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Ecoansia, bambini e adolescenti pagano il prezzo più alto: il rapporto UNICEF e l’impegno per ridurla

3 giugno 2025
  • Secondo l’UNICEF, 1,1 miliardi di bambini nel mondo vivono in aree ad alto rischio climatico.

  • In Italia, il 71% dei giovani è molto preoccupato per la crisi climatica; il 58% vive emozioni negative come ansia e tristezza.

  • L’ecoansia colpisce oltre il 60% dei minori di 19 anni; le ragazze sono le più esposte.

  • Eduiren ha organizzato un laboratorio partecipativo a Reggio Emilia per affrontare il tema con i giovani: ascolto, consapevolezza e azione.

  • La salute mentale giovanile va integrata nelle politiche ambientali, educative e sociali: il cambiamento climatico non è solo fisico, ma anche emotivo.

Nel mondo, quasi la metà dei bambini è esposta a gravi minacce climatiche. In Italia, sette giovani su dieci si dichiarano molto preoccupati per la crisi ambientale. Il disagio si chiama ecoansia: un fenomeno in crescita, che parla di paura ma anche di consapevolezza. Ogni anno, la Giornata Mondiale della Terra (22 aprile) invita alla riflessione sullo stato del pianeta. Ma per milioni di bambini e adolescenti, la crisi climatica non è una riflessione: è una realtà tangibile.

 

Secondo il Children’s Climate Risk Index (CCRI) pubblicato da UNICEF, 1,1 miliardi di minori vivono in aree del mondo ad alto rischio climatico, e quasi la metà dei 2,4 miliardi di bambini e adolescenti nel mondo è esposta a una combinazione pericolosa di shock climatici e ambientali.

 

Parliamo di eventi sempre più frequenti e devastanti: ondate di calore, inondazioni, siccità, cicloni tropicali, scarsità d’acqua e inquinamento atmosferico. Per i bambini che vivono in questi contesti – soprattutto nei Paesi a basso reddito – la crisi climatica non compromette solo l’ambiente, ma la salute, l’educazione, la sicurezza e il diritto stesso a un futuro.

In Italia, l’ecoansia è una realtà per milioni di giovani

Se i dati globali parlano di esposizione fisica al rischio, quelli italiani fotografano un disagio più sottile ma altrettanto allarmante: la percezione emotiva e psicologica della crisi climatica.

 

Il nuovo rapporto “Crisi climatica ed ecoansia in Italia”, promosso da UNICEF Italia in collaborazione con YouTrend, ha coinvolto oltre 1.000 giovani italiani tra i 14 e i 35 anni. I risultati confermano che la questione ambientale tocca profondamente la dimensione interiore di chi oggi si affaccia alla vita adulta:

Bambina al centro di una manifestazione per il clima tiene un cartello raffigurante la Terra, circondata da persone con cartelli che recitano slogan come “ACT NOW” e “There is no Planet B”.
  • il 71% si dichiara molto preoccupato per la crisi climatica;

  • il 58% associa alla crisi emozioni negative: ansia, rabbia, tristezza, senso di colpa;

  • tra chi ha meno di 19 anni, oltre il 60% dichiara di vivere forme di ecoansia, con una frequenza maggiore tra le ragazze;

  • il 30% dei giovani afferma di non sentirsi ascoltato dalle istituzioni;

  • il 42% ritiene che le azioni individuali siano irrilevanti, segnalando un senso di impotenza diffuso.

Ma non tutto è negativo: il 63% dei giovani intervistati dichiara che impegnarsi attivamente in cause ambientali riduce la propria ansia, e il 59% trova conforto nel parlarne con altri. La condivisione e l’attivismo, quindi, si rivelano strumenti fondamentali per fronteggiare l’ecoansia.

Dalla paura all’azione: la risposta educativa di Eduiren

Partendo da questi dati, il settore educational del Gruppo Iren – Eduiren – ha voluto affrontare il tema con un approccio partecipativo, in occasione di Fotografia Europea, il festival che si svolge a Reggio Emilia e che quest’anno si intitola “Avere vent’anni”.

 

Il 3 giugno, insieme all’Università di Modena e Reggio Emilia e Scuola Steiner-Waldorf, Fiorenza Genovese di Eduiren - con Giulia Scaglioni (UNIMORE) Giulia Pavon (psicologa clinica e ricercatrice a Nottingham) e Micol Pellegrin (Scuola Steiner-Waldorf) - ha partecipato ad una conferenza aperta che ha affrontato proprio uno dei temi emergenti tra le nuove generazioni: l’eco-ansia.

 

Un momento di confronto per individuare strumenti concreti di consapevolezza, ascolto e attivazione positiva di fronte alle sfide ambientali.

 

Il disagio climatico giovanile, infatti, non è più marginale. Secondo dati del Lancet Planetary Health, un sondaggio globale del 2021 su 10.000 giovani in 10 Paesi ha rilevato che il 59% si sente molto o estremamente preoccupato per il cambiamento climatico, e più del 45% afferma che le loro preoccupazioni influiscono negativamente sul funzionamento quotidiano.

 

L’Italia non fa eccezione. A rendere più grave la situazione è la mancanza di luoghi sicuri in cui parlare del problema. Il 53% dei giovani italiani (dati Ipsos) afferma che nessuno ha mai parlato loro di salute mentale in relazione alla crisi climatica: né in famiglia, né a scuola.

 

È qui che si inserisce il ruolo fondamentale dell’educazione ambientale come strumento di resilienza psicologica. Programmi come quello di Eduiren permettono di creare connessioni tra sapere, sentire e fare, riducendo il senso di isolamento e favorendo la costruzione di un immaginario positivo e condiviso.

Oltre la consapevolezza: il bisogno di politiche integrate

UNICEF lancia un appello chiaro: la salute mentale dei giovani va inclusa nelle politiche climatiche. Non basta agire sull’ambiente: bisogna sostenere anche chi cresce al suo interno. Servono programmi scolastici aggiornati, spazi di ascolto nei contesti educativi, formazione degli insegnanti, accesso a risorse psicologiche per le fasce più giovani della popolazione.

 

Nel frattempo, iniziative come quelle portate avanti da Eduiren sulla divulgazione della cultura della sostenibilità rappresentano un modello replicabile, che mostra come il disagio possa essere trasformato in dialogo, consapevolezza e cittadinanza attiva.

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