Le nostre attività

Iren fornisce acqua potabile a oltre 2,9 milioni di persone nelle province di Genova, Savona, La Spezia, Parma, Piacenza e Reggio Emilia e in 265 comuni italiani, con una grande attenzione al controllo, alla qualità e al territorio.

Attraverso una rete di acquedotto di circa 23.360 chilometri, Iren distribuisce ogni anno approssimativamente 187 milioni di metri cubi di acqua proveniente da fonti di approvvigionamento eterogenee (invasi, sorgenti, corsi d’acqua superficiali, falda), in grado di garantire continuità dell’erogazione e qualità della risorsa idrica.

I requisiti di qualità delle acque vengono costantemente monitorati attraverso dei controlli analitici, effettuati nei laboratori del Gruppo Iren, che eseguono campionamenti presso le fonti di captazione, gli impianti di trattamento, le centrali idriche e presso i punti significativi ubicati lungo la rete di distribuzione.

Controllo, qualità
e territorio

Il Gruppo Iren gestisce quattro laboratori di analisi che oltre ad effettuare più di un milione di analisi all’anno per garantire un efficiente e controllato servizio ai cittadini (640.000 analisi solo sulle acque potabili), promuovono anche numerose iniziative culturali e di ricerca scientifica nel settore delle risorse idriche.

3 milioni

di persone

265

comuni serviti

23.360 km

rete di acquedotto

187 milioni

m3 di acqua

Fonti di approvigionamento

Iren riesce a garantire l'erogazione continuata dell'acqua grazie all'utilizzo di fonti di approvvigionamento di diverso tipo: falde sotterranee, torrenti e fiumi, laghi artificiali. L'utilizzo di fonti diversificate permette, ad esempio, di far fronte a periodi di grande siccità. 

Invasi

Considerato un'opera di stoccaggio dell'acqua, l'invaso rappresenta una delle principali fonti di approvvigionamento in Liguria. Questi bacini consentono di accumulare riserve consistenti durante la stagione invernale e di usufruirne durante la stagione secca.

Sorgenti

L'acqua che affiora spontaneamente dalla superficie del terreno viene spesso sfruttuta perché meno esposta a fonti di contaminazione derivanti dall’attività umana. Le sorgenti utilizzate da Iren sono numerose, fra le più importanti le Gallerie filtranti di Marano.

Corsi d’acqua e pozzi

Iren capta ingenti quantitativi di risorsa idrica dai vari corsi d’acqua presenti sul territorio di competenza. L'approvvigionamento di acqua è integrato da numerosi pozzi che, soprattutto nella stagione invernale, consentono di risparmiare l’acqua degli invasi.

Potabilizzazione

Non tutte le acque dolci presenti in natura possono essere utilizzate direttamente per l’alimentazione. L’acqua è potabile quando: ha un odore e un sapore gradevole, è microbiologicamente pura e non contiene sostanze chimiche oltre i limiti di legge.

La potabilizzazione è l’insieme dei procedimenti volti a rendere l’acqua idonea al consumo e può richiedere trattamenti più o meno complessi a seconda della fonte di approvvigionamento. Le acque superficiali, in generale, hanno bisogno di trattamenti più complessi rispetto alle acque sotterranee, per le quali è in molti casi sufficiente la semplice disinfezione. Iren gestisce diversi impianti di potabilizzazione, di dimensioni diverse, dal grande impianto al semplice cloratore, a seconda delle specifiche caratteristiche dei territori serviti.

 

Acqua fredda

Isoverde

Mignanego

Parma

Prato

Acqua fredda

Le acque raccolte nell’invaso di Val Noci, vengono trattate nei filtri di Acquafredda.

 

L’impianto di potabilizzazione, con una portata massima di 35.000 mc./giorno, consiste in:

 

  • un impianto SATA con capacità di trattamento pari a 150 l/s;
  • un impianto CHABAL con capacità di trattamento pari a 250 l/s.

Isoverde

Le acque captate dal complesso dei laghi del Gorzente, una volta utilizzate dalla centrale elettrica di Isoverde, vengono incanalate verso l'impianto di potabilizzazione, dove dopo la potabilizzazione, vengono distribuite all'utenza.

 

Il trattamento delle acque all'interno dell'impianto consiste in:

 

  • preclorazione;

  • chiariflocculazione;

  • filtrazione con filtri a sabbia;

  • clorazione finale.

Mignanego

L'impianto di potabilizzazione di Mignanego, in grado di trattare circa 1.000 litri al secondo di acqua, è costituito da due chiarificatori (vasche circolari da 30 m di diametro), da cinque filtri a sabbia e da un edificio su due piani che ospita ai piani terreno ed interrato i macchinari accessori dell'impianto, il magazzino, un'officina ed i serbatoi di alcuni reagenti e al primo piano la sala comando, gli uffici, il laboratorio chimico e i locali di servizio per il personale.

 

Dopo la linea di trattamento dell'acqua c'è la fase di trattamento fanghi per le acque di lavaggio filtri e di scarico dai chiarificatori, costituita da due addensatori (vasche circolari da 8 m di diametro) e da due filtropresse a piastre, alloggiati in una palazzina da circa 160 mq; il fango viene condizionato con dosaggio di polielettrolita; il fango essiccato viene smaltito in idonee discariche.

