Energia

Casa green, cosa cambia con la nuova direttiva europea prevista per il 2026

31 gennaio 2026
  • Dal 29 maggio 2026 l’Italia dovrà recepire la direttiva europea Case Green, definendo una strategia nazionale per ridurre i consumi energetici degli edifici residenziali.

 

  • Gli obiettivi UE prevedono una riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2020.
 
  • Il nuovo Attestato di Prestazione Energetica introdurrà una classificazione uniforme in Europa e informazioni più dettagliate su consumi ed emissioni.

 

  • Gli immobili riscaldati esclusivamente con caldaie a gas vedranno limitato l’accesso alle classi energetiche più elevate.

 

  • La direttiva introduce il passaporto di ristrutturazione volontario per pianificare interventi di efficientamento nel tempo.

 

  • Iren accompagna la transizione della casa green attraverso teleriscaldamento, servizi di Iren Luce e Gas e interventi di efficientamento energetico con Iren Smart Solutions.

 

Un passaggio importante per il settore dell’edilizia residenziale in Europa e in Italia: il 29 maggio 2026 segnerà una data simbolo perché, entro questa data, il nostro Paese dovrà recepire la nuova direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, nota come direttiva Case Green, definendo nel proprio ordinamento una strategia nazionale per la riduzione dei consumi energetici del patrimonio abitativo.

La normativa non introduce obblighi immediati per i singoli proprietari, ma traccia una direzione di medio e lungo periodo che inciderà sulle politiche pubbliche, sulle scelte di ristrutturazione e sul mercato immobiliare. L’obiettivo indicato dall’Unione europea è ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e di una quota compresa tra il 20% e il 22% entro il 2035, prendendo come riferimento i livelli di consumo del 2020. Ecco cosa prevede la direttiva e ciò che cambierà.

idraulico sistema una caldaia

Il nuovo APE dal 29 maggio 2026

Con l’attuazione della direttiva Case Green, l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) cambia in modo significativo, sia nel formato sia nei contenuti. La scala di classificazione diventerà uniforme in tutta l’Unione europea, articolata dalla classe A alla classe G, dove la A identifica gli edifici a emissioni zero e la G quelli con le prestazioni energetiche peggiori. Gli Stati che già utilizzano la classe A0 per gli edifici a emissioni zero potranno mantenerla, mentre per gli edifici che raggiungono standard ancora più elevati sarà possibile ottenere la classe A+, riservata a immobili che producono più energia rinnovabile di quanta ne consumino.

Il nuovo APE sarà anche molto più informativo rispetto a quello attuale: riporterà il consumo annuo di energia primaria e finale, espresso in kWh per metro quadro all’anno, le emissioni di gas serra, indicate in kg di CO₂ per metro quadro all’anno, e il potenziale di riscaldamento globale dell’edificio lungo il suo ciclo di vita. Saranno inoltre presenti indicazioni sulla predisposizione dell’immobile alla domotica, sulla presenza o meno di punti di ricarica per veicoli elettrici e, in caso di impianto fotovoltaico, sulla percentuale di energia rinnovabile prodotta.

L’obiettivo è fornire a cittadini, operatori immobiliari e istituzioni uno strumento più chiaro e comparabile, capace di raccontare in modo trasparente l’impatto energetico e ambientale di una casa.

Penalizzati gli immobili con caldaie a gas

 

Uno degli aspetti più discussi della direttiva riguarda il futuro degli immobili dotati di caldaie a gas. Anche se il divieto all’uso del gas come fonte unica di riscaldamento è stato spostato in avanti nel tempo, il nuovo sistema di classificazione energetica avrà un impatto concreto sul valore degli edifici.

Un immobile riscaldato esclusivamente da una caldaia a gas, anche se efficiente e ben isolato, non potrà più ottenere la classe A nel nuovo APE, perché produce comunque emissioni in loco. Il massimo livello raggiungibile sarà la classe B. La direttiva non introduce divieti di vendita o affitto per gli edifici con classi energetiche basse, né obblighi immediati di riqualificazione. Tuttavia, è evidente che il mercato immobiliare tenderà a premiare sempre di più gli edifici efficienti, penalizzando quelli con consumi elevati e tecnologie meno sostenibili.

In questo contesto, la scelta di soluzioni alternative al riscaldamento tradizionale – come il teleriscaldamento - assume un peso crescente, non solo in termini ambientali ma anche economici e patrimoniali. 

Cos’è e come funziona il passaporto di ristrutturazione volontario

 

Per accompagnare cittadini e proprietari in questo percorso, la direttiva prevede l’introduzione di uno strumento nuovo: il passaporto di ristrutturazione, che dovrà essere istituito dagli Stati membri entro il 29 maggio 2026 su base volontaria. Si tratta di un documento digitale che pianifica gli interventi di efficientamento energetico dell’edificio in una sequenza logica, progressiva ed economicamente sostenibile.

Il passaporto indica quali lavori effettuare, in che ordine, quali sono i tempi di ritorno dell’investimento e quali incentivi possono essere attivati. L’obiettivo è evitare interventi parziali o scollegati tra loro e guidare l’immobile verso la neutralità climatica entro il 2050. La presenza di un passaporto di ristrutturazione sarà segnalata anche all’interno dell’APE, rafforzandone il valore informativo.

Cosa cambia per chi deve vendere o affittare

L’APE mantiene una validità di 10 anni. Se l’attestato non è in scadenza, non sarà necessario aggiornarlo immediatamente: il vecchio modello resterà valido fino alla naturale scadenza. Dal 29 maggio 2026, però, tutti i nuovi APE dovranno essere redatti secondo il nuovo formato europeo.

Nel caso di immobili collocati in classi energetiche basse, inferiori alla C, il nuovo APE suggerirà al proprietario di rivolgersi a uno Sportello Unico territoriale, pensato per offrire assistenza gratuita nella pianificazione degli interventi di riqualificazione o, in alternativa, nell’adozione del passaporto di ristrutturazione. L’obiettivo non è imporre lavori immediati, ma accompagnare i cittadini verso scelte più consapevoli e in linea con i nuovi standard europei.

Casa green, le opportunità e i servizi offerti da Iren

In questo scenario di trasformazione, il tema della casa green si intreccia con le soluzioni energetiche già disponibili sui territori serviti da Iren. In città come Torino, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, il teleriscaldamento rappresenta una risposta concreta alla necessità di ridurre le emissioni e migliorare l’efficienza energetica degli edifici, grazie a un sistema che consente di superare il riscaldamento individuale a gas e valorizzare una produzione di calore più efficiente.

Accanto alle reti, i servizi e le offerte di Iren Luce e Gas possono supportare i cittadini nella gestione più consapevole dei consumi, nell’accesso a forniture energetiche orientate alle rinnovabili e nell’individuazione delle soluzioni più adatte per migliorare la prestazione energetica della propria abitazione. Insieme alla gestione ottimale dei consumi,

Iren Smart Solutions, invece, affianca cittadini, condomìni e imprese negli interventi di efficientamento energetico degli edifici, offrendo supporto tecnico nella progettazione e realizzazione di soluzioni mirate: dall’ottimizzazione degli impianti termici all’integrazione di sistemi più efficienti e a basse emissioni, fino all’accompagnamento nei percorsi di riqualificazione energetica previsti dalla normativa. Un contributo che consente di trasformare gli obiettivi europei in interventi concreti, graduali e sostenibili anche dal punto di vista economico.

In questo modo, la direttiva Case Green non resta solo una cornice normativa, ma diventa un’occasione concreta per ripensare il modo di abitare in chiave più sostenibile.

 

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