Acqua

Circular water: il modello di gestione che valorizza la risorsa idrica e contrasta l'emergenza siccità

17 ottobre 2022

 

Gestire in modo ottimale ed intelligente le risorse idriche del Pianeta rappresenta una delle priorità più urgenti da affrontare: l’acqua, bene primario per eccellenza, è tanto fondamentale quanto scarsa.

L’emergenza siccità degli ultimi tempi lo ha dimostrato: le acque sotterranee mondiali sono in deperimento, e secondo le Nazioni Unite, nel vicino 2030 quasi la metà della popolazione mondiale vivrà in condizioni di stress idrico.
 

Per questo motivo è necessario proteggere la risorsa idrica e attuare un’azione di contrasto alla siccità attraverso il paradigma Circular water, una strategia che interviene nella gestione dell’acqua valorizzando i fattori che ne accelerano la tutela e favorendo l’affermarsi di modelli virtuosi.

 

 

Circular water, un nuovo paradigma per la gestione dell’acqua

 

Promuovere e garantire l’uso consapevole e responsabile dell’acqua attraverso il modello Circular Water è l’imperativo da seguire per garantire un accesso paritario alla risorsa idrica e fronteggiare, con il previsto incremento della popolazione mondiale, l’aumento di domanda di acqua che si verificherà insieme al costante calo delle risorse.

La strategia Circular Water si fonda sulla salvaguardia della risorsa idrica attraverso il recupero delle acque meteoriche, evitando il prelievo di nuova acqua. Nello stesso tempo, punta a rimettere in circolo l’acqua depurata attraverso le attività economiche, come ad esempio la valorizzazione dei fanghi di depurazione.

 

Come implementare il modello Circular Water

Quella proposta dal modello di Circular Water è una transizione da attuare attraverso una serie di azioni strategiche capaci di facilitare l’uso idoneo e consapevole dell’acqua.
 

Tutti i territori, infatti, dovrebbero dotarsi di impianti di depurazione. In Italia, sono oltre 300 i Comuni che ancora non ne sono provvisti. Il PNRR -  Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza costituisce un’opportunità in questa direzione: alla Tutela del territorio e della Risorsa Idrica destina più di 4 miliardi di investimenti, di cui 600 milioni sono indirizzati alla parte degli impianti di depurazione e delle infrastrutture fognarie.

Oltre alle infrastrutture, è necessario risolvere le criticità legate alla gestione dei fanghi di depurazione: nel nostro Paese si registrano ancora elevate quantità di smaltimento dei fanghi e, di contro, solo una percentuale esigua di esse viene recuperata e riutilizzata.
 

Infine, da non sottovalutare, le azioni quotidiane: gli usi idrici potrebbero diventare più efficienti attraverso il miglioramento dell’impronta idrica delle attività produttive, dei servizi e dei prodotti ma anche dei singoli cittadini. Come? Attraverso l’utilizzo di tecnologie “smart water” -  come lo smart water metering e i sensori IoT da affiancare ai contatori intelligenti - che permettono di monitorare e ridurre i consumi.

 

La strategia Circular Water si fonda sulla salvaguardia della risorsa idrica attraverso il recupero delle acque meteoriche, evitando il prelievo di nuova acqua. 

Gestione dell’acqua, le opportunità del PNRR

 

Per rispondere a tutti questi bisogni si può lavorare su più fronti. Lo ha spiegato il presidente del Gruppo Iren Luca Dal Fabbro durante il Festival dell’Acqua di Torino: le smart-utility come Iren possono svolgere un ruolo cruciale nella fase di transizione lavorando in concomitanza con la finanza sostenibile e “adottando modelli di governance aziendale che includano la gestione del rischio idrico in relazione allo sviluppo delle attività di business."

 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), come ha ribadito il presidente, rappresenta un’opportunità storica per la filiera dell’acqua, per il suo rilancio e il superamento delle criticità. I fondi sono cruciali per il rilancio idrico in Italia anche se, secondo le analisi dell’Osservatorio Valore Acqua di Ambrosetti, non bastano a sanare il gap: ecco perché devono essere un traino per la crescita degli investimenti nella filiera estesa dell’acqua dei prossimi anni. Una priorità non rimandabile, già integrata nel piano di investimenti di Iren al 2030: oltre 2,4 miliardi sono destinati al servizio idrico integrato, per il potenziamento e l’incremento della resilienza della rete. L’obiettivo del Gruppo è quello di passare dal 33% al 20% di perdite idriche al 2030 sull’intero territorio gestito da Iren, attraverso il passaggio dal 56% al 90% di copertura della rete. Questi importanti finanziamenti destinati alla cosiddetta “distrettualizzazione” delle reti permetteranno di individuare i distretti in dispersione e di intervenire su quelli a maggior criticità: un’azione necessaria per consolidare la gestione integrata della risorsa idrica.
 

Di cosa c’è bisogno dunque? Di sistemi più efficienti che permettano di produrre e stoccare energia verde in modo veloce, pronta per essere usata e per rispondere alla domanda sempre più elevata. Così facendo non solo la transizione ecologica potrebbe permettere di “controllare” la domanda ma anche di arginare la fluttuazione del prezzo dell’elettricità: il risultato sarebbe un mercato più sistematico e meno volitivo, capace di garantire una maggiore stabilità di prezzi. 

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