Territori

Iren e il biometano - Una delle possibili fonti alternative al gas russo

14 mar 2022

Il modello di crescita economica che ha caratterizzato gli ultimi 150 anni di storia è detto “economia lineare”, basata sull’estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione di scarto una volta raggiunta la fine della vita del prodotto. Economisti di fama mondiale come Gunter Pauli, a cui si deve lo sviluppo dei principi della Blue Economy e pensatori illustri come l’architetto Walter Stahel, il fisico Armory Lovins, i designer William McDonough e Michael Braungart, l'economista Nicholas Georgescu-Roegen, hanno contribuito a sviluppare linee di azioni per fermare lo spreco di materia, l’inquinamento da fonti fossili, promuovendo la produzione efficiente, il riciclo, le energie e fonti rinnovabili. Il risultato è confluito nel concetto di economia circolare, ovvero un modello di economia che innanzitutto riutilizza lo scarto di un processo in un altro processo e quindi ottiene di più con ciò che abbiamo a disposizione; quindi riduce ed elimina lo scarto, differenzia le fonti di approvvigionamento di materia e fa vivere più a lungo, massimizzandone il valore d’uso, i prodotti di consumo. L'economia circolare è "un’economia pensata per potersi rigenerare da sola", ovvero utilizzare senza sprechi tutto il potenziale contenuto nella materia, e, al termine, chiudere il cerchio con la natura restituendo alla terra quello che le è stato tolto. 

Seguendo le indicazioni previste dai piani regionali di gestione dei rifiuti, si è sempre più sviluppata nelle abitazioni degli italiani la raccolta differenziata dei rifiuti organici domestici: scarti di cibo, di verdura, frutta, gusci d'uovo, residui dalle preparazioni alimentari, bucce, torsoli e altri residui organici vengono raccolti nei contenitori per il sottolavello e convogliati nei circuiti della raccolta differenziata che i comuni hanno o stanno organizzando. I rifiuti organici, d’altronde, costituiscono oltre il 40% del rifiuto urbano: si tratta di residui vegetali di frutta, verdura, avanzi della preparazione dei cibi, scarti alimentari che i cittadini conferiscono nella raccolta differenziata dell’organico, sottraendo allo smaltimento materia putrescibile che diventa invece una importante risorsa. Nel 2017, in Italia, sono stati raccolti 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti organici (umido, verde e altre matrici), in aumento dell’1,6% rispetto al 2016.  Nel 2018 lo scarto organico ha rappresentato il 41,2% dei rifiuti urbani che sono entrati nel circuito della raccolta differenziata, dati che sono stati confermati dall'ultimo rapporto ISPRA riferito al 2020 quando, nonostante la pandemia, la frazione organica raccolta in forma differenziata in Italia si è attestata attorno al 40% confermandosi così, ancora una volta, la più importante sul totale della differenziata urbana. 

 

Le ultime sollecitazioni del premier Mario Draghi al Parlamento hanno messo sotto gli occhi di tutti l’estrema dipendenza dell’Italia nell’approvvigionamento di gas e conseguentemente di energia. Per ora le scorte ci sono, ma i problemi potrebbero nascere il prossimo inverno, con seri rischi che il sistema industriale italiano vada verso il razionamento. In uno scenario del genere lo sviluppo del biometano è una delle alternative possibili, che IREN ha inserito nel piano industriale @2030 e sta perseguendo con lo sviluppo di impianti sul territorio, in grado di risolvere sia il problema dello smaltimento della frazione organica dei rifiuti, sia di contribuire ad alleviare la dipendenza dal gas russo, che oggi copre oltre il 40% del fabbisogno nazionale. 

 

Che cosa è il BIOMETANO? È la replica accelerata di quanto accade naturalmente in natura, quando la materia organica viene intrappolata in condizioni di assenza di ossigeno e viene trasformata in metano fossile. In un impianto per la produzione di biometano, del tutto analogo, viene replicata la digestione anaerobica dei rifiuti per la quale, in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in Biogas, costituito principalmente da metano e anidride carbonica. La percentuale di metano varia a seconda del tipo di sostanza organica digerita e delle condizioni di processo da un minimo del 50% fino all'80% circa. Affinchè il processo abbia luogo è necessaria l'azione di diversi gruppi di microrganismi in grado di trasformare la sostanza organica in composti intermedi, principalmente acido acetico, anidride carbonica ed idrogeno, utilizzabili dai microrganismi metanigeni che concludono il processo producendo il metano. I "batteri metanigeni" sono presenti in modo diffuso nell’ambiente naturale, specie negli stagni e in generale nei luoghi acquitrinosi. Grazie a loro, la materia organica complessa viene convertita in metano e anidride carbonica e quindi porta alla produzione finale di una fonte rinnovabile di energia sottoforma di un gas combustibile ad elevato potere calorifico. 

