Energia

Pannelli solari del futuro: verticali, bifacciali e integrati ai terreni agricoli

17 agosto 2022

 

Sono sempre di più i pannelli fotovoltaici che vengono installati nel nostro Paese e nel resto d’Europa: alle fine dello scorso anno, secondo un recente rapporto del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), in Italia risultavano installati 1.016.083 impianti fotovoltaici. 80 mila in più rispetto all’anno precedente.

 

Il trend positivo fa ben sperare sugli investimenti in fonti di energia pulita e proietta le stime sulle rinnovabili sempre più in alto. Anche l’innovazione nel settore si muove rapida: oggi siamo abituati a vedere i moduli fotovoltaici su tetti, giardini e terreni agricoli, con impianti standard che sono inclinati tra i 20 ed i 35 gradi e rivolti a sud per avere la massima resa, con una produzione di energia molto alta soprattutto nelle ore centrali del giorno.

 

Tuttavia, presto le cose potrebbero però cambiare: i pannelli solari del futuro sono verticali, bifacciali e integrati nei terreni agricoli. Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista internazionale Smart Energy e curato da un gruppo di ricercatori di scienze applicate dell’Università di Lipsia, ecco cosa prevede. 

 

Sono sempre di più i pannelli fotovoltaici che vengono installati nel nostro Paese e nel resto d’Europa: alle fine dello scorso anno, secondo un recente rapporto del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), in Italia risultavano installati 1.016.083 impianti fotovoltaici. 80 mila in più rispetto all’anno precedente. 

 

Pannelli solari verticali e bifacciali: come funzionano

 

I pannelli solari sono in continua evoluzione e la ricerca di nuove funzionalità e materiali, come la perovskite, puntano a migliorare l’efficienza e allungare la vita delle celle e dei moduli. Ma non solo: secondo un recente studio effettuato da team di ricerca dell’Università di Lipsia gli impianti fotovoltaici per la produzione di energia pulita potrebbero cambiare orientamento e modificare il classico posizionamento a sud. 

 

Installando dei pannelli solari verticali, infatti, i moduli avrebbero una doppia faccia che, orientati verso est e ovest, permetterebbe di attirare il sole da entrambi i lati producendo così maggiore energia, generata sia al mattino che alla sera. 

 

Un sistema rivoluzionario sotto diversi punti di vista: non solo per via di un aumento di energia pulita ma anche per un minore stoccaggio capace di ridurre in modo consistente “la quantità di terreno necessaria per la generazione di elettricità”, come ha sottolineato Sophia Reker, ricercatrice e autrice dello studio.

 

Pannelli solari verticali: quali sono i vantaggi 

I pannelli solari verticali e bifacciali proposti dagli studiosi di Lipsia rappresentano un importante cambiamento nel campo della produzione di energia pulita. Nel loro studio i ricercatori hanno mostrato come la necessità di accumulo diminuisca installando la maggior parte della nuova capacità fotovoltaica in senso verticale e con orientamento est-ovest: “si potrebbe dimostrare” – si legge nello studio – “che i sistemi fotovoltaici verticali consentono una minore capacità di storage o un minore utilizzo delle centrali elettriche a gas. Senza alcuna opzione di stoccaggio è possibile una riduzione delle emissioni complessive di anidride carbonica fino a 10,2 Mt/a”.

Gli innovativi pannelli non solo permettono di ottenere una maggiore quantità di energia con meno sforzo produttivo, ma consentono anche un vero connubio con l’agricoltura

 

Sull’esempio dell’agrovoltaico, il sistema proposto combina l’utilizzo del suolo sia per la produzione elettrica che per quella agricola, ottimizzando al massimo il rendimento: l’obiettivo è portare al limite massimo la produzione di energia solare e amplificare allo stesso tempo la resa agricola.

 

Si tratta di un nuovo modello energetico che, secondo un calcolo approssimativo elaborato dal team attraverso il sistema informativo geografico fotovoltaico (PVGIS) del Centro comune di ricerca della Commissione europea, permetterebbe solo in Germania un aumento degli impianti fotovoltaici dagli attuali 58 GW a 400 GW nel 2030. 

 

Con questi dati, spiegano Reker e i suoi colleghi, si arriverà ad un utilizzo minore delle centrali elettriche a gas riducendo le emissioni complessive di anidride carbonica fino a 10,2 Mt/a. Un dato fondamentale per il raggiungimento della neutralità climatica prevista dal Green deal europeo.

 

 

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