Negli ultimi anni è maturata una maggiore consapevolezza: contrastare la povertà energetica non può limitarsi al pagamento delle bollette. Accanto agli aiuti immediati, servono interventi strutturali che migliorino l’efficienza delle abitazioni – come quelli offerti da Iren Smart Solutions – e riducano i consumi, rendendo le famiglie più autonome nel lungo periodo.
È qui che la collaborazione tra enti, aziende e terzo settore assume un ruolo cruciale. Le azioni solidali più efficaci sono quelle capaci di coniugare solidarietà e innovazione sociale, intervenendo sia sull’emergenza sia sulle cause profonde delle disuguaglianze energetiche. Dall’installazione di elettrodomestici efficienti alla riqualificazione degli impianti, fino all’accompagnamento sociale e informativo, l’approccio integrato sta diventando un modello di riferimento. In questo scenario si inserisce l’impegno di Iren, che ha aderito al Banco dell’energia rafforzando una rete di alleanze orientate al contrasto della povertà energetica. L’adesione rappresenta non solo un contributo economico, ma una presa di responsabilità rispetto all’impatto sociale della transizione energetica.
Tra le esperienze promosse dal Gruppo Iren con Banco dell’energia, ad esempio, c’è il progetto “Portineria di comunità - Antenne dell’Energia”, che porta supporto e informazione nelle periferie sociali, intercettando situazioni di vulnerabilità spesso invisibili. Attraverso una presenza territoriale stabile, l’iniziativa mira a orientare le persone verso soluzioni concrete, facilitando l’accesso a misure di sostegno e a interventi di efficientamento energetico.
L’impegno di Iren con il Banco dell’energia si inserisce in una visione più ampia, che riconosce come la sostenibilità non possa prescindere dalla giustizia sociale. La transizione energetica, per essere equa, deve includere anche chi rischia di restarne escluso. La crescita dell’impatto delle azioni solidali dimostra che il contrasto alla povertà energetica è possibile, soprattutto quando le risposte sono costruite a partire dai territori e dalle persone che li abitano. Se il sud resta l’area più colpita, le buone pratiche mostrano che interventi mirati possono ridurre le disuguaglianze e migliorare concretamente la qualità della vita. La sfida dei prossimi anni sarà rendere queste esperienze sistemiche e scalabili, integrandole nelle politiche energetiche e sociali nazionali. Perché l’energia non è solo una questione tecnica o di mercato, ma un diritto fondamentale, senza il quale non può esserci né benessere né vera transizione ecologica.