Energia

F come Forsu: come produrre compost di qualità dagli scarti organici

20 ottobre 2022

La raccolta differenziata dei rifiuti domestici è parte integrante della vita dei cittadini che partecipano proattivamente alla gestione integrata dei rifiuti, l’insieme delle strategie che interessano l’intero ciclo di gestione dei rifiuti: dalla raccolta fino al recupero e allo smaltimento.

 

La costante domanda di beni di consumo si accompagna ad una crescente produzione dei rifiuti, la cui corretta gestione è un punto essenziale a sostegno dell’economia circolare che riutilizza beni di consumo dismessi, producendo nuove materie prime. Una corretta lavorazione degli scarti organici produce un compost di qualità impiegato in diversi settori sotto forma di fertilizzante e fonte di energia pulita: ecco come.

 

Cos’è la Forsu e quali sono le sue caratteristiche

Con Forsu si intende la frazione organica del rifiuto solido urbano, adeguatamente selezionato per mezzo della raccolta differenziata. In ogni casa viene prodotta una quantità più o meno consistente di umido, l’insieme dei rifiuti biodegradabili che - in accordo ai criteri dell’economia circolare - viene riutilizzato in diversi tettori industriali come compost.
 

Il compost di qualità è determinante per la tutela del suolo: dona slancio a un’agricoltura a misura d’ambiente. La cura del suolo diventa particolarmente importante nella riduzione dei livelli di inquinamento e nel riutilizzo delle risorse che vengono impiegate nella cura dei terreni.  Il compost, infatti, può essere validamente utilizzato in qualità di fertilizzante naturale in molti settori, ma anche nelle operazioni preimpianto di alberi e arbusti. Non solo: grazie al trattamento delle frazioni organiche selezionate con digestione anaerobica il Forsu può essere trasformato in biometano e diventare fonte di energia pulita. 

Dall’organico all’energia pulita: il processo di recupero nell’impianto Iren di Reggio Emilia

Non buttare via niente: è questo l’obiettivo diventato realtà a Reggio Emilia, nell’impianto di trattamento della FORSU da raccolta differenziata.
 

Si tratta di un sistema ibrido - anaerobico e aerobico -  che è stato così progettato per effettuare il massimo recupero di materia (compost e anidride carbonica) ed energia (biometano) dai rifiuti trattati.

Ma come funziona il processo di recupero? L’impianto prevede una prima fase di pretrattamento meccanico del materiale in entrata, che consiste nella rottura dei sacchetti dentro i quali è contenuto il rifiuto e l’eliminazione di eventuali parti di materiale non trattabile, come parti di plastica o metalli erroneamente conferiti.
 

Segue la fase di vera e propria digestione anaerobica, durante cui i materiali, opportunamente miscelati e posti nelle condizioni ottimali di temperatura, vengono scomposti via via in materiali più semplici. Alla digestione anaerobica segue poi una fase di stabilizzazione aerobica, durante cui il materiale solido digestato viene miscelato con verde e sfalci triturati che hanno la funzione principale di strutturante, al fine cioè di conferire al prodotto un’adeguata permeabilità all’aria, fattore essenziale nella fase di produzione del compost. In questa fase altri tipi di organismi naturali (batteri, funghi, ecc.) svolgono sempre in modo accelerato e controllato quello che avviene in natura (il medesimo processo su cui si basa il funzionamento della compostiera domestica).

Infine, una fase di raffinazione ha lo scopo di separare le frazioni più grossolane (per esempio pezzi di legno) alla fine della quale si ottiene un compost avente le caratteristiche previste dalla normativa sui fertilizzanti e utilizzabile per le coltivazioni, la floricoltura, la vivaistica. Il biogas prodotto dalla fase anaerobica viene trattato per arrivare a produrre biometano, dalle caratteristiche analoghe al normale gas naturale e immesso direttamente nella rete di distribuzione del gas: con una produzione di 9 milioni di metri cubi all'anno, il biometano prodotto è sufficiente a riscaldare in un anno, 4600 famiglie o, in alternativa, ad alimentare 7.600 autovetture (con percorrenza media di 15.000 chilometri l’anno) oppure 190 autobus (con una percorrenza media di 50.000 chilometri l'anno). Per i mezzi che utilizzeranno il biometano, la mobilità sarà completamente sostenibile, in quanto l’impatto ambientale delle emissioni sarà nullo.


Un progresso concreto verso il domani sostenibile, a partire dalla valorizzazione degli scarti.

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