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Barometro sul futuro: sette italiani su dieci chiedono una legge sul clima

30 gennaio 2026
  • Il Barometro sul futuro di ASviS–Piepoli evidenzia una forte richiesta di una legge nazionale sul clima, sostenuta da sette italiani su dieci.
 
  • Il cambiamento climatico è percepito come un’emergenza concreta che incide su sicurezza, qualità della vita e sviluppo dei territori.
 
  • Dall’indagine emerge il ruolo centrale delle imprese nella transizione ecologica, chiamate a investire in innovazione, infrastrutture sostenibili ed economia circolare.
 
  • Iren è parte dell’Ecosistema Futuro, il percorso promosso da ASviS che mette in dialogo istituzioni, imprese e società civile sui temi del futuro sostenibile.

 

  • Le nuove generazioni chiedono politiche climatiche coerenti, basate sulla scienza e capaci di tradurre le evidenze in azioni concrete e durature.

La crescente domanda di politiche climatiche strutturali, il ruolo delle imprese nella transizione e la richiesta di coerenza da parte delle nuove generazioni. Sono queste le tre evidenze principali che emergono dal Barometro sul futuro, l’indagine realizzata dall’istituto Piepoli per ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, presentata nell’ambito dell’iniziativa Ecosistema Futuro. Un percorso di confronto che coinvolge istituzioni, società civile e imprese impegnate nella transizione ecologica, tra cui Iren, parte attiva dell’ecosistema come soggetto industriale chiamato a tradurre gli obiettivi di sostenibilità in azioni concrete sui territori.

Il Barometro restituisce l’immagine di un Paese consapevole dell’urgenza climatica e sempre più orientato a chiedere strumenti normativi, visione di lungo periodo e responsabilità condivise. Un cambiamento culturale che apre nuove prospettive sul modo di governare il futuro.

Legge sul clima e cambiamento climatico: una richiesta ormai maggioritaria

La prima evidenza del rapporto è chiara: sette italiani su dieci chiedono una legge nazionale sul clima. Il cambiamento climatico è percepito come una delle principali emergenze dei prossimi anni, non più come un rischio astratto ma come una minaccia concreta per la sicurezza dei territori, la qualità della vita e la stabilità economica. Eventi estremi, ondate di calore e dissesto idrogeologico hanno reso la crisi climatica parte dell’esperienza quotidiana, rafforzando la domanda di interventi strutturali.

 

La richiesta di una legge sul clima nasce dalla percezione che le politiche attuali siano frammentate e poco continue. Gli italiani chiedono un quadro normativo stabile e vincolante, capace di garantire coerenza alle azioni di mitigazione e adattamento e di orientare investimenti pubblici e privati nel lungo periodo. Non si tratta solo di riduzione delle emissioni, ma di prevenzione dei rischi, tutela delle comunità più esposte e pianificazione di uno sviluppo più resiliente. La legge sul clima viene così interpretata come uno strumento di visione, in grado di andare oltre le contingenze politiche e di costruire una traiettoria condivisa di futuro sostenibile.

mondo e termometro che indica il riscaldamento globale

Imprese e sostenibilità: il ruolo chiave della filiera industriale

La seconda evidenza riguarda il ruolo delle imprese. Dal Barometro emerge come una parte crescente della popolazione attribuisca al settore produttivo una responsabilità centrale nella transizione ecologica. Le imprese non sono più viste solo come soggetti economici, ma come attori sociali capaci di incidere sulle scelte ambientali, sui modelli di consumo e sull’innovazione tecnologica.

In questo scenario, le multiutility vengono percepite come snodi strategici, perché operano nei servizi essenziali: energia, acqua, ambiente. Ambiti in cui la sostenibilità non è un concetto teorico, ma una condizione necessaria per garantire continuità, qualità e sicurezza. È in questo contesto che si inserisce la partecipazione di Iren all’Ecosistema Futuro, come realtà industriale impegnata nella trasformazione delle infrastrutture e nella costruzione di modelli di economia circolare e resilienza territoriale.

Secondo l’indagine, la transizione non può essere affidata solo alle scelte individuali: servono sistemi energetici più sostenibili, investimenti infrastrutturali e una filiera industriale capace di accompagnare il cambiamento. Le imprese sono chiamate a un ruolo attivo, fatto di innovazione, trasparenza e responsabilità condivisa.

Giovani, fiducia nella scienza e richiesta di coerenza sul futuro

La terza evidenza riguarda le nuove generazioni e il rapporto tra fiducia, aspettative e futuro. I giovani mostrano livelli di preoccupazione più elevati rispetto alla media e una maggiore propensione a sostenere misure ambiziose sul clima. Per loro, il futuro sostenibile non è un orizzonte astratto, ma una condizione che incide direttamente sulle opportunità di lavoro, sulla qualità dell’ambiente e sulla possibilità di vivere in territori sicuri e inclusivi.

Accanto a questa sensibilità, il Barometro segnala una forte richiesta di coerenza. I giovani attribuiscono grande credibilità alla scienza, considerata il riferimento principale per comprendere la crisi climatica, ma esprimono maggiore scetticismo verso la politica, percepita come poco incisiva. Da qui nasce la domanda di politiche chiare, obiettivi misurabili e strumenti capaci di trasformare le evidenze scientifiche in azioni concrete.

Il messaggio che emerge è netto: la consapevolezza c’è, il consenso sociale anche. Ora la sfida è passare dalla dichiarazione di intenti all’azione strutturale. In questo senso, il Barometro sul futuro racconta un Paese pronto a cambiare: spetta al sistema Paese – istituzioni, imprese e società civile – dare forma a questa richiesta, a partire da una legge sul clima non più rinviabile.

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