 

La digestione anaerobica è una delle migliori tecnologie per il trattamento e la stabilizzazione di rifiuti organici, con il beneficio aggiuntivo della produzione di energia rinnovabile, il Biogas. Nel corso degli ultimi anni gli impianti stanno crescendo esponenzialmente in tutta Europa: la mappa del biometano mostra, infatti, che sono circa 300 le nuove unità che hanno iniziato le operazioni nell’ultimo anno e mezzo. Oggi l’Europa conta circa 20.000 unità in funzione (impianti di biogas e biometano) con il 40% in più di impianti di biometano rispetto alla rilevazione precedente del 2020. Il biometano sostenibile può arrivare a coprire fino al 30-40% del consumo di gas dell’UE previsto per il 2050, con una produzione stimata di almeno 1.000 TWh. (fonte EBA - European Biogas Association, GIE – Gas Infrastructure Europe)

 

IREN ha attualmente 2 biodigestori in esercizio (Cairo Montenotte e Santhià, attualmente oggetto di ampliamento) e 1 in costruzione (Gavassa). Per tutti è prevista la produzione di biometano, associato alla produzione di compost di qualità derivante dalla digestione aerobica di ciò che residua dal processo, assieme a sfalci e potature della raccolta differenziata del verde. 

 

Lo scorso ottobre 2021, Iren ha raddoppiato l’impianto di trattamento dei rifiuti organici di Cairo Montenotte (Savona) con un investimento complessivo di 16,6 milioni di euro portando l’impianto a una capacità di trattamento da 45mila a 80mila tonnellate/anno, di cui 60.000 t/anno di Frazione Organica dei Rifiuti (FORSU) e 20.000 t/anno di verde (sfalci e potature). Attraverso il trattamento della frazione organica dei rifiuti (FORSU) mediante il processo di digestione anaerobica, il biodigestore è in grado di produrre annualmente 6 milioni di metri cubi di biometano da immettere nella rete Snam, mentre tramite un processo di digestione aerobica il materiale organico viene trasformato in compost di alta qualità destinato a diversi tipi di culture e aziende agricole. La produzione annua di compost è di 10.000 tonnellate (un quantitativo utile a fertilizzare circa 500 ettari di terreno), che vengono consegnate a diverse aziende agricole in Liguria e Piemonte.

 

A Reggio Emilia, nella frazione di Gavassa, IREN sta costruendo un biodigestore la cui entrata in funzione è prevista entro fine 2022. Ogni anno 100.000 tonnellate di rifiuti organici raccolti localmente verranno convogliati all’impianto assieme a 67.000 tonnellate di frazione verde, costituita da sfalci e potature. Dalla fermentazione anaerobica si produrranno 9 milioni di metricubi di biometano che verrà immesso in rete e 10.000 tonnellate di anidride carbonica liquida food grade per usi industriali, mentre dalla ossidazione aerobica si ricaveranno ogni anno 53.000 tonnellate di compost di qualità da utilizzare in agricoltura. La quantità di biometano prodotta dall’impianto sarà sufficiente a riscaldare, in un anno, 4600 famiglie oppure ad alimentare 7.600 vetture con una percorrenza media di 15 mila Km all’anno. Inoltre, si eviteranno circa 14 mila tonnellate all’anno di emissione di anidride carbonica in atmosfera, costituendo il biometano una fonte energetica completamente rinnovabile.

 

IREN sta ampliando anche il biodigestore di Santhià (Vercelli) che produrrà altri 6 milioni di cubi di biometano da immettere nella rete Snam: il termine dei lavori, in questo caso, è previsto per la metà del 2022.  Per quanto riguarda le società controllate o partecipate da IREN, è in esercizio il biodigestore di Asti (di proprietà Gaia SpA, partecipata da IREN) recentemente ristrutturato, che produce annualmente 6 milioni di metri cubi di biometano ed ha triplicato la produzione di compost raggiungendo le 18.000 tonnellate all'anno. Sono inoltre già stati autorizzati i biodigestori in provincia di Grosseto (società Futura) e di Siena (società Siena Ambiente).

 

La produzione di biometano è una delle fonti di energia rinnovabile che potrebbe cambiare le sorti del futuro energetico del nostro Paese con enormi benefici sia in termini ambientali che economici. Il biometano, in tutto e per tutto uguale al metano di origine fossile, è utilizzabile tanto a livello industriale quanto per uso domestico e consente di ridurre le importazioni a vantaggio dell'economia nazionale. IREN sta lavorando per questo e il piano industriale @2030, il cui impianto strategico ha tra le sue basi la transizione ecologica, prevede 2,5 miliardi di euro di investimenti nell’Energia per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, solare ed eolico ed altri 2,5 miliardi di euro di investimenti nell'Ambiente con un importante sviluppo delle filiere, tra cui la capacità di trattamento e riciclo dei rifiuti. Il mondo dell'energia è cambiato, ed IREN è pronta a raccogliere la sfida. (am)