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Orti urbani: cosa sono e perché fanno bene all'ambiente

28 luglio 2022

 

Coltivare la terra per valorizzare gli spazi delle città e riscoprire i benefici di trascorrere del tempo a contatto con la natura: gli orti urbani sono diventati una realtà consolidata in diverse parti del mondo e hanno molte potenzialità dal punto di vista economico, sociale e ambientale. 

 

Lo dimostra il crescente impegno di associazioni e amministrazioni pubbliche nell’impiego di questa soluzione che, più di altre, promuove lo sviluppo sostenibile, crea reti economiche solidali e favorisce la riscoperta dei legami sociali tra le persone. Ecco di cosa si tratta nello specifico. 

 

Che cosa sono gli orti urbani  

Per orto urbano si intende uno spazio verde di dimensione variabile e generalmente di proprietà comunale che viene affidato in comodato d’uso a cittadini o associazioni per la produzione di erbe aromatiche, frutta e verdura, fiori. Spesso vengono concessi in zone particolarmente degradate così da valorizzarle, contribuire al miglioramento della qualità della vita e incentivare maggiore aggregazione sociale.

In Italia quella degli orti urbani è una lunga tradizione: durante la seconda guerra mondiale divenne fondamentale coltivare verdure e legumi per soddisfare i bisogni dei ceti meno abbienti e si diffusero i cosiddetti “Orticelli di Guerra”. Con il boom economico e l’incremento della cementificazione questa pratica è venuta meno ed è stata ripresa a partire dagli anni ’80 con la regolamentazione da parte delle amministrazioni locali e la pubblicazione dei bandi per l’assegnazione dei lotti. 

 

Secondo l’analisi della Coldiretti e in base ai dati del rapporto ISTAT sul verde urbano 2021, negli ultimi 5 anni in Italia si è registrata una crescita degli orti urbani del 18,5% superando i 2,1 milioni di metri quadrati occupati. Oggi sono 1,2 milioni gli italiani impegnati a coltivare spazi agricoli: tre le regioni più virtuose c’è l’Emilia-Romagna con 704 mila metri quadrati di orti urbani, seguita da Lombardia, Toscana, Veneto e Piemonte.

 

Oggi sono 1,2 milioni gli italiani impegnati a coltivare spazi agricoli: tre le regioni più virtuose c’è l’Emilia-Romagna con 704 mila metri quadrati di orti urbani, seguita da Lombardia, Toscana, Veneto e Piemonte.

Quali sono i vantaggi degli orti urbani

La diffusione di aree coltivate in città genera benefici in diversi ambiti: gli orti urbani aiutano a combattere la speculazione edilizia e il degrado, soprattutto nelle periferie delle città, attraverso la riqualificazione di terreni abbandonati. Il ritorno alla terra è benefico anche per la salute dei cittadini che passano molto più tempo all’aria aperta, svolgendo attività fisica e contribuendo in prima persona a rendere le città luoghi più ecologici e vivibili: l’aumento di aree verdi urbane migliora la qualità dell’aria e riduce le emissioni perché le piante assorbono l’anidride carbonica presente in atmosfera.

 

Maggiori spazi dedicati alla coltivazione permettono anche di migliorare la sostenibilità della catena alimentare: la biodiversità agricola è maggiormente tutelata e, accedere direttamente all’orto, permette di mangiare in modo più sano e genuino. Secondo le stime del progetto SustUrbanFoods, coordinato dall’università di Bologna, con circa 10-20 metri quadrati di terreno si può produrre la quantità di verdura sufficiente ad una persona per un anno. Anche gli scarti alimentari dell’orto possono essere valorizzati e usati come fertilizzante naturale: un approccio di gestione circolare che permette di ridurre la produzione di rifiuti e ottimizzare l’utilizzo delle risorse.  

Ai benefici economici e ambientali si aggiungono quelli sociali: coltivare uno spazio insieme ad altri cittadini consente di creare aggregazione, contrastare l’esclusione sociale e vincere la solitudine che spesso ci si ritrova a vivere nei grandi agglomerati urbani. 

 

Un nuovo modo di vivere il quartiere che ridisegna il paesaggio e l’assetto urbanistico in ottica ecologica e inclusiva: così gli orti urbani diventano strumenti particolarmente proficui per lo sviluppo sostenibile. 

 

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