Energia

Povertà energetica in Italia: più vulnerabilità al Sud, ma cresce l’impatto delle azioni solidali

31 dicembre 2025
  • La povertà energetica in Italia colpisce 2,4 milioni di famiglie e non si limita all’incapacità di pagare le bollette, ma riguarda l’accesso a servizi essenziali come riscaldamento, raffrescamento e illuminazione in condizioni dignitose e sicure.

 

  • Lo studio RSE–Banco dell’Energia fotografa con precisione un fenomeno che intreccia fragilità economiche, abitative e sanitarie: il 76% delle famiglie vive in case con evidenti disagi termici e l’81% non conosce la classe energetica della propria abitazione.
 
  • Le criticità aumentano nei nuclei con anziani o persone con disabilità e si aggravano d’estate, con il raffrescamento che diventa un fattore emergente di disagio, mentre emergono anche segnali di “povertà dei trasporti” legata alla mobilità limitata.

 

  • Accanto agli aiuti economici, le azioni più efficaci sono quelle integrate: efficienza energetica, accompagnamento sociale, sensibilizzazione e reti territoriali come quelle attivate da Iren e Banco dell’energia, che mirano a costruire soluzioni strutturali e scalabili nel tempo.

La povertà energetica è una delle forme più pervasive e silenziose di disuguaglianza sociale in Italia. Non riguarda solo la difficoltà a pagare le bollette, ma l’impossibilità di accedere a servizi energetici essenziali - riscaldamento, raffrescamento, elettricità - in condizioni di sicurezza e dignità.

 

Un fenomeno che incrocia fragilità economiche, abitative e sociali e che oggi viene fotografato con maggiore precisione dall’indagine condotta da Ricerca sul Sistema Energetico (RSE) e dalla Fondazione Banco dell’energia, presentata a Roma il 19 novembre 2025.

grafica di una casa con sopra gli indicatori di classe energetica

Povertà energetica, quali sono le fragilità strutturali che la alimentano

Secondo le definizioni più diffuse, una famiglia è in povertà energetica quando spende una quota eccessiva del proprio reddito per l’energia o, al contrario, quando riduce i consumi al di sotto di livelli adeguati per mantenere un comfort abitativo minimo.

 

Secondo i nuovi dati dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica, nel 2024 sono state 2,4 milioni le famiglie in povertà energetica: un dato che non si lega “solo” al reddito. A incidere sulla povertà energetica, infatti, sono anche la qualità degli edifici, l’isolamento termico, la vetustà degli impianti e la composizione dei nuclei familiari.

 

A spiegarlo in modo puntuale è lo studio condotto da Ricerca sul Sistema Energetico (RSE) e dalla Fondazione Banco dell’energia, nato con un obiettivo chiaro: andare oltre gli indicatori macro e indagare il vissuto quotidiano delle famiglie vulnerabili rispetto ai costi dell’energia, alle condizioni abitative e al benessere termico.

 

L’indagine ha coinvolto 300 nuclei familiari italiani economicamente svantaggiati - con ISEE basso o beneficiari di bonus energetici - intervistati tra fine settembre e inizio ottobre 2025, dando voce direttamente alle persone intestatarie delle utenze domestiche. I risultati restituiscono un quadro chiaro delle fragilità strutturali che alimentano la povertà energetica. Il dato forse più significativo riguarda le abitazioni: nel 76% dei casi le famiglie percepiscono un disagio legato alle caratteristiche dell’edificio, con spifferi d’aria fredda, pareti fredde al tatto, presenza di umidità o muffa. A questo si aggiunge un patrimonio edilizio spesso datato: una quota rilevante degli immobili è stata costruita prima degli anni ’80 e, nell’81% dei casi, gli intervistati non conoscono nemmeno la classe energetica della propria abitazione, segno di una scarsa consapevolezza ma anche di una difficoltà oggettiva a intervenire, soprattutto per chi vive in affitto o in edilizia popolare.

 

Lo studio conferma inoltre come la povertà energetica sia strettamente intrecciata alla composizione dei nuclei familiari. Il 65% delle famiglie coinvolte vive con almeno una persona anziana, disabile o con fragilità sociali certificate. Una condizione che rende ancora più critico l’accesso a un adeguato comfort termico, perché le temperature estreme incidono direttamente sulla salute. Non a caso, il 56% degli intervistati dichiara di non riuscire a scaldare adeguatamente la propria abitazione durante le giornate più fredde, mentre il 43% afferma di non riuscire a raffrescarla nei periodi di caldo intenso. Le conseguenze sanitarie sono tutt’altro che marginali: una quota significativa segnala problemi respiratori nei mesi invernali e disturbi legati al caldo eccessivo in estate, come colpi di calore o malesseri diffusi.

