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Cosa prevede il Piano Adattamento ai Cambiamenti Climatici pubblicato dal Ministero dell'Ambiente

23 gennaio 2023

L'Italia occupa una posizione centrale nel Mediterraneo e proprio questa zona viene definita dai climatologi una delle aree “hot-spot” dei cambiamenti climatici. La nostra penisola, infatti, è particolarmente esposta a un rischio climatico elevato, tra cui una maggiore frequenza e intensità degli eventi estremi come inondazioni, ondate di calore, e fenomeni di dissesto, alluvioni, erosione delle coste e carenza idrica: già oggi è evidente che l’aumento delle temperature e l’intensificarsi di eventi estremi connessi ai cambiamenti climatici amplifichino tali rischi i cui impatti economici, sociali e ambientali sono destinati ad aumentare nei prossimi decenni.

 

 

Per far fronte al problema il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha approvato il testo del nuovo Piano Nazionale di adattamento al Cambiamento climatico (PNACC). Il PNACC 2022 va a sostituire il precedente Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico che risaliva al 2018 ed era finalizzato all’attuazione della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici: ecco cosa prevede.

 

Che cos’è il PNACC e quali sono i suoi obiettivi

Nel nuovo Piano Nazionale di adattamento al Cambiamento climatico si analizzano gli impatti dei cambiamenti climatici e la pericolosità di eventi estremi.

 

L’obiettivo principale del documento è fornire un quadro di indirizzo nazionale per l'implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, migliorare la capacità di adattamento dei sistemi naturali, sociali ed economici nonché trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche.

 

Gli obiettivi specifici da perseguire riguardano:

 

  • l’attivazione di infrastrutture per lo scambio di dati e analisi sull’adattamento, nonché la realizzazione di attività volte a promuovere la partecipazione e aumentare la consapevolezza dei portatori di interesse sulle azioni;

  • la valutazione costi/benefici delle misure di adattamento;

  • lo sviluppo e l’attuazione di strategie e piani di adattamento ai diversi livelli;

  • l’integrazione di criteri di adattamento in piani e programmi settoriali al fine di contenere le vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici;

  • il regolare monitoraggio e una valutazione dei progressi compiuti a livello nazionale, settoriale e territoriale.

 

Per far sì che il piano di indirizzo vada in porto, risulta fondamentale praticare azioni di adattamento nel territorio e pianificare azioni adeguate che prevedono la conoscenza dei fenomeni, un contesto organizzativo ottimale e una governance multilivello e multisettoriale. Da questa necessità, emerge il passaggio da una strategia d’insieme a un piano pragmatico come il PNACC.

 

Il documento, infatti, prevede due tipi di metodologie per la definizione di strategie e piani: quelle a livello regionale e quelle a livello locale. In entrambi i casi il piano si propone di condividere progetti e tecnologie con tutti gli stakeholder per avere un quadro completo dei possibili interventi di adattamento.

 

Adattamento ai cambiamenti climatici: la differenza tra strategia e piano

 

Il Piano Nazionale nasce per dare un taglio più operativo rispetto alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC): avere una strategia significa fornire una visione a corto, medio e lungo termine sul tema. In che modo? Riportando lo stato corrente delle conoscenze disponibili riguardo agli impatti, la vulnerabilità e l’adattamento ai cambiamenti climatici; individuando i settori e gli attori d’intervento e delineando le azioni principali da attuare.

 

Il piano d’azione si lega alla strategia, concretizzandola e rendendola operativa attraverso  la costruzione di un’efficace governance, l’utilizzo dei fondi e l’applicazione di un sistema di monitoraggio e valutazione delle azioni intraprese: mentre la Strategia elenca i rischi e gli impatti sui principali settori socio-economici del paese, rimanendo generica sulle iniziative necessarie, il Piano è uno strumento pragmatico che prevede 361 azioni di adattamento, classificate secondo vari criteri come urgenza, tipologia, orizzonte temporale e istituzione competente.

 

In questo modo il Piano permette di lavorare sull’adattamento ai cambiamenti climatici e prevenire le conseguenze di eventuali eventi atmosferici estremi riducendone i rischi e l’intervento post-catastrofe.

Ridurre le emissioni per contrastare il cambiamento climatico: l’impegno di Iren

La crisi climatica rappresenta la più grande sfida che l’umanità è costretta ad affrontare in questo secolo e che necessita di un cambio di passo nelle politiche di mitigazione e di adattamento entro il 2030.

 

Il Gruppo Iren si impegna in modo concreto e, a testimoniarlo, è la classifica climate change 2022 di CDP, organizzazione no-profit indipendente che a livello globale raccoglie, analizza e diffonde dati sulle performance ambientali di imprese, città, stati e regioni: Iren ha ottenuto il rating “A-” per le prestazioni connesse al cambiamento climatico.

Il risultato ottenuto conferma l’impegno continuo del Gruppo Iren con iniziative legate agli asset green, come dimostra la crescita di produzione di energia rinnovabile che nel 2022 ha visto l’avvio di progetti per lo sviluppo di impianti fotovoltaici pari a circa 210 MW di nuova capacità installata.

 

L’attenzione di Iren all’ambiente, dunque, non si ferma alle classifiche: come riportato nel Piano industriale, il Gruppo ha assunto l’impegno di ridurre  del 47% entro il 2030 le emissioni generate per produrre energia e di aumentare l'approvvigionamento annuale di elettricità da fonti rinnovabili per raggiungere il 100% entro il 2030

 

Si tratta di ambiziosi traguardi, la cui validazione scientifica è stata riconosciuta da Science Based Targets:  un’iniziativa a livello globale - nata dalla collaborazione tra CDP, Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC), World Resources Institute (WRI) e World Wide Fund for Nature (WWF) – che verifica l’allineamento degli obiettivi di decarbonizzazione delle imprese con le indicazioni dell’Accordo di Parigi e promuove le migliori pratiche per la definizione e la verifica indipendente di target di mitigazione del cambiamento climatico in linea con gli obiettivi scientifici. Quelle stabilite da Iren, come dimostra Science Based Targets, non sono semplici ambizioni ma obiettivi concreti e, lavorare per tutelare il benessere del Pianeta, è decisamente tra questi.

 

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