All’interno del sistema integrato di gestione dei rifiuti, i termovalorizzatori gestiti dal Gruppo Iren a Torino, Parma e Piacenza rappresentano infrastrutture strategiche per coniugare smaltimento della frazione residuale, produzione di energia e tutela ambientale. Non si tratta di impianti isolati, ma di nodi energetici inseriti in poli ambientali complessi, in cui il recupero di materia ed energia dialoga con la gestione delle reti e dei servizi ai territori.
Il termovalorizzatore di Torino (TRM) è uno degli impianti più rilevanti nel panorama nazionale. Grazie al recupero energetico dei rifiuti non riciclabili, consente di risparmiare ogni anno circa 80.000 tonnellate di combustibile fossile, contribuendo in modo significativo alla produzione di energia elettrica e al funzionamento del sistema di teleriscaldamento cittadino. L’integrazione con la rete di teleriscaldamento - la più grande d’Italia e una delle più estese in Europa con i suoi circa 800 km di doppia tubazione -permette di fornire calore a migliaia di abitazioni, riducendo l’utilizzo di caldaie tradizionali e abbattendo le emissioni legate al riscaldamento domestico. In questo modo, il rifiuto residuo diventa una leva per migliorare l’efficienza energetica urbana.
Nel Polo Ambientale Integrato di Parma, il termovalorizzatore è parte di un sistema più ampio dedicato alla gestione sostenibile dei rifiuti. L’impianto ha una capacità autorizzata di 195.000 tonnellate annue ed è destinato al trattamento dei rifiuti urbani residui provenienti dalla raccolta differenziata e di rifiuti speciali. È composto da due linee di combustione, ciascuna dotata di un generatore di vapore a recupero di calore. Il vapore prodotto alimenta il ciclo energetico, generando elettricità e calore. Centrale, come negli altri impianti del Gruppo, è il sistema di trattamento dei fumi, progettato per ridurre le concentrazioni di inquinanti ben al di sotto dei limiti normativi. Filtrazione, reattori chimici e monitoraggio continuo di aria e acque superficiali assicurano il controllo costante delle emissioni, a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
A Piacenza, l’impianto noto come Tecnoborgo è inserito in un complesso ambientale di oltre 200.000 metri quadrati, che ospita anche depuratore, strutture di stoccaggio e trattamento rifiuti speciali e aree dedicate alla gestione delle raccolte differenziate. Qui la termovalorizzazione si integra con altri servizi ambientali, rafforzando il modello di gestione coordinata del territorio.
Attraverso la consolidata tecnologia del forno a griglia, l’impianto piacentino ha una capacità di trattamento pari a 120.000 tonnellate annue di rifiuti urbani, rifiuti speciali assimilabili agli urbani, rifiuti sanitari trattati e fanghi biologici provenienti dall’adiacente impianto di depurazione delle acque. Anche in questo caso, il processo avviene con monitoraggio costante delle emissioni, grazie a un sistema installato direttamente sull’impianto e collegato a una stazione meteorologica. I dati vengono trasmessi in tempo reale all’organismo di controllo, l’ARPA di Piacenza, garantendo trasparenza e tracciabilità.
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In tutti e tre gli impianti, il denominatore comune è l’attenzione a controllo, innovazione e sostenibilità ambientale. La termovalorizzazione non è solo una fase di smaltimento, ma un processo tecnologico avanzato che consente di recuperare energia, ridurre il volume dei rifiuti e limitare il ricorso alla discarica.
Accanto ai sistemi di monitoraggio continuo delle emissioni, Iren ha affiancato anche strumenti di biomonitoraggio ambientale, come l’installazione di alveari nei pressi degli impianti. Le api, considerate sentinelle naturali dell’ecosistema, permettono di analizzare la qualità dell’aria e dell’ambiente circostante attraverso il controllo del miele, della cera e dello stato di salute delle colonie. Un approccio che integra la misurazione tecnologica con indicatori biologici, rafforzando la trasparenza e il presidio ambientale dei siti produttivi.
Integrati nei rispettivi territori, questi impianti dimostrano come il recupero energetico possa diventare parte di una strategia più ampia, in cui gestione dei rifiuti, produzione di energia e servizi urbani dialogano in modo sinergico. È questa integrazione che consente di trasformare una frazione non riciclabile in una risorsa utile per la collettività, coniugando innovazione industriale e tutela ambientale.