 

Un altro elemento particolarmente rilevante emerso dall’indagine riguarda il crescente peso del raffrescamento estivo: più della metà degli intervistati percepisce la propria abitazione come “calda” o “molto calda” nei mesi estivi, mentre quasi un quinto dichiara di non possedere alcun apparecchio per il raffrescamento. Questo dato segnala come il cambiamento climatico stia ridefinendo i confini della povertà energetica, trasformandola da problema stagionale a condizione permanente, che si manifesta tanto d’inverno quanto d’estate.

Povertà energetica, come differisce nei territori

 

Tra le evidenze dello studio si registra una forte caratterizzazione territoriale. La tipologia degli impianti di riscaldamento e raffrescamento varia significativamente tra nord, centro e sud e isole, suggerendo la necessità di politiche e interventi differenziati a seconda dei contesti locali. Ma la vulnerabilità energetica non si esaurisce tra le mura domestiche: emerge un legame diretto con la cosiddetta “povertà dei trasporti”. Le persone che non riescono a mantenere condizioni termiche adeguate in casa sono anche quelle che più frequentemente non possiedono un’automobile, evidenziando una fragilità multidimensionale che limita l’accesso ai servizi, al lavoro e alle reti di supporto.

 

Nel complesso, l’indagine restituisce un messaggio chiaro: la povertà energetica non è solo una questione di bollette troppo care, ma il risultato di un intreccio di fattori - edilizi, sociali, territoriali e sanitari - che richiedono risposte integrate. È proprio a partire da questa consapevolezza che interventi come quelli promossi dal Banco dell’energia, in collaborazione con aziende e terzo settore, assumono un valore strategico, perché consentono di agire contemporaneamente sull’emergenza e sulle cause strutturali della disuguaglianza energetica.

Agire il cambiamento: dal sostegno economico all’efficienza energetica

 

Negli ultimi anni è maturata una maggiore consapevolezza: contrastare la povertà energetica non può limitarsi al pagamento delle bollette. Accanto agli aiuti immediati, servono interventi strutturali che migliorino l’efficienza delle abitazioni – come quelli offerti da Iren Smart Solutions – e  riducano i consumi, rendendo le famiglie più autonome nel lungo periodo.

 

È qui che la collaborazione tra enti, aziende e terzo settore assume un ruolo cruciale. Le azioni solidali più efficaci sono quelle capaci di coniugare solidarietà e innovazione sociale, intervenendo sia sull’emergenza sia sulle cause profonde delle disuguaglianze energetiche. Dall’installazione di elettrodomestici efficienti alla riqualificazione degli impianti, fino all’accompagnamento sociale e informativo, l’approccio integrato sta diventando un modello di riferimento. In questo scenario si inserisce l’impegno di Iren, che ha aderito al Banco dell’energia rafforzando una rete di alleanze orientate al contrasto della povertà energetica. L’adesione rappresenta non solo un contributo economico, ma una presa di responsabilità rispetto all’impatto sociale della transizione energetica.

 

Tra le esperienze promosse dal Gruppo Iren con Banco dell’energia, ad esempio, c’è il progetto “Portineria di comunità - Antenne dell’Energia”, che porta supporto e informazione nelle periferie sociali, intercettando situazioni di vulnerabilità spesso invisibili. Attraverso una presenza territoriale stabile, l’iniziativa mira a orientare le persone verso soluzioni concrete, facilitando l’accesso a misure di sostegno e a interventi di efficientamento energetico.

 

L’impegno di Iren con il Banco dell’energia si inserisce in una visione più ampia, che riconosce come la sostenibilità non possa prescindere dalla giustizia sociale. La transizione energetica, per essere equa, deve includere anche chi rischia di restarne escluso. La crescita dell’impatto delle azioni solidali dimostra che il contrasto alla povertà energetica è possibile, soprattutto quando le risposte sono costruite a partire dai territori e dalle persone che li abitano. Se il sud resta l’area più colpita, le buone pratiche mostrano che interventi mirati possono ridurre le disuguaglianze e migliorare concretamente la qualità della vita. La sfida dei prossimi anni sarà rendere queste esperienze sistemiche e scalabili, integrandole nelle politiche energetiche e sociali nazionali. Perché l’energia non è solo una questione tecnica o di mercato, ma un diritto fondamentale, senza il quale non può esserci né benessere né vera transizione ecologica.

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