Acqua

I come idroelettrico: l'energia rinnovabile che arriva dall'acqua 

30 giugno 2022

 

È tra le fonti di energie rinnovabili più diffuse e vanta una lunga tradizione in Italia: l'energia idroelettrica è l'energia che sfrutta grandi masse d'acqua, movimentate dalla gravità o convogliate in dighe, canali e ponti. La sua origine è antichissima: furono i Greci e i Romani i primi a utilizzare l'energia dell'acqua per l'azionamento meccanico dei mulini. Alla fine del 1800, in Europa, la realizzazione di una turbina motrice segnò un ulteriore passo in avanti per sfruttare la forza dell'acqua in movimento e - nel 1879 – fu costruita la prima centrale idroelettrica presso le cascate del Niagara. Agli inizi del '900, l’energia green prodotta con impianti idroelettrici arrivò a rappresentare la maggioranza dell'energia totale prodotta nel Paese: oggi i quasi 4.300 impianti idroelettrici italiani producono 46 TWh annui, pari al 16,5% dell'elettricità totale generata in Italia.

 

 

Come funzionano gli impianti idroelettrici

 

L’energia cinetica, prodotta dal movimento dell’acqua, viene trasformata in energia elettrica grazie ai cosiddetti mulini d’acqua: impianti muniti di turbine che si azionano e creano l’energia che va ad accumularsi in un alternatore. Per far sì che il processo avvenga correttamente, occorre che la portata dell’acqua sia costante: per questo motivo sono necessari sbarramenti come dighe, canali o ponti da cui si creano notevoli cadute di acqua che, convogliando in una condotta forzata, generano il movimento delle turbine. Questo meccanismo viene definito a serbatoio poiché richiede la realizzazione di un bacino naturale o artificiale. 

 

Le centrali idroelettriche possono anche non prevedere una diga e utilizzare il flusso corrente dell’acqua, seguendone la portata naturale: in questo caso sono dette ad acqua fluente. Le centrali con impianto di accumulazione, invece, consentono di accumulare energia nelle ore in cui vi è maggiore richiesta e possono essere costruite anche in piccola scala: il cosiddetto mini-idroelettrico. 

 

L’energia cinetica, prodotta dal movimento dell’acqua, viene trasformata in energia elettrica grazie ai cosiddetti mulini d’acqua: impianti muniti di turbine che si azionano e creano l’energia che va ad accumularsi in un alternatore.

 

 

Dove si trovano gli impianti idroelettrici in Italia

Durante tutta la prima metà del Novecento, e fino agli anni Cinquanta, si è realizzato il massimo sfruttamento del potenziale idroelettrico italiano, con la costruzione di molte grandi centrali: tra l’inizio del Novecento e il primo dopoguerra l’idroelettrico è stato il protagonista principale della transizione energetica italiana dalle fonti fossili verso quelle rinnovabili. Oggi circa il 20% dell'elettricità prodotta in Italia proviene da centrali idroelettriche, localizzate in gran parte in Piemonte, Lombardia e Trentino con una produzione annua che va dai 35.000 ai 50.000 GWh. 

 

 

 

Anche gli impianti idroelettrici del Gruppo Iren si trovano in Piemonte, a Torino e nelle Valli Orco e Val di Susa, ma non solo: in Campania sette impianti distribuiti nelle provincie di Salerno e Avellino compongono il nucleo di Tusciano con una capacità produttiva di circa 250 GWh all'anno. La tecnologia Iren prevede sia centrali a serbatoio che ad acqua fluente, con una potenza installata di circa 600 Megawatt. 

 

In Piemonte, nella Valle Orco, gli impianti ad acqua fluente utilizzano l’acqua del torrente Orco e quella restituita da altre centrali, in un circolo continuo. L’impianto di Valsoera – Telessi, invece, è ad accumulo e utilizza l’acqua dei torrenti Piantonetto, Valsoera e Balma presente nel serbatoio di Valsoera. A valle della centrale l'acqua viene restituita nel serbatoio di Telessio, in modo che, in particolare nelle ore notturne, possa essere ripompata nel serbatoio di Valsonera e usata quando la domanda inizia ad aumentare. Anche in Val di Susa il meccanismo è il medesimo: a valle della centrale l'acqua viene restituita nel serbatoio delle Gorge di Susa (0,44 milioni di m3), così da poterla utilizzare per la produzione di energia pregiata nelle ore diurne, quando la domanda è maggiore.

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