evidente questa trasformazione sono i dati contenuti in una ricerca scientifica - pubblicata sulla rivista scientifica Patterns ed elaborata dal data scientist olandese Alex de Vries-Gao - che ha analizzato l’impatto ambientale dei sistemi di intelligenza artificiale attivi nei data center a livello globale.

Secondo lo studio, nel 2025 i sistemi di IA potrebbero richiedere fino a 23 gigawatt di potenza elettrica, un valore dello stesso ordine di grandezza del consumo medio di elettricità del Regno Unito.

A questi consumi si associa una produzione stimata di CO₂ compresa tra 32,6 e 79,7 milioni di tonnellate all’anno. Per comprendere la portata di questi numeri, basta un confronto: nel 2023 la città di New York ha emesso circa 52,2 milioni di tonnellate di CO₂, mentre l’intera Norvegia circa 31,5 milioni di tonnellate, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente. L’intelligenza artificiale, quindi, potrebbe arrivare ad avere un impatto climatico paragonabile a quello di una grande metropoli o di un Paese europeo di medie dimensioni.

reti digitali

Lo studio: aziende tech, dati ambientali e confronti internazionali

Per arrivare a queste stime, de Vries-Gao ha esaminato i report ambientali di 11 grandi aziende tecnologiche, incrociando i dati sulle emissioni di carbonio e sul consumo di acqua per chilowattora con le statistiche dell’International Energy Agency (IEA). L’analisi non si è limitata a fotografare il presente, ma ha elaborato proiezioni future, mettendo a confronto l’impatto dell’IA con quello di città e Stati.

Secondo il ricercatore, l’intelligenza artificiale rischia di collocarsi tra i settori ad alta intensità energetica, al pari di comparti industriali tradizionalmente considerati “pesanti”. Una prospettiva che cambia radicalmente il modo di valutare l’innovazione digitale, spostando il focus dalla sola efficienza tecnologica al costo ambientale complessivo.

L’acqua, l’altra risorsa invisibile dell’IA

Oltre all’impronta di carbonio, lo studio mette in luce un altro aspetto spesso trascurato: il consumo di acqua. I data center necessitano di enormi quantità di acqua per il raffreddamento dei server, e l’IA intensifica ulteriormente questa domanda.

Secondo la IEA, nel 2023 i data center avrebbero utilizzato circa 560 miliardi di litri d’acqua. Tuttavia, de Vries-Gao sostiene che i consumi reali siano significativamente più alti. Analizzando i report di sostenibilità di aziende come Apple, Google e Meta, il ricercatore ritiene che il consumo idrico indiretto sia sottostimato, in alcuni casi fino a quattro volte superiore rispetto alle stime ufficiali.

Sulla base dei suoi calcoli, i soli sistemi di intelligenza artificiale utilizzerebbero tra 312,5 e 764,6 miliardi di litri d’acqua all’anno, un volume paragonabile al consumo globale di acqua in bottiglia in un anno. L’acqua viene impiegata sia in modo diretto, per il raffreddamento dei data center, sia in modo indiretto, per la produzione dell’energia elettrica necessaria al funzionamento delle infrastrutture digitali.

Governare l’innovazione: dall’efficienza alla responsabilità

La sfida della sostenibilità dell’IA va oltre l’efficienza energetica dei singoli algoritmi. Serve una governance dell’innovazione digitale, capace di integrare criteri ambientali, sociali ed etici nella progettazione e nell’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Secondo de Vries-Gao, se l’IA deve contribuire realmente a un futuro sostenibile, è indispensabile partire da un presupposto fondamentale: la trasparenza. L’invito della ricerca di Amsterdam è rivolto ai governi, chiamati a imporre requisiti di rendicontazione più rigorosi su consumi energetici, uso dell’acqua ed emissioni di carbonio, includendo informazioni sulle sedi specifiche in cui operano i sistemi di IA.

È proprio in questo contesto che si inserisce una delle sfide lanciate da Iren durante l’ESG Challenge, dedicata allo sviluppo di una intelligenza artificiale sostenibile e responsabile. Una sfida che riconosce il potenziale dell’IA come leva di innovazione, ma ne evidenzia anche i rischi se non governata in modo consapevole.

Sviluppare un’IA sostenibile significa ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture digitali, migliorare l’efficienza dei sistemi, ma anche garantire affidabilità, trasparenza e correttezza nei processi decisionali automatizzati. Un approccio che mette insieme tecnologia, sostenibilità e responsabilità, in linea con le sfide della transizione ecologica.

Innovazione digitale e sostenibilità: una scelta necessaria

L’intelligenza artificiale continuerà a crescere e a permeare ogni ambito della società. La questione non è se utilizzarla, ma come farlo. I dati mostrano che senza una strategia chiara l’IA rischia di diventare un nuovo fattore di pressione ambientale, in contraddizione con gli obiettivi climatici globali.

Rendere l’innovazione digitale più efficiente e responsabile significa investire in trasparenza, regole condivise e nuove competenze. Solo così l’intelligenza artificiale potrà trasformarsi da potenziale problema ambientale a alleata credibile della sostenibilità, contribuendo davvero a costruire un futuro più equilibrato tra progresso tecnologico e tutela del Pianeta.

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