Parma

Il territorio parmense, per la sua natura e per le peculiarità degli insediamenti, è caratterizzato, in alcune zone, da un'alta concentrazione di nitrati negli acquiferi. La presenza nei corpi idrici dei nitrati è attualmente oggetto di studio da parte di diversi Enti, per comprenderne l'origine, i meccanismi di accumulo e di propagazione, per proporre gli interventi necessari alla loro riduzione. 


Vista la complessità delle problematiche, di non semplice ed immediata soluzione, a Parma è stato realizzato un impianto di denitrificazione atto a ridurre la presenza di nitrati nell'acqua erogata dalla centrale di Marore. L'impianto, il più grande d'Italia nel suo genere, utilizza la tecnica dell'osmosi inversa; tale processo si basa su membrane che sono permeabili all'acqua ma trattengono i sali in essa contenuti, tra cui anche i nitrati. 


Le prestazioni principali dell'impianto, suddiviso su due linee per motivi di affidabilità complessiva, sono le seguenti: 

 

  • portata acqua prodotta 180 m 3/h
  • tenore di nitrati in ingresso 60 mg/l
  • tenore di nitrati nell'acqua prodotta <7 mg/l
  • recupero dell'acqua min. 75%

 

Ogni linea risulta così costituita: 
 

  • gruppo di pressurizzazione
  • gruppo di filtrazione a cartuccia
  • debatterizzatore a raggi U.V.
  • gruppo membrane ad osmosi inversa (a bassa pressione, con limitato consumo di energia elettrica)
  • gruppo dosaggio antincrostante
  • gruppo dosaggio Hcl
  • sistema di lavaggio membrane in comune alle due linee


L'impianto è completamente strumentato per il funzionamento in automatico senza alcun presidio, tramite PLC installato sul quadro elettrico di comando: i segnali principali sono inoltre supervisionabili sia nella Centrale di Marore che presso il sistema di Telecontrollo aziendale. 

Prato

Questo impianto, parte terminale dell'Acquedotto del Brugneto, è costituito da una zona di quattro grandi unità di decantazione all'aperto e da una serie di dodici vasche al coperto per la filtrazione rapida a sabbia, per finire con il comparto di sterilizzazione mediante biossido di cloro o ipoclorito di sodio.

 

L'impianto ha una portata massima di 1.800 l/s pari a 155.000 mc./giorno. Esiste anche, in loco, l'impianto "Civico", che tratta prevalentemente l'acqua del torrente Bisagno, che ha una potenzialità massima di circa 400 l/s .

Gestione della rete

L'acqua proveniente dalle diverse fonti di approvvigionamento viene fornita agli utenti per mezzo di una complessa rete di distribuzione, costituita da condotte di vario diametro e materiali. Un sistema di telecontrollo dotato di apparecchiature all'avanguardia consente di individuare, in tempo reale, le perdite di rete e conseguire il massimo recupero di quantitativi d'acqua riducendo, a valori fisiologici, l'entità totale delle perdite di rete. Le squadre d'intervento operano 24 ore su 24 per isolare i guasti e predisporre le opportune riparazioni. L'efficienza e la continuità del servizio è garantita dalla sinergia esistente tra un personale qualificato e le dotazioni tecnologiche.

Centrale di Reggio Est

La centrale idrica di Reggio Est raccoglie in sé molteplici funzioni connesse alla corretta conduzione di un importante e complesso sistema acquedottistico. Dei 10.000 metri cubi di capacità di stoccaggio e compenso, 8.000 sono suddivisi in tre vasche uguali seminterrate e 2.000 nel serbatoio pensile con quota di sfioro, a oltre 50 metri sul piano di campagna. La portata è attualmente gestibile in 600 litri/secondo (potenziabile fino a 800 litri/secondo), attraverso un sistema di sollevamento costituito attualmente da sei pompe per 100 litri/secondo ciascuna e prevalenza 55 metri.

 

Attualmente l'acquedotto di Reggio Emilia è alimentato, per la maggior parte, da acqua prelevata nel campo pozzi di Quercioli, nella conoide del fiume Enza, situato nella fascia pedecollinare a sud-ovest della città, e adottata alla centrale di via Gorizia che riveste dunque funzione di serbatoio d'origine della rete. Dal giugno 2002 è entrato in funzione il nuovo campo pozzi di S.Ilario-Gazzaro ad integrazione della risorsa proveniente da Quercioli a cui è interconesso. La capacità di stoccaggio e compenso dell'acquedotto di Reggio Emilia passa dagli attuali 11.000 metri cubi nelle vasche di via Gorizia a 21.000 metri cubi, pari a circa la metà del consumo medio giornaliero della città.

 

La centrale idrica non è presidiata ed è completamente automatica. La sua gestione è affidata ad un sistema computerizzato locale che analizza i parametri funzionali della centrale e della rete cittadina, comandando le apparecchiature, per cedere o prelevare l'acqua dalla rete, in modo che resti invariata la pressione dell'utenza. Inoltre, a fronte di qualsiasi evento imprevisto, la gestione può avvenire completamente dalla Sala Teleoperativa della sede di Reggio Emilia, che normalmente controlla tutti i parametri funzionali.

La Centrale idrica, progettata dagli Architetti Bertani e Vezzali di Reggio Emilia, ha meritato la menzione d'onore del Premio Medaglia d'Oro all' Architettura italiana della Triennale di Milano 2003.