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AraBat, la start-up pugliese che ricicla le batterie al litio con la buccia delle arance

7 dicembre 2022

Recuperare metalli preziosi dalle batterie a litio esauste tramite le bucce delle arance: è questo il processo ecologico e innovativo sviluppato dalla start-up pugliese AraBat, vincitrice del premio Iren Cleantech & Energy.

 

Il servizio di riciclo sostenibile lanciato da AraBat si è distinto nell’ambito del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), la principale business plan competition italiana in cui si sfidano i progetti innovativi che hanno superato la selezione delle Start Cup, business plan competition regionali collegate alle Università italiane e agli Enti di Ricerca Pubblici associati a PNICube.

 

L’obiettivo del concorso è stimolare la nascita di nuove imprese e accompagnare sul mercato quelle in fase di sviluppo accorciando le distanze tra ricerca e mercato, diffondendo la cultura d’impresa in ambito universitario e potenziando il dialogo tra ricercatori, economia e finanza.

 

In questa linea d’azione spicca la mission di AraBat, il cui efficace progetto di economia circolare ha conquistato il riconoscimento che il Gruppo Iren - main partner dell’evento - conferisce da anni alle realtà imprenditoriali che si spendono per il miglioramento della sostenibilità ambientale. Ecco in cosa fa la differenza la start up-up pugliese.

 

Arabat, come riciclare le batterie al litio con la buccia delle arance

Attraverso la sua tecnologia idrometallurgica rivoluzionaria, elaborata dai founder (Raffaele Nacchiero, Giovanni Miccolis, Vincenzo Scarano, Leonardo Renna, Leonardo Binetti, Gian Maria Gasperi), AraBat punta a riciclare le batterie al litio a fine vita -  impiegando un mix performante a base di bucce di arancia e acido citrico - e a recuperare e vendere i metalli preziosi in esse contenuti (litio, cobalto, manganese, nichel, altri in corso di studio).

Il processo di riciclo proposto ha focalizzato l’attenzione già nella fase delle competizioni regionali -  le Start Cup - che costituiscono il primo banco di prova per concorrere al PNI: sono stati ben 53 gli atenei, incubatori e enti di ricerca coinvolti in 16 regioni d’Italia. Quest’anno, in particolare, quasi mille le idee di impresa che hanno concorso al premio: la Giuria, composta da esponenti del mondo imprenditoriale, della ricerca e del venture capital, ne ha selezionate 65 da valutare in finale.

 

Arabat ha sbaragliato tutti. Grazie al supporto dello STAR Facility Centre dell’Università di Foggia e all’uso delle bucce delle arance, il processo circolare messo a punto dalla start-up non solo riesce a riciclare le batterie a litio esauste che provengono da autovetture, computer, smartphone ed altri dispositivi simili, ma anche a recuperare dei metalli preziosi a elevato valore e purezza. Inoltre a differenza dei tipici processi di riciclo di batterie oggi diffusi (pirometallurgici o idrometallurgici), il procedimento proposto non utilizza alte temperature o acidi fortemente impattanti per avviare il recupero dei metalli preziosi.

 

Queste caratteristiche fanno sì che il metodo Arabat possa diventare una nuova sorgente, circolare e sostenibile, da cui rifornirsi di materie prime seconde che avrebbero le stesse proprietà di quelle vergini.

 

 

Iren Cleantech & Energy: Iren premia l’innovazione

AraBat ha vinto il primo premio per la categoria Iren Cleantech & Energy, pari a un valore di 25.000 euro: il riconoscimento promosso da Iren punta a supportare le idee innovative nell’ambito della sostenibilità ambientale e, occasioni come il Premio Nazionale per l’Innovazione, costituiscono una leva essenziale per accelerare l’adozione di nuove tecnologie che si pongono al sostegno di uno sviluppo sostenibile.

Siamo lieti di consegnare il premio Iren Cleantech & Energy ad AraBat” – ha commentato Enrico Pochettino, Direttore Innovazione del Gruppo Iren – “Il riconoscimento, che rientra nella partnership che da anni ci vede a fianco del PNI, è pienamente coerente con l’impegno del Gruppo nel campo dell’innovazione, e in particolare della costruzione di un rapporto sempre più strutturato con l’ecosistema delle start-up e della ricerca”.

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