Green

Vero o finto? L'impatto ambientale dell'albero di Natale

22 dicembre 2022

L’albero di Natale è simbolo delle festività per eccellenza e tra le decorazioni natalizie più amate, tanto da ravvivare gran parte delle case italiane. Ma qual è il suo impatto ambientale e come è possibile ridimensionarlo?

 

La scelta dell’albero, infatti, non riguarda il solo gusto personale ma anche l’ambiente. Uno stile di vita sostenibile, che si faccia carico della cura del pianeta, si traduce anche in acquisti più responsabili e consapevoli.

 

In questo caso, per valutare l’impatto ambientale delle diverse tipologie di alberi di Natale e ponderarne la scelta, occorre prendere in considerazione l’intero ciclo di vita del prodotto. In particolare, è necessario considerare tre elementi sostanziali: la quantità di emissioni, il dispendio idrico e la durata di utilizzo. Ulteriori fattori determinanti sono i costi di trasporto, la distribuzione e lo smaltimento o possibile riciclaggio. Ecco perché.

 

 

Il mercato dell’albero di Natale, tra sintetico e naturale

Gli alberi più usati nel periodo natalizio sono l’abete caucasico e l’abete rosso, molto diffuso sulle Alpi. Gli abeti naturali destinati alla vendita durante il periodo natalizio sono coltivati appositamente per questo scopo in vivai posizionati in zone selezionate, al fine di non danneggiare l’ambiente.

 

Secondo una recente indagine di Coldiretti, l’abete naturale è il prediletto da circa 3,5 milioni famiglie per una spesa media di 42 euro e rappresenta un acquisto fondamentale per l’88% delle famiglie italiane. Tuttavia, più della metà degli italiani, sceglie un albero sintetico per questioni di comodità ma anche con l’errata convinzione che quella sintetica sia la soluzione più sostenibile.

 

Gli alberi sintetici, infatti, sono stati spesso pubblicizzati come soluzione ecologica in alternativa all’opzione naturale. In realtà, mentre l’abete naturale aiuta a combattere l’effetto serra assorbendo CO2, quello artificiale è composto da materiali plastici e metallici la cui produzione richiede un notevole dispendio energetico e va ad aggiungersi alla presenza di PVC, materiale derivato dal petrolio ad alto tasso d’inquinamento.

L’associazione ambientalista Carbon Trust ha calcolato che un albero artificiale di due metri circa ha un impatto sull’atmosfera corrispondente a 40 chili di CO2, nettamente superiore ai 15 chili prodotti da un albero vero giacente in discarica.

 

Una grande incidenza sull’ambiente ha anche il trasporto degli abeti artificiali, la cui produzione è prevalentemente localizzata in Cina, per poi raggiungere la grande distribuzione con la conseguente emissione in atmosfera di gas serra.

Per ammortizzare il suo impatto ambientale, un abete artificiale dovrebbe essere utilizzato in media tra i 9 ed i 20 anni e, per ridurne ulteriore le emissioni inquinanti, dovrebbe essere acquistato di seconda mano.

I vantaggi dell’abete naturale e il suo possibile riutilizzo

Il ricorso agli abeti naturali rappresenta una soluzione decisamente più ecologica, a patto che vengano rispettati determinati parametri. È preferibile acquistare abeti a chilometro zero e prediligendo quelli prodotti nel territorio italiano.

Gli abeti naturali – sottolinea Coldiretti - sono coltivati prevalentemente in zone montane e collinari, in terreni marginali destinati all’abbandono, la cui coltura contribuisce a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline e ad arginare il pericolo di erosione e incendi.

In Italia la coltivazione dell’abete natalizio si concentra in Toscana (Arezzo e Pistoia) e in Veneto, dove la tradizione si concilia con il rispetto dell’ambiente e della geografia del territorio.

La produzione di alberi di Natale controllata, non incide negativamente sul territorio: deriva per il 90% da coltivazioni vivaistiche e, il restante 10%, da cimali o punte di abete. Questi sono frutto della normale pratica di interventi colturali forestali che prevedono diradamenti o potature: non danneggiano l’ambiente ma sono utili alla conservazione e alla sopravvivenza dei boschi. Per un acquisto sicuro dei cimali, è utile controllare la presenza di certificazioni Fsc e Pefc, appositamente create per garantire la protezione della salute forestale e il controllo della trasparenza nella filiera del legno e derivati.  

 

L’albero di Natale naturale, dunque, risulta essere una soluzione più rispettosa dell’ambiente anche per via delle più ampie opzioni di riciclaggio, in piena aderenza ai principi dell’economia circolare.

 

Come indica il vademecum della Coldiretti, se acquistato ancora provvisto di radici, l’abete può essere ripiantato una volta terminato il periodo natalizio. In caso contrario è possibile donare l’albero ai centri di raccolta indicati da vivaisti, comuni e dal corpo forestale dello Stato: in questo modo sarà piantumato in parchi e zone verdi, ottenendo una nuova vita e contrastando le emissioni inquinanti